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A cinque anni dal manifesto sulla cura della casa comune

Giuseppe Russo: Ciò che potrà salvarci è l’ecologia integrale. Applicare la Laudato Si’

di Paola Pierotti | pubblicato: 10/04/2020
"Bisogna avviare un grande e articolato progetto, coordinato a livello centrale, ma esteso alle regioni e ai comuni, di risanamento delle città"
Giuseppe Russo
Giuseppe Russo: Ciò che potrà salvarci è l’ecologia integrale. Applicare la Laudato Si’
"Bisogna avviare un grande e articolato progetto, coordinato a livello centrale, ma esteso alle regioni e ai comuni, di risanamento delle città"
Giuseppe Russo

La carta dell’ecologia integrale per la ripresa post-Covid. È questa la strada suggerita da Monsignor Giuseppe Russo, ingegnere, sottosegretario dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica. “Penso che il peccato dell’uomo moderno sia simile al primo peccato: non rispettare i limiti, voler oltrepassare il limite, anche a costo di violentare la natura (e se stesso!). Il risultato è sotto i nostri occhi da decenni: inquinamento, terra dei fuochi, emergenza rifiuti, infezioni e virus insidiosi, squilibri sociali, contraddizioni urbane incredibili e indescrivibili”.

Cosa accadrà quindi dopo l’emergenza attuale? Cosa cambierà?
Ciò che potrà salvarci è l’ecologia integrale cui ci ha richiamati l’enciclica Laudato si’ di Papa Francesco, tanto celebrata, ma rapidamente dimenticata ed elusa nei fatti. Lì c’è la soluzione, lì gli ingredienti per cambiare rotta seriamente e tornare a sperare e scacciare le paure. All’insegna della responsabilità comune.

Russo, che è stato anche alla guida della Cei per l’edilizia di culto, si era fatto promotore di un manifesto nel 2015 rivolto a cittadini, amministratori e imprenditori privati, proprio a partire dall’enciclica di Papa Francesco. Qualche azione concreta da mettere tra le priorità?
La prima: “la smisurata e disordinata crescita di molte città che sono diventate invivibili dal punto di vista della salute, non solo per l’inquinamento originato dalle emissioni tossiche, ma anche per il caos urbano, i problemi di trasporto e l’inquinamento visivo e acustico” (44). Bisogna avviare un grande e articolato progetto, coordinato a livello centrale, ma esteso alle regioni e ai comuni, di risanamento delle città, non più solo con interventi episodici e magari rispondenti a interessi elettorali. Occorre tempo? I risultati si vedranno tra decenni? Certo, è così. E la storia ci giudicherà.

Dalla casa ai luoghi pubblici, quale ripensamento necessario?
Riprendo sempre il testo dell’enciclica: “integrare la storia, la cultura e l’architettura di un determinato luogo” (143) e perseguire “la qualità della vita delle persone, la loro armonia con l’ambiente” (150). In questi giorni di emergenza e di isolamento sperimentiamo la mancanza di luoghi, di luoghi veri, luoghi di incontro, di condivisione. La propria abitazione supplisce e viene rivalutata. Occorre progettare e realizzare spazi esterni che non siano: “non luoghi”, anonimi, decontestualizzati, autoreferenziali. E urge progettare e realizzare spazi abitativi rispettosi delle persone e dell’ambiente, sempre, anche se sono alloggi popolari. Deve diventare norma e prassi, senza più alibi.

L’uomo al centro del programma. Che ruolo quindi per la partecipazione?
Cito di nuovo: “La partecipazione richiede che tutti siano adeguatamente informati sui diversi aspetti e sui vari rischi e possibilità, e non si riduce alla decisione iniziale su un progetto […] C’è bisogno di sincerità e verità” (183). Questo punto si commenta da solo. Significa che occorre dire stop ai progetti calati dall’alto e rispondenti a interessi di parte, a vantaggio di una reale partecipazione di coloro che saranno i beneficiari dell’intervento.

Già nel Manifesto CEI “sulla cura della casa comune” chiedevamo che gli amministratori e i decisori politici “non prescindano mai dal confronto con la popolazione; in un quadro di regole chiare e condivise, […] adottino sistemi di comunicazione aperti e trasparenti”. L’emergenza di oggi è anche richiesta di forte partecipazione.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Tag: città; cultura; salute; spazi pubblici
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