le più lette...
il committente |
Dall’enciclica di Papa Francesco agli impegni di Pa, cittadini, professionisti e imprese

Cei, ecco il Manifesto per la cura della casa comune

di Paola Pierotti | pubblicato: 03/11/2015
"Il Manifesto si rivolge anzitutto a coloro dalla cui decisione e amministrazione dipendono le sorti delle città e delle periferie, ma anche alle imprese, ai mediatori della conoscenza, e infine ad ogni singolo cittadino. Ad ogni livello infatti sono richieste responsabilità"
don Giuseppe Russo
Cei, ecco il Manifesto per la cura della casa comune
"Il Manifesto si rivolge anzitutto a coloro dalla cui decisione e amministrazione dipendono le sorti delle città e delle periferie, ma anche alle imprese, ai mediatori della conoscenza, e infine ad ogni singolo cittadino. Ad ogni livello infatti sono richieste responsabilità"
don Giuseppe Russo

La CEI, attraverso il Servizio Nazionale per l’edilizia di culto, seguendo l’enciclica di Papa Francesco Laudato si’, ha scritto un Manifesto facendo proprie le istanze di bellezza, inclusione sociale ed ecologia urbana, esortando tutti ad assumersi le proprie responsabilità e agire senza alcun indugio per ridare ad ogni persona luoghi che assicurino un’elevata qualità della vita.
"Il Manifesto, alla cui stesura ha preso parte un gruppo di lavoro composto da persone di alta e varia competenza, si rivolge anzitutto a coloro dalla cui decisione e amministrazione dipendono le sorti delle città e delle periferie, ma anche alle imprese, ai mediatori della conoscenza, e infine ad ogni singolo cittadino. Ad ogni livello infatti - spiega don Giuseppe Russo, responsabile del servizio Edilizia di culto e promotore dell’iniziativa - sono riscontrabili e richieste responsabilità, determinazione e impegno perché la cura della casa comune non sia più solo un auspicio, ma divenga realtà".
Hanno fatto parte del gruppo di lavoro attivato dal Servizio Nazionale: Tommaso Dal Bosco, Michele Lorusso, Gian Carlo Magnoli, Andrea Nonni, Aldo Patruno, Paola Pierotti.

Conferenza Episcopale Italiana SERVIZIO NAZIONALE PER L’EDILIZIA DI CULTO

La vita delle persone (bambini, giovani, adulti, anziani) si svolge all’interno di luoghi che dovrebbero essere progettati per accogliere in armonia il valore dei singoli e delle comunità ed esaltare le doti più positive di ciascuno. Per questo motivo città e piccoli centri, nuclei storici e periferie, dovrebbero tendere alla sostenibilità e perseguire obiettivi di bellezza ed inclusione, proponendosi quali catalizzatori delle migliori qualità di ogni uomo e di ogni donna.
Oggi appare evidente che i luoghi in cui viviamo poco rispondono a queste aspettative. È quindi urgente sottoscrivere un impegno autentico e sostanziale riguardo al bene comune, che non è somma di interessi individuali, ma insieme di valori condivisi e attuati secondo una visione nobile, alta ed inclusiva, riferita al presente e al futuro.
La Conferenza Episcopale Italiana - CEI, promuovendo un’iniziativa di piena condivisione, fattiva interpretazione e concreta attuazione dell’Enciclica Laudato si’ di Papa Francesco, invita tutti a comprendere che progettare e trasformare il territorio è un’attività che implica grandissime responsabilità perché produce effetti che interessano il mondo e le persone di oggi e di domani, e tali effetti sono spesso irreversibili! Occorre quindi che coloro che operano nei luoghi decisionali, persone di buon proposito e qualificate, compiano scelte e adottino metodologie adeguate per armonizzare le istanze dei singoli e delle comunità con l’interesse generale, salvaguardando l’autonomia dei soggetti sia privati che pubblici, ma rimarcandone la responsabilità negli intenti e nelle scelte compiute.
La CEI si rivolge dunque ai cittadini, alle imprese e ai professionisti, ai soggetti privati, alle associazioni di categoria e agli enti di formazione, alla pubblica amministrazione e ai decisori politici perché ciascuno, nell’esercizio del proprio ruolo e secondo le proprie responsabilità, si assuma l’impegno di progettare, costruire e gestire sempre luoghi belli, sostenibili ed inclusivi.
La CEI, avendo a cuore il futuro delle città e delle prossime generazioni, e mettendo al centro la Bellezza richiamata da Papa Francesco, invita tutti coloro che perseguono obiettivi di sviluppo sostenibile, ad aderire al Manifesto che si fonda sui tre pilastri dell’Inclusione Sociale, dell’Economia d’Impatto e dell’Ecologia Urbana.

