Intervista a Pippo Ciorra, senior curator del Museo Maxxi di Roma

Pippo Ciorra: "I giornali parlano volentieri di Piano e Fuksas ma odiano parlare di architettura"

di Paola Pierotti | pubblicato: 19/04/2014
"L’informazione oggi è un collage molto complesso, che mette insieme viaggi, veloci passaggi su internet e su alcuni social network (molto più twitter che l’odiato facebook) con soste molto più prolungate su periodici stranieri non commerciali, in grado di soffermarsi con pazienza e attitudine alla ricerca su questioni teoriche e di portata culturale più ampia"
Pippo Ciorra
Pippo Ciorra:
"L’informazione oggi è un collage molto complesso, che mette insieme viaggi, veloci passaggi su internet e su alcuni social network (molto più twitter che l’odiato facebook) con soste molto più prolungate su periodici stranieri non commerciali, in grado di soffermarsi con pazienza e attitudine alla ricerca su questioni teoriche e di portata culturale più ampia"
Pippo Ciorra

Cosa vogliono leggere gli architetti? Cosa gli architetti vogliono far sapere a potenziali clienti?
PC Mah, non credo che gli architetti si possano lamentare della Comunicazione in Italia negli ultimi vent’anni. Anzi direi che c’è stata più comunicazione che architettura e che semmai sono i comunicatori a doversi lamentare per aver avuto troppo poca (buona) architettura da comunicare. In genere gli architetti sono ancora sintonizzati sulle esigenze di un mondo oggi quasi completamente scomparso: pensano che i loro interlocutori siano gli amministratori pubblici e quindi il loro sogno è l’articolo sul quotidiano (locale o nazionale che sia). E’ un universo in estinzione.
Gli architetti più avveduti hanno abbandonato questo campo di battaglia e cercano nuove forme di comunicazione ma ancora più spesso fanno comunicazione essi stessi (modello Rem Koolhaas?). Tendenzialmente non distinguono più tra il loro lavoro di architetti e quello di comunicatori della propria architettura. Quindi chi vuole fare comunicazione di architettura oggi – oltre a sperare che finalmente gli architetti italiani si diano una mossa – deve offrire ai progettisti qualcosa di più simile a un’interfaccia per produrre comunicazione che non un mezzo di comunicazione fatto e compiuto, seppur con supporti e modalità aggiornate e “innovative”.

Lo stato di salute della comunicazione/editoria di settore in Italia? La tua rivista/giornale preferito?
Non so, non mi sembra che riviste e “giornali” di architettura godano buona salute oggi in Italia. In fondo per me, che faccio un lavoro che si può anch’esso definire “di comunicazione”, sono ormai più concorrenti un po’ in affanno che fonti di informazione.
In molte situazioni i musei e le istituzioni espositive hanno preso il posto delle riviste. Per quel che mi riguarda personalmente l’informazione oggi è un collage molto più complesso, che mette insieme viaggi, veloci passaggi su internet e su alcuni social network (molto più twitter che l’odiato facebook) con soste molto più prolungate su periodici stranieri “non commerciali”, in grado di soffermarsi con pazienza e attitudine alla ricerca su questioni teoriche e di portata culturale più ampia.
Non sono molto interessato allo stato di forma delle riviste nazionali: seppure “a distanza” rimango affezionato a “Casabella” per motivi di biografia personale e penso che tutto sommato la sua immutabile identità sia oggi più efficace dell’instabilità dei suoi concorrenti; non comprendo le scelte che da un po’ di anni a questa parte sono state fatte per le altre testate storiche, finendo per tagliare completamente il loro legame con il tessuto professionale nazionale e per portarle sull’orlo (o oltre l’orlo nel caso di Abitare) del decesso.

Cosa non va nella comunicazione di architettura/ingegneria/design oggi?
Fino a qualche anno fa la comunicazione non specialistica di architettura non esisteva. Gli architetti se ne fregavano allegramente perché la loro strada per arrivare agli incarichi passava altrove: in particolare altri specialisti (architetti, critici, storici) e politici.
Poi, dopo il collasso della politica gli architetti hanno cominciato a chiedere a gran voce l’attenzione dei media. Che puntualmente è arrivata, ma che ha trovato poco da comunicare, se non velleitarismi e buona qualità professionale (che non fa granché notizia). Non trovando buoni argomenti da raccontare i media nazionali hanno fatto quello che sanno fare meglio: concentrarsi sui personaggi e non sugli argomenti: i giornali in Italia parlano molto volentieri di architetti (cioè Renzo Piano e Massimiliano Fuksas) ma odiano parlare di architettura. Su questo bisogna provare a lavorare, senza garanzie di successo.
Per quel che riguarda il “mezzo” rimando a quanto ho detto prima: gli architetti più avanzati non cercano più spazio sui media tradizionali, ma cercano interfacce, che possono trovarsi sulla rete, su media alternativi, nei musei, ma che comunque devono essere disponibili a progettare la comunicazione insieme a loro. Per quel che riguarda quello che manca specificamente a me nel mondo della comunicazione architettonica è uno spazio e delle persone in grado di fare della critica vera, analizzare cioè qualità e obiettivi di un progetto alla luce di una conoscenza profonda delle questioni culturali e architettoniche e di un livello di informazione e aggiornamento non provinciale. Quello che troviamo insomma con assoluta naturalezza sui grandi quotidiani internazionali e che non troviamo affatto da noi.

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