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Rigenerazione beni della Difesa: valorizzazione, business e riuso attento al contesto

di Francesco Fantera | pubblicato: 12/06/2019
«Ad oggi abbiamo 4.500 immobili, di cui circa 1.500 di scarso valore. Dai primi anni 2000 il numero è sceso di circa 2mila unità, sintomo della volontà di contenere i costi e ottenere fondi utili all’aggiornamento delle nostre strutture»
Giancarlo Gambardella
Rigenerazione beni della Difesa: valorizzazione, business e riuso attento al contesto
«Ad oggi abbiamo 4.500 immobili, di cui circa 1.500 di scarso valore. Dai primi anni 2000 il numero è sceso di circa 2mila unità, sintomo della volontà di contenere i costi e ottenere fondi utili all’aggiornamento delle nostre strutture»
Giancarlo Gambardella

«La città, al pari di un organismo, va mantenuta. Per farlo serve che le forze sane del Paese facciano rete con l’obiettivo di migliorare il costruito e renderlo contemporaneo». A sottolinearlo Luca Ribichini, Presidente della Commissione Cultura della Casa dell’Architettura (OAR), in apertura del convegno organizzato dall’Ordine degli Architetti di Roma presso la Link Campus University di Roma. Al centro del dibattito un tema attuale, come è quello della rigenerazione, declinato però su un assunto specifico: il riuso dei beni dismessi della Difesa.

In Italia, come nel resto dei Paesi europei, ci sono decine di questi microcosmi tanto centrali quanto isolati dal contesto circostante. Si tratta per lo più di caserme, aeroporti, idroscali, depositi, e officine, spesso in condizioni di degrado quando non proprio di abbandono. Anche in seguito alla crisi che ha ridotto ulteriormente i finanziamenti pubblici, si è palesato come la vendita o l’affidamento in gestione di queste strutture potesse essere un modo efficace per ottenere liquidità da reinvestire nell’ammodernamento dell’apparato amministrativo, forze armate in primis.

«La razionalizzazione e valorizzazione del nostro patrimonio – ha raccontato Giancarlo Gambardella, a capo della task force istituita dalla Difesa per intervenire sui propri beni dismessi – è una necessità che scaturisce in particolare dalla continua decrescita del numero di addetti delle forze armate. Ad oggi abbiamo 4.500 immobili, di cui circa 1.500 di scarso valore. Dai primi anni 2000 il numero è sceso di circa 2mila unità, sintomo anche della volontà di contenere gli oneri di esercizio ed ottenere fondi utili all’aggiornamento delle nostre strutture. Lo strumento principale per realizzare queste operazioni di vendita è la firma di un protocollo d’intesa con enti locali e Agenzia del Demanio. È in questo modo, ad esempio, che abbiamo stretto un accordo con la Provincia di Bolzano dal valore di 430 milioni di euro comprese transazioni, lavori e investimenti. Da sottolineare come stiamo lavorando in sinergia con il Mibac. Un caso concreto che aiuta a capire è quello del Forte San Felice che si trova nella laguna veneta, a Chioggia. Un gioco di squadra fra enti, comitati locali e ministeri, ci ha portato alla firma di un protocollo. Nonostante questo – ha evidenziato Gambardella – eravamo consci di come nessuno dei firmatari avesse la forza economica di affrontare la riqualificazione in maniera definitiva. Per questo il Comune, dopo aver disposto una variante urbanistica al fine di aprire alla possibilità di fare business, ha individuato un privato da coinvolgere nel progetto».

Nel 2011, la mole e l’importanza del lavoro per la vendita dei beni ha spinto il Ministero della Difesa a dar vita ad una società di diritto privato, la Difesa Servizi, allo scopo di reperire risorse aggiuntive per le forze armate. «Alla base della nostra attività ci sono due concetti chiave: gioco di squadra e visione» ha spiegato Luca Andreoli, membro del Cda della società. «Il teamwork è inteso sia interno al nostro staff che con altri attori esterni. La vision nasce invece da una presa di coscienza del mondo militare che ha ravvisato la necessità di intervenire direttamente sulla possibilità di dare nuova vita a questi immobili, perseguendo al tempo stesso obiettivi di natura economica. Altro concetto fondamentale che guida il nostro operato è quello del “dual use”, ovvero dare in concessione un volume non più utile alla difesa del territorio trattenendo però l’utilizzo di una sua porzione. Un esempio calzante viene dai fari che sono gestiti dalla Marina. Nel 2016 siamo stati coinvolti direttamente dal Demanio in un’iniziativa di dismissione che ha portato i locali adiacenti a 20 fari ad essere dati in concessione a privati. Non bisogna dimenticare che ci occupiamo anche di rigenerazione di beni ancora utili, in particolare sotto il profilo energetico. Lato energie rinnovabili gestiamo un parco fotovoltaico a terra di 700 ha e di oltre 200 ha sui tetti delle caserme».

E come si stanno muovendo i nostri partner europei nell’ambito della cessione dei lotti non più utili all’attività militare? «Nella quasi totalità dei casi – ha sottolineato Cristina Natoli della Soprintendenza per la città metropolitana di Torino – sono stati costituiti dei fondi immobiliari che godono di agevolazioni orientate all’acquisto di beni statali. I processi, inoltre, si caratterizzano per un alto livello di sinergia fra enti locali, ministeri interessati e residenti delle aree limitrofe a quelle interessate dalle dismissioni. A Saint Nazaire, nel nord della Francia, è stata realizzata un’operazione di rigenerazione che ha restituito alla cittadinanza una porzione del waterfront, in particolare la vecchia base dei sottomarini costruita dai tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale. Una sorta di grande piattaforma di cemento dal grande impatto visivo e fisico. Nel 2010 è stata sottoposta a tutela ed è stato avviato un progetto di illuminazione esterna finalizzato a valorizzare l’architettura stessa della struttura. Allo stesso tempo al suo interno è stato inserito un museo legato all’edificio e alla sua storia. Caso per certi versi analogo – ha riportato la Natoli – è quello di Portsmouth, sede di una delle più grandi basi navali della Marina britannica. La sua riqualificazione ha trasformato il waterfront cittadino con l’inserimento di elementi contemporanei e spazi dedicati alla cultura. Fattore importante in tutte le operazioni di questo genere, quello di mantenere il significato dei luoghi».

In copertina l'ingresso del Forte San Felice di Chioggia

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Tag: città; commerciale; cultura; spazi pubblici
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