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Il report di Symbola, Bonifiche Ferraresi e Coldiretti racconta lo stato di salute del patrimonio italiano

Next Generation Eu. Perché fare squadra per gestire in modo sostenibile boschi e foreste

di Francesco Fantera | pubblicato: 17/12/2020
«Il 40% del piano Next Generation UE è destinato alla transizione verde. Non si tratta di una scelta di buoni sentimenti, ma di competitività, autonomia e voglia di futuro»
Vincenzo Amendola
Next Generation Eu. Perché fare squadra per gestire in modo sostenibile boschi e foreste
«Il 40% del piano Next Generation UE è destinato alla transizione verde. Non si tratta di una scelta di buoni sentimenti, ma di competitività, autonomia e voglia di futuro»
Vincenzo Amendola

Parlare di boschi e foreste significa occuparsi delle implicazioni che riguardano il comparto alimentare, quello dell’edilizia, dell’arredo, della salute, del valore immobiliare delle città e dei territori, e ancora dell’agricoltura, del paesaggio. Le foreste sono state portate sotto i riflettori in Italia con il grande evento promosso a Mantova nel 2018, con il primo forum mondiale sulle Foreste Urbane promosso dalla Fao. Da Forestami nel capoluogo lombardo a Prato con Urban Jungle, fino a Taranto, i progetti si moltiplicano. Quest’anno le città di Mantova, Milano e Torino si sono guadagnate il titolo di “Tree City” assegnato da FAO e Arbor Day Foundation nell’ambito del programma Tree Cities of the World. Ma come possono foreste e i boschi possono diventare un tema per incentivare l’economia verde? Come possono essere protagoniste nei progetti del Next Generation Eu.

Si è discusso del tema nell’ambito della presentazione della ricerca “I territori e lo sviluppo sostenibile” pubblicata dall’Asvis, con chiaro riferimento ai 17 obiettivi contenuti nell’Agenda 2030 dell’ONU e le declinazioni nei territori. Sul tema delle imprese green e dei green jobs si è cimentato il rapporto GreenItaly 2020, pubblicato dalla Fondazione Symbola lo scorso ottobre, con un’ampia raccolta delle best practice. Sul tema specifico della forestazione, della gestione sostenibile del patrimonio agro-forestale la Fondazione Symbola, ha fatto squadra con Coldiretti e Bonifiche Ferraresi, chiamando al tavolo della discussione partner, ricercatori e stakeholder.

«Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza può avere nei boschi e nelle foreste uno dei suoi punti di forza a partire da un’alleanza tra pubblico, privato, comunità e cittadini» ha ricordato Ermete Realacci, presidente di Symbola, durante la presentazione del report sui boschi e le foreste. «Gli alberi riducono una parte delle emissioni di CO2, danno più qualità e abbattono l’inquinamento nelle città, possono rafforzare la filiera del legno importante per il Made in Italy. Inoltre, una loro corretta gestione permette di rendere più sicuro il territorio e combattere efficacemente il dissesto idrogeologico che tanti problemi ci ha portato e ancora di più ne porterà in futuro se non si interviene». A certificare l’attenzione dell’Ue alla sostenibilità un dato: «la quota più rilevante del piano Next Generation UE, quasi il 40%, è proprio destinata alla transizione verde» ha sottolineato il Ministro agli Affari Europei Vincenzo Amendola. «Non si tratta di una scelta di buoni sentimenti, ma di competitività, autonomia e voglia di futuro, soprattutto nei confronti delle nuove generazioni che con i “Fridays for Future” hanno dimostrato un’attenzione molto forte a questi temi».

Il report è una vera e propria ecografia sullo stato di salute di boschi e foreste dello Stivale. L’Italia è la seconda nazione in Europa per copertura forestale (38% della superficie), dato che si traduce in 11,4 milioni di ettari occupati da boschi in grado, ogni anno, di assorbire circa 46,2 milioni di tonnellate di CO2. Inoltre, le piante nelle nostre città sono in grado di ridurre le temperature, rimuovere ozono e polveri sottili, queste ultimi in gran parte responsabili delle 60mila morti premature causate ogni anno dall’inquinamento atmosferico. Un contributo importante, quindi, e che è destinato a crescere. Nei prossimi anni, secondo la “Strategia europea per la biodiversità 2030”, si prevede di piantare 3 miliardi di alberi nei Paesi dell’Ue, 200 milioni dei quali in Italia. Questo considerando che negli ultimi 30 anni la superficie boschiva italiana ha registrato una crescita del 20%, spesso grazie al calo dell’attività agricola e alla capacità della natura di riappropriarsi dei campi non più coltivati. Importante, però, la gestione di questo immenso patrimonio. Se questo fosse manutenuto correttamente, ad esempio con attività di pianificazione e nuove riserve forestali, la capacità delle nostre foreste e aree verdi urbane di immagazzinare carbonio crescerebbe del 30%.

A lanciare una proposta concreta la Coldiretti, per voce del suo Presidente Ettore Prandini. «Insieme a Federforeste abbiamo elaborato la proposta di piantare in Italia 50 milioni di alberi nell’arco dei prossimi cinque anni, sia nelle aree rurali che in quelle metropolitane. Ciò anche per far nascere foreste urbane con una connessione ecologica tra le città, i sistemi agricoli di pianura a elevata produttività e il vasto e straordinario patrimonio boschivo presente nelle aree naturali». Un dato più di tutti spiega il senso di questa necessità. «L’inquinamento dell’aria – ha evidenziato Prandini – è considerato dal 47% degli italiani la prima emergenza ambientale (indagine Coldiretti/Ixe’). Bisogna intervenire in modo strutturale ripensando lo sviluppo delle città e favorendo la diffusione del verde pubblico e privato con le essenze più adatte alle condizioni climatiche e ambientali dei singoli territori».

Il dibattito riguarda direttamente anche le imprese. L’Italia, infatti, conta molte aziende di spicco nel panorama internazionale del legno arredo. Con oltre 10 miliardi di dollari, siamo la terza nazione al mondo per saldo della bilancia commerciale in questo settore, e al quarto posto per la produzione di edifici prefabbricati in legno. Il fabbisogno è attualmente coperto all’80% dall’importazione. Migliorando la gestione delle foreste in grado di fornire legname grezzo di qualità, riusciremmo a produrne a sufficienza per le nostre aziende oltre a generare un processo virtuoso a cascata sull’importazione dei prodotti lignei semilavorati. Altro comparto interessato dal dibattito sull’ottimizzazione nella gestione delle foreste, è certamente quello dell’edilizia. Il report, infatti, spiega che se aumentassimo il legno in tutti gli edifici pubblici portandolo, come in Francia, al 50%, grazie al mancato utilizzo di materiali come cemento e acciaio si avrebbe per ogni chilo di legno impiegato una riduzione media di 1,2 chili di carbonio.

Per il report completo visita la pagina della Fondazione Symbola.

Per gli approfondimenti su Next Geneation Eu e tema scuola, clicca qui.

Immagine di copertina ©Fondazione Symbola

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Tag: città; industria; spazi pubblici
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