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Quale domani dopo il virus. Con la partecipazione si scommette sulla ripresa post-Covid

di Chiara Brivio | pubblicato: 17/04/2020
Ma sono le piattaforme partecipative open source quelle che più hanno riscosso successo, forse proprio grazie alla loro stessa natura “aperta”, che mirano al coinvolgimento e al contributo dei singoli e dei loro expertise nelle loro iniziative.
Quale domani dopo il virus. Con la partecipazione si scommette sulla ripresa post-Covid
Ma sono le piattaforme partecipative open source quelle che più hanno riscosso successo, forse proprio grazie alla loro stessa natura “aperta”, che mirano al coinvolgimento e al contributo dei singoli e dei loro expertise nelle loro iniziative.

Nell’incertezza delle riaperture delle attività produttive, dei cantieri, delle scuole, e di un graduale ma lento ritorno alla vita normale, il desiderio di “scendere in campo” e fornire il proprio contributo alla ripresa dell’Italia post-Covid19 sembra essere una caratteristica della “fase 2” dell’emergenza. Da “Donne per un nuovo Rinascimento”, la task force tutta la femminile messa in campo dalla ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia Elena Bonetti, ai vari appelli lanciati da associazioni culturali, realtà del terzo settore e ONG affinché per il rilancio si riparta dall’ambiente – tra i firmatari Greenpeace, Italia Nostra, WWF, Legambiente – sono state numerose le istanze, le lettere, le iniziative che in questi giorni sono state indirizzate alle istituzioni per la ripresa il nostro paese. Ma non solo. Ecco alcune di queste proposte.

Architettura e design. Dal settore forse più chiamato in causa negli ultimi giorni per dover ripensare spazi pubblici e privati sono giunti diversi contributi e riflessioni sul tema dell’“architettare il futuro”. Ci sono concorsi per giovani architetti per costruire le case del domani, come quello lanciato da Archistart; studi di architettura già consolidati sono scesi in campo per sviluppare prototipi di unità sanitarie prefabbricate per la terapia intensiva, che potranno essere utili anche in un contesto “normale”, come nel caso della partnership Carlo Ratti-Italo Rota; designers e aziende, per esempio New Balance, stanno realizzando prototipi di mascherine – colorate, griffate, lavabili – per il post-pandemia, quando è plausibile che diventeranno un oggetto di uso quotidiano.

Libri. Neppure le case editrici sono state a guardare, sfornando una serie di instant book dedicati al virus nel corso di poche settimane, tra i quali ricordiamo Nel contagio del fisico e scrittore Paolo Giordano e Virus, la grande sfida del (forse) più famoso virologo italiano, Roberto Burioni. Guarda invece al futuro Back to the future, un volume gratuito curato dal team di Be Unsocial che raccoglie “44 idee sulla nuova normalità” con proposte di comunicatori, scrittori, intellettuali.

Tecnologia. I giganti della tecnologia non si sono tirati indietro: Apple e Google hanno infatti unito le forze e rilasceranno, a partire da maggio e per i prossimi mesi, una soluzione integrata in grado di aiutare le autorità sanitarie a contenere il contagio attraverso il tracciamento dei contatti (contact tracing) a partire dalla tecnologia Bluetooth.

Ma sono le piattaforme partecipative open source quelle che più hanno riscosso successo, forse proprio grazie alla loro stessa natura “aperta”, che mirano al coinvolgimento e al contributo dei singoli e dei loro expertise nelle loro iniziative. Uno di questi casi è Reopen Italy, il nuovo “Piano d’azione” promosso da Corrado Passera per la ripresa dell’Italia, «un’agenda» ambiziosa che per la sua complessità richiederà anche contributi internazionali. Sulla stessa linea, ma di stampo diverso, è la piattaforma Riavvia Italia, nata dalla collaborazione tra Massimo Di Leo, Gaia Riposati e Carlo Infante, già ideatore di Urban Experience, che vuole raccogliere «idee per il riavvio del paese» in vari ambiti, dal sociale al digitale all’educativo. E in pochi giorni la piattaforma si è già popolata di diverse segnalazioni di progetti che spaziano dal design thinking alla rinascita digitale. Tra queste anche D.O.P.O. - Design Oriented Postpamdemic Opportunities, un’altra iniziativa partecipativa open source nata da un’idea di Flavia Brenci, Maurizio Carta Mosè Ricci. Anche in questo caso la forza del concept risiede nella diversità dei contenuti e nella multidisciplinarietà, con lo scopo ultimo di proporre delle soluzioni, soprattutto nel comparto delle costruzioni, che coinvolgeranno strutture sanitarie, edilizia privata e spazi pubblici. Fabbricare Fiducia è invece il progetto di Andrea Bartoli, già fondatore del Farm Cultural Park a Favara, in Sicilia, dove ha coinvolto «100 amici visionari» per riflettere e immaginare il futuro dell'Italia post-Covid.

Nell’ambito della tecnologia applicata alla sanità è invece online la piattaforma TechForCare, nata dalla collaborazione tra I-RIM, l’Istituto per la Robotica e le macchine intelligenti e Maker Faire Rome – The European Edition. Anch’essa open source, vuole mettere in contatto esperti di nuove tecnologie e personale sanitario per aiutare in tempi brevi, con soluzioni e progetti innovativi, chi è oggi in prima linea contro la pandemia.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Tag: salute; spazi pubblici; tecnologia
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