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Dalla politica e dal mondo delle professioni, la scuola come occasione da non perdere

La scuola del futuro non si fa con la manutenzione ordinaria. Le sfide e il ruolo degli architetti

di Paola Pierotti | pubblicato: 27/06/2020
La scuola del futuro non si fa con la manutenzione ordinaria. Le sfide e il ruolo degli architetti

Tutti gli anni in estate la scuola chiude, ma in questi prossimi mesi trascorso il lockdown causa Covid non si possono spegnere i riflettori. La scuola può ancora essere l'occasione per il futuro del nostro Paese, ma bisogna cambiare passo e dare valore alla progettualità. 

«Siamo ancora in tempo per riaprire la scuola a settembre, ma non è scontato». Alessandro Fusacchia, deputato, membro della VII commissione che si occupa di scuola, università, ricerca e cultura, ex capo di gabinetto del Miur dal 2014 al 2016 sta portando avanti una battaglia quotidiana sul tema. «Si può chiudere in un giorno, ma servono settimane per riaprire». In discussione c’è il Piano Scuola 2020-2021, con le prime bozze in circolazione e la condivisione con le Regionio, e tra i punti cardine si ritrova l’autonomia scolastica sull’interpretazione delle indicazioni ministeriali, garantendo la massima flessibilità. E la contestuale assenza di risorse. «Il Governo – propone Fusacchia – dichiari che il 20% di tutti i finanziamenti pubblici che arriveranno dall’Europa con il Recovery Found saranno destinati alla scuola e all’infanzia. Rendiamo credibile il lavoro in corso, per traghettarci nella scuola del futuro».

Intanto in occasione dell'approvazione e della presentazione delle nuove linee guida per tornare a scuola a settembre, il Governo ha dichiarato di essere disposto ad investire un miliardo in più. Soprattutto per l'assunzione del personale. Risorse che non basteranno ancora comunque per ripensare l'architettura e scommettere su una progettualità per il futuro. 

Intanto è uscito il bando annunciato dal Miur e rivolto alle Pa, per distribuire 330 milioni di euro per realizzare in tempi fulminei, in deroga al codice dei contratti, iniziative di tipo leggero (manifestazioni entro il 3 luglio). Evidentemente per il progetto non c'è tempo, anche perché il criterio, come evidenziato anche dal Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti, Conservatori, è quello del massimo ribasso. «Un atto di grave immaturità politica e di totale inconsapevolezza delle esigenze del Paese e delle modalità con cui affrontarle». Così il Cnappc sul Decreto scuola che conferisce poteri speciali ai sindaci per accelerare l’esecuzione dei relativi lavori. Fino al 31 dicembre 2020 i sindaci e i presidenti delle province e delle città metropolitane potranno infatti operare con poteri commissariali per garantire l’avvio del prossimo anno scolastico. «Dall’analisi del testo ed in particolare dell’art. 7 ter - misure urgenti per interventi di riqualificazione di edilizia scolastica – commentano dal Cnappc – emerge la totale assenza di una visione strategica finalizzata a revisionare l’impianto architettonico della scuola».

Le risorse ci sono, forse sono poche, ma comunque “mantenere” la scuola com’era non basta. Per mesi si è discusso di come il Covid potesse essere un acceleratore, una leva per cambiare passo. E per la scuola? Su questo tema è intervenuto tra gli altri l’architetto Alfonso Femia con una lettera inviata al Presidente Giuseppe Cappochin e ai presidenti di alcuni ordini provinciali. Una riflessione sulla progettualità, affinchè la scuola possa diventare un tema concreto per l’architettura in Italia, attraverso un’azione responsabile e forte.

«Le scuole non sono solo edifici – scrive Femia – sono sistemi urbani, di relazione, connessi con gli spazi pubblici e i temi dell'accessibilità, pertanto sono parte vitale del corpo della città che da oltre 40 anni abbiamo dimenticato e lasciato dietro di noi. Le scuole sono un tema che appartiene ad ogni città grande o piccola, appartiene al nostro territorio, da nord a sud, e traduce senza scuse il nostro impegno per il futuro che passiamo alle nuove generazioni. Non è più pensabile intervenire solo per dispositivi di emergenza».

Far ripartire il Paese dalla scuola, da subito, anche quest’estate, significa ad esempio non perdere di vista il tema dell’offerta dei centri estivi, del rapporto con la digitalizzazione, dell’attenzione alle famiglie più fragili. Del riuso di altri luoghi, come sono i musei o altri spazi pubblici, come fanno già da settimane altri paesi europei. Dall’architetto Femia un monito a rimettere al centro la figura dell’architetto – nonostante agli Stati Generali del Governo due rappresentanti della categoria siano stati invitati nel giorno dedicato agli artisti. «Serve un’azione pubblica comune che nasce dall’esigenza di considerare tutti gli aspetti, senza porre arbitrarie priorità, coordinata da una figura professionale con competenza specifica sui luoghi e sulla relazione tra essi, responsabile non solo per i luoghi, ma per l’abitare, il vivere degli individui e per questo generosa nella disponibilità a un dialogo permanente con interlocutori diversi e con la capacità di esprimere progettualità temporalmente dinamiche».

«Non è segno di maturità politica – aggiunge Femia – affrontare il tema scuola post Covid solo attraverso gli strumenti dell’emergenza, né solo soddisfacendo gli aspetti tecnici e normativi per la sicurezza e l’adeguamento energetico». La scuola innovativa è una sfida, un’occasione da non perdere. Su questo tema si sono concentrate negli ultimi dieci anni le energie di numerosi professionisti – basta contare i concorsi di architettura banditi su questo tema, con tanti risultati trasformati in cantiere e scuole reali –. Le soluzioni puntuali non mancano, i casi di successo si contano, ma il luogo dove si imposta il futuro delle prossime generazioni non è ancora la priorità del Paese.

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