MANIFESTO sulla cura della casa comune ’PROGETTARE CITTÀ PER LE PERSONE’

Le mura sono costruite con diaspro e la città è di oro puro, simile a terso cristallo.
(Apocalisse costruite 21, 18)

La città non ha bisogno della luce del sole, né della luce della luna
perché la gloria di Dio la illumina e la sua lampada è l’Agnello

(Apocalisse 21, 23)

Dal momento che “molte città sono grandi strutture inefficienti che consumano in eccesso acqua ed energia”; che “spesso si trova una città bella e piena di spazi verdi ben curati in alcune aree ‘sicure’ ma non altrettanto in zone meno visibili, dove vivono gli scartati della società”; che “è necessario curare gli spazi pubblici, i quadri prospettici e i punti di riferimento urbani che accrescono il nostro senso di appartenenza, la nostra sensazione di radicamento, il nostro ‘sentirci a casa’ all’interno della città che ci contiene e ci unisce”; che “la qualità della vita nelle città è legata in larga parte ai trasporti, che sono spesso causa di grandi sofferenze per gli abitanti”; che “coloro che progettano edifici, quartieri, spazi pubblici e città hanno bisogno del contributo di diverse discipline”; che “conviene evitare una concezione magica del mercato, che tende a pensare che i problemi si risolvano solo con la crescita dei profitti delle imprese o degli individui”; che “gli sforzi per un uso sostenibile delle risorse naturali non sono una spesa inutile, bensì un investimento che potrà offrire altri benefici economici a medio termine”; che “i costi economici e sociali derivanti dall’uso delle risorse ambientali comuni (vanno) riconosciuti in maniera trasparente e (vanno) pienamente supportati da coloro che ne usufruiscono e non da altre popolazioni o dalle generazioni future”; che è necessario “un approccio integrale, includendo in un dialogo interdisciplinare i diversi aspetti della crisi” e che “la politica e l’economia tendono a incolparsi reciprocamente per quanto riguarda la povertà e il degrado ambientale, (mentre) quello che ci si attende è che riconoscano i propri errori e trovino forme di interazione orientate al bene comune” (Papa Francesco, Laudato si’, nn. 44; 45; 151; 153; 150; 190; 191; 195; 197);

Ci impegniamo d’ora innanzi a progettare, costruire e gestire sempre luoghi belli, sostenibili ed inclusivi:

1. CHE AFFERMINO DIGNITÀ E CENTRALITÀ DELLA PERSONA E DELLE RELAZIONI
I cittadini, pienamente consapevoli del valore e della dignità di ogni persona, siano costantemente orientati e seriamente impegnati a contribuire alla nascita e alla crescita di luoghi altrettanto dignitosi, non cedano mai all’abbrutimento e al degrado, e colgano ogni occasione per partecipare alla progettazione ed alla gestione delle città; divengano promotori di iniziative sociali legate alla tutela e alla valorizzazione dell’ambiente, tese a rafforzare il legame tra ecologia e benessere umano.
Gli amministratori/I decisori politici dispongano che la progettazione urbana ponga realmente al centro la vita e la dignità delle persone ed il loro benessere globale, operino perché siano possibili relazioni sociali serene, e abbraccino i principi della partecipazione e del confronto costruttivo, favorendo il superamento degli errori pregressi legati alla formulazione delle politiche territoriali e urbane.
I professionisti/Le imprese condividano con gli amministratori e i cittadini il perseguimento dell’obiettivo primario del benessere delle persone, unico parametro per misurare, non solo economicamente, il valore del progetto e del profitto; ricordino che ogni intervento può dirsi riuscito solo se declina efficacemente il valore e la dignità degli esseri umani e dell’ambiente.

