Con la Biennale Venezia spalanca le porte: edifici storici si riempiono di contenuti innovativi, il Portogallo riaccende un faro su un’incompiuta

Retrospettiva di Hadid a Palazzo Franchetti, Siza nel cantiere della Giudecca, Marco Piva alla Misericordia

di Paola Pierotti | pubblicato: 23/05/2016
"Sarà una mostra molto densa, che cercherà di entrare in profondità nel lavoro dello studio ZHA e nella ricchezza delle informazioni contenute in ogni progetto"
Manon Janssens
Retrospettiva di Hadid a Palazzo Franchetti, Siza nel cantiere della Giudecca, Marco Piva alla Misericordia
"Sarà una mostra molto densa, che cercherà di entrare in profondità nel lavoro dello studio ZHA e nella ricchezza delle informazioni contenute in ogni progetto"
Manon Janssens

Rush finale per la 15 Mostra internazionale di Architettura di Venezia e la città spalanca le porte. Nei giorni della vernice Arsenale e Giardini sono le tappe obbligate per la stampa e non solo, ma la Biennale ormai da anni si conferma come occasione per eventi privati culturali che si concretizzano in luoghi inediti, con contenuti altrettanto esclusivi. 

Ai piedi di Rialto, la Fondazione Berengo e Palazzo Franchetti promuovono la prima retrospettiva dell’architetto Zaha Hadid. Dal 26 maggio al 27 novembre dieci sale del palazzo, per una superficie di 500mq, ospiteranno dipinti, disegni, modelli, fotografie, video-installazioni che ripercorrono i 35 anni di carriera dell’archistar anglo-irachena e del suo studio fondato nel 1980. “Una mostra era già prevista e già condivisa con Zaha Hadid – racconta Manon Janssens, responsabile dell’archivio e delle mostre di Zaha Hadid Architects –  ma dopo il 31 marzo si è deciso di raccontare anche di più di quanto inizialmente preventivato. Sarà una mostra in suo onore, evidenziando il tema della ricerca che si porta avanti in ufficio, per divulgare il valore aggiunto apportato dalle aziende e dai professionisti che collaborano con Zaha Hadid Architects, opportunità per fare ricerca e sviluppo ed applicare poi il risultato in altri progetti”. Dal primo progetto costruito, al terminal di Salerno appena completato, alla prossima inaugurazione prevista ad Anversa il 22 settembre. “Ci saranno modelli anche sui pianerottoli, sarà una mostra molto densa, che cercherà di entrare in profondità nei progetti, mettendo in evidenza il lavoro, l’interdisciplinarietà, la ricchezza delle informazioni – continua Janssens – senza limitarsi ai volumi e alle forme per cui ZHA è già noto”.

Saranno centrali la ricerca sulla materia e il rapporto con le aziende che danno valore aggiunto al progetto anche nella mostra promossa dallo Studio Marco Piva alla Misericordia di Venezia, riaperta da pochi mesi. In occasione della vernice della Biennale 2016 e fino al 20 giugno, la Scuola Grande di Santa Maria della Misericordia (edificio attribuito a Sansovino) potrà essere apprezzata grazie ad un progetto di restauro che declina l’antica funzione di ospitalità in chiave moderna, e con una mostra che dà vita agli spazi monumentali attraverso immagini, modelli, maxi-schermo che sviluppano il tema “Designing The Complexity, Materials Colors Textures”.

“Dal racconto si passa a toccare con mano, al contatto fisico con i materiali che compongono l’architettura” commenta l’architetto milanese. Il progetto come processo di ricerca e invenzione estetica e funzionale, è questo il tema che accomuna le due iniziative promosse dallo studio internazionale Zaha Hadid Architects e da Marco Piva in due prestigiose location di Venezia.

Tra le altre iniziative che valorizzano la città e i suoi spazi c’è il padiglione portoghese curato da Roberto Cremascoli e Nuno Grande ideato per raccontare al pubblico internazionale un cantiere abbandonato che riprende il via, un’opera incompiuta, un’iniziativa promossa dall’Ater a Campo Marte su progetto di Alvaro Siza. “Un progetto di case popolari che risale agli anni Ottanta, frutto di un concorso – racconta Cremascoli – che vedeva coinvolti oltre a Siza anche Aldo Rossi, Carlo Aymonino e Rafael Moneo”. Gli edifici dei due italiani sono stati costruiti nel 1995, i lavori per l’edificio di Siza invece sono stati iniziati, ma interrotti a causa del fallimento dell’impresa. Il governo di Lisbona ha iniziato a ragionare sulla realizzazione del padiglione nel cantiere chiuso e in concomitanza si è deciso di far ripartire i lavori: nei prossimi mesi si lavorerà ai piani alti e alla fine della Biennale si completerà anche il piano terra dove nei prossimi sei mesi sarà ospitata la mostra portoghese. Il 25 maggio è in programma un pranzo di vicinato, con i 217 residenti dei 64 alloggi, tra loro ci sarà anche il primo ministro del Portogallo e il presidente Paolo Baratta. “Nell’esposizione racconteremo la relazione tra Siza e Rossi, mostreremo quattro interventi in altrettanti quartieri popolari progettati da Siza nelle città di Venezia, Berlino, all’Aja e a Porto. Riproporremo un viaggio con l’architetto – racconta Cremascoli – che ha incontrato chi abita in questi edifici realizzati tra gli anni ’70 e ‘80”.

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Tag: arte; città; cultura
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