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Dalla ricerca promossa da Atelier(s) Alfonso Femia e Iniziativa, il forum a Torino con l’Ordine e la fondazione degli Architetti

Next Generation Eu. Ripartire dalla scuola, per un altro futuro del Paese

di Paola Pierotti | pubblicato: 26/11/2020
La scuola è l’unica rimasta, tra le funzioni pubbliche, in grado di influenzare lo sviluppo futuro del paese, in una proiezione di parecchi decenni avanti
Alfonso Femia
Next Generation Eu. Ripartire dalla scuola, per un altro futuro del Paese
La scuola è l’unica rimasta, tra le funzioni pubbliche, in grado di influenzare lo sviluppo futuro del paese, in una proiezione di parecchi decenni avanti
Alfonso Femia

La scuola come leva per la rigenerazione urbana, come servizio di welfare. Come sintesi di educazione, pedagogia e didattica. La scuola come Civic center (come indicato nelle linee guida del Miur del 2013). E ancora, la scuola come luogo ibrido, permeabile, poroso. «La prossima scuola deve essere prossima, avendo in sé il tema dell’inclusione e del rapporto con il contesto di riferimento» come dice Nicola Crepax, direttore Fondazione per la scuola della Compagnia di San Paolo. «La scuola come nuova centralità nella costruzione del principio della città pubblica, anche quando si parla della città in 15 minuti» racconta Valerio Barberis, assessore all’urbanistica del comune di Prato. «Da standard urbanistico a possibilità di riurbanizzare la città in chiave sostenibile, facendone un simbolo di nuova urbanità, aperto, accessibile che dà occasioni a tutti. Un’infrastruttura che si accende, che si colora, che costruisce luogo, per immaginare quello che non c’è» è il commento di Silvia Viviani, assessore all’urbanistica di Livorno, che annuncia l’avvio di un progetto pilota, connesso con la qualità della vita urbana della città toscana. «Serve un piano nazionale che provi a spostare, forse anche con l’occasione di Next Generation Eu, l’attenzione, dal tema dell’adeguamento degli impianti ad altri approcci, anche con la sostituzione edilizia e pensando ad un progetto integrato» ha ricordato Elena Piastra, sindaca di Settimo Torinese.

Questi alcuni degli spunti raccolti nell’ambito della presentazione “Scuola Social Impact – Facciamo Ripartire il Paese dalla Scuola” promossa dalla Fondazione e dall’Ordine degli Architetti di Torino, da Alfonso Femia di Atelier(s) Alfonso Femia e da Ivo Allegro, fondatore di Iniziativa.

«La scuola è l’unica rimasta, tra le funzioni pubbliche, in grado di influenzare lo sviluppo futuro del paese, in una proiezione di parecchi decenni avanti. Va, dunque, ripensata – ha dichiarato Alfonso Femia – in una proiezione temporale a lungo periodo. Analizzando il tempo presente e il cambiamento indotto del tradizionale assetto civico per le funzioni dei servizi, del lavoro impiegatizio, del commercio e della mobilità, la scuola è anche l’unico motore di rigenerazione, a partire dalla scala del quartiere, che possa poi espandersi alla città intera, recuperando la relazione quotidiana con tutto il territorio e non solo con piccole porzioni, scardinando la logica per edifici funzionali che ha dominato l’assetto urbano fino a oggi». Nel primo lockdown, l’architetto Femia ha lanciato la sua proposta di ragionamento sul tema della scuola e tra le città che ha per prima aderito ad ospitare il dibattito e arricchirlo c’è stata proprio Torino.

Torino capitale italiana dell’innovazione per la scuola. Dell’iniziativa sulla scuola per far ripartire il Paese se ne parla a casa degli Architetti, coinvolgendo tra gli altri Fondazione per la scuola e Fondazione Agnelli. Ed è Crepax a parlare di “Torino Città educante, luogo educante” ricordando tra le altre le iniziative di Torino fa scuola. Per non parlare degli studi come quello messa a punto nel 2019Raffaella Valente, per conto della Fondazione Agnelli, proprio in questo contesto ha citato l’occasione Next Generation EU, da non sprecare proprio per ripensare le scuole. «L’idea è quella di preparare un piano serio sull’edilizia scolastica per le linee guida per accedere al Recovery Fund (Recovery and Resilience Facility) che è il più corposo dei canali di finanziamento di Next Generation EU. Bisogna evitare di colmare il ritardo – racconta Valente – attingendo frettolosamente a progetti vecchi e scoordinati tra loro, fallendo l’obiettivo di far ripartire il paese dalla scuola». Serve trovare un punto di equilibrio tra la necessità di avere alcuni capisaldi comuni con i quali far interagire stimoli che vengano dalla comunità scolastica e anche da quella territoriale. «C’è l’urgenza, perché il 30 aprile è domani – dice Valente – di costruire uno stile di lavoro diverso per convogliare esperienze e professionalità che possano agire per la scuola, con un ruolo centrale per l’architettura».

Portare in città le idee. Anche attraverso i concorsi. Lo ricordano gli assessori Barberis e Viviani, citando la “cassetta degli attrezzi” e le risorse che non mancano, ma che spesso vengono utilizzate per riaggiornare i temi impiantistici «senza immaginare altro, intercettando veri sogni e bisogni» ha detto l’assessore di Livorno. La soluzione? I concorsi. È Pier Giorgio Giannelli, presidente dell’Ordine degli Architetti di Bologna a raccontare il successo dello strumento, ragionando sui 22 concorsi sul tema delle scuole promossi dalle tre piattaforme italiane (Ordine di Bologna, Concorrimi e Awn) dal 2016 ad oggi, con 3000 studi coinvolti e tempi ragionevoli, anche di 140 giorni nel caso della scuola di Cesenatico. «Serve fare un percorso culturale nuovo. C’è un patrimonio progettuale importante. Sarebbe interessante sperimentare a questo punto dei concorsi tipologici, con obiettivi sociali, infrastrutturali, anche superando la normativa del 75 se necessario».

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