2. CHE MIGLIORINO LA QUALITÀ DELLA VITA
I cittadini, consapevoli che la qualità della loro esistenza si realizza attraverso il benessere globale e che esso si accresce solo attraverso un progresso autentico ed integrale, non si rassegnino ad un basso livello della propria condizione di vita, ma siano attivi nell’indirizzare richieste specifiche agli amministratori e alle imprese e nel monitorarne e controllarne le azioni.
Gli amministratori/I decisori politici adottino sistemi di misurazione e valutazione, chiari e condivisi, per la sostenibilità delle iniziative di sviluppo e/o recupero del territorio; individuino efficaci indicatori della qualità della vita e ne facciano parametri di riferimento nella formulazione e nella autovalutazione degli interventi urbani; divulghino gli obiettivi e i risultati raggiunti e da raggiungere in modo semplice e oggettivo.
I professionisti/Le imprese nella loro attività assumano non solo l’obiettivo dell’equo profitto ma anche quello più ampio della sostenibilità, attivando idonee interlocuzioni con tutti gli attori coinvolti; anch’essi si lascino guidare anzitutto dall’ambizione di accrescere la qualità della vita delle persone e del territorio.

3. CHE PROMUOVANO UNA SOCIALITÀ DINAMICA E SOLIDALE
I cittadini, persuasi che chiudendosi nel proprio mondo e negandosi alla collettività si allontanano da un reale benessere, alimentino la cultura del dialogo, dell’integrazione e della condivisione; si impegnino attivamente nella comunicazione, imparando ad utilizzarla, in modo corretto e rispettoso, per migliorare le proprie condizioni di vita.
Gli amministratori/I decisori politici, nell’attuazione delle politiche urbane, ricordino che non solo persone corrette fanno belle le città ma anche luoghi più umani rendono le comunità più disposte alla relazione; si impegnino, quindi, con un cambio di modello culturale e non solo procedurale, a realizzare luoghi più inclusivi che favoriscano la pacifica convivenza e stimolino la crescita sociale e culturale; provvedano a dotare le città delle infrastrutture anche tecnologiche necessarie per un avanzamento culturale, sociale ed economico dei territori.
I professionisti/Le imprese sappiano attingere al sapere di più discipline e facciano della sinergia e dell’innovazione il loro punto di forza, adottando modalità organizzative che, superando sterili corporativismi, rispondano alle esigenze delle persone e delle comunità, anche al fine di creare ambienti di lavoro fecondi di socialità.

4. CHE NON SACRIFICHINO LA BELLEZZA AL PROFITTO
I cittadini, in forza della loro naturale vocazione e del diritto inalienabile alla bellezza, ne siano i primi fautori e i più zelanti custodi, e siano consapevoli di dover contribuire con il proprio comportamento a non degradare i luoghi in cui abitano e ad esaltarne la vivibilità, il decoro e la dignità; promuovano quindi idee e azioni tese a valorizzare il patrimonio esistente anche reinterpretandolo attraverso i linguaggi della contemporaneità; si dispongano seriamente all’educazione estetica e si aprano a riconoscere la dimensione simbolica dei luoghi e degli oggetti, persuasi che non la bellezza effimera è da perseguire ma la piena e armonica integrazione tra ambiente, città, e persone, per restituire dignità ad ognuno ovunque viva ed operi.
Gli amministratori/I decisori politici rammentino con responsabilità che portare bellezza nei territori è anzitutto un dovere etico che è parte integrante del proprio mandato; mostrino, nel concreto delle politiche urbane, che non c’è differenza alcuna tra le persone: non ci siano mai più isole di bellezza accanto ad aree desolate e insicure!; si ispirino al principio della simultaneità, secondo cui un luogo, una città, un edificio esprimono bellezza solo se l’estetica si coniuga con l’ordine, la comodità e la funzionalità; facciano in modo che le dimensioni visiva, acustica e climatica vengano mantenute nel tempo.
I professionisti/Le imprese siano consapevoli che il recupero e la valorizzazione delle periferie e dei centri storici rappresentano una straordinaria occasione di riqualificazione culturale, sociale ed urbanistica, capace di più costosa di un’opera brutta, e che bruttezza e degrado rappresentano un peso economico e sociale che grava sulle classi più deboli e graverà sulle generazioni future; siano consapevoli che il rilancio dell’economia e la crescita hanno storicamente coinciso con la produzione e l’esportazione della bellezza da parte del talento italiano.

5. CHE SIANO LA MIGLIORE RISPOSTA AI BISOGNI E ALLE ASPETTATIVE DELLE PERSONE
I cittadini sappiano manifestare reali bisogni ai decisori pubblici attraverso i canali mediatici ed istituzionali più idonei, e si impegnino a non rimanere estranei ai processi di attuazione delle politiche urbane, chiedendo che sia rispettato il proprio diritto di essere informati circa le regole e i contenuti delle intese pubblico-privato, e di essere coinvolti responsabilmente nella genesi delle stesse.
Gli amministratori/I decisori politici promuovano forme di partecipazione, coinvolgendo i cittadini nella programmazione, progettazione, realizzazione e nel monitoraggio degli interventi e correlando sempre di più l’offerta alla domanda; non prescindano mai dal confronto con la popolazione; in un quadro di regole chiare e condivise, realizzino politiche urbane che perseguano obiettivi di interesse generale, valorizzino le competenze e le specificità locali e adottino sistemi di comunicazione aperti e trasparenti; tengano a mente che l’immobilismo e la burocrazia fine a se stessa comportano sempre dei costi economici e sociali che oggi vengono scarsamente considerati.
I professionisti/Le imprese adottino la logica della sostenibilità di medio/lungo periodo; si impegnino a rispondere ai bisogni dei cittadini attraverso una virtuosa relazione con gli amministratori ed esaltino le potenzialità offerte dalla tecnologia per l’innovazione e l’organizzazione; siano in grado di gestire in maniera efficiente un’opera pubblica o un intervento di interesse generale, di far fronte alle criticità e di accollarsi i rischi legati ai mutamenti della domanda; nel loro agire, tengano in debita considerazione non solo i valori finanziari ma anche i risultati sociali a cui tendere.

6. CHE USINO IN MANIERA SOSTENIBILE LE RISORSE
I cittadini adottino comportamenti virtuosi improntati alla riduzione dei consumi e degli sprechi, all’utilizzo di materiali non inquinanti, alla raccolta differenziata dei rifiuti, all’uso razionale e sostenibile dei trasporti.
Gli amministratori/I decisori politici prendano coscienza dell’urgenza di attuare politiche ed azioni tese a ridurre le emissioni nocive, i costi e i consumi attraverso meccanismi premiali e sanzionatori; incentivino l’utilizzo di materiali rinnovabili e si impegnino a collaborare con il settore privato per garantire realizzazioni con costi e tempi certi.
I professionisti/Le imprese, perseguano l’innovazione nei processi costruttivi, nel rispetto della sostenibilità economica, sociale e ambientale degli interventi e prediligendo soluzioni di riuso e riciclo. I professionisti si impegnino a consegnare progetti realizzabili e le imprese si impegnino a non modificarne i criteri prestazionali, con il comune obiettivo di evitare ingiustificati aumenti di costo in cantiere e nella fase di gestione dell’opera.

7. CHE SIANO SOSTENIBILI E MISURABILI NEGLI EFFETTI SULL’AMBIENTE
I cittadini valutino attentamente la relazione tra costi e benefici e l’impatto ambientale anche per interventi privati di dimensioni contenute; sappiano monitorare nel tempo il livello di raggiungimento degli obiettivi sociali alla base della realizzazione di un’opera pubblica.
Gli amministratori/I decisori politici comprendano che un’analisi di impatto preventiva è indispensabile per tutti i progetti; che oggi esistono tecniche collaudate ed efficaci che permettono sia di valutare gli impatti attesi, che di tenere sotto controllo i risultati tramite adeguate azioni correttive; le adottino, dunque, per ogni singolo intervento, e le estendano al più ampio contesto territoriale e all’intera fase temporale, valutando i pro e i contro per ogni singola categoria dei fruitori; rammentino infine di includere nell’analisi costi-benefici le potenziali implicazioni che scaturiscono da un mancato intervento.
I professionisti/Le imprese focalizzino la loro attenzione sulle forme di gestione di un’opera in modo da creare una partnership virtuosa con gli amministratori e con i cittadini capace di restituire adeguati ritorni e benefici nel tempo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Tag: città; culto
Condividi


Torna indietro
Per approfondimenti scrivere a info@ppan.it
calendario newsletter
info@ppan.it
calendario
© 2017 PPAN srl via Nomentana 63, 00161 Roma - P.iva 12833371003

PPANthebrief Autorizzazione del Tribunale di Roma n. 49 del 23/03/2015 - Editore: PPAN srl - Direttore responsabile: Andrea Nonni - privacy