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Sentenza del Tar a vantaggio di Cdp e Tim: senza cambio di destinazione d’uso, non dovuti 24 milioni

Torri dell’Eur: c’è il permesso di costruire, niente oneri a favore del Campidoglio

di Paola Pierotti | pubblicato: 26/11/2017
Cdp e Tim, fatta chiarezza su un dato significativo per il business plan, e confermato il permesso di costruire, sono alla ricerca di un nuovo tenant per la valorizzazione del patrimonio
Torri dell’Eur: c’è il permesso di costruire, niente oneri a favore del Campidoglio
Cdp e Tim, fatta chiarezza su un dato significativo per il business plan, e confermato il permesso di costruire, sono alla ricerca di un nuovo tenant per la valorizzazione del patrimonio

Nuovo capitolo per la vicenda delle torri ex Ligini all’Eur: per il recupero e la valorizzazione del complesso di viale Europa 242, ex sede del Ministero delle Finanze, non sono dovuti i 24 milioni di oneri di urbanizzazione, come contributo straordinario, e rimane in essere il permesso di costruire per dare vita ad un complesso direzionale. Questa è la sentenza del Tar Lazio pubblicata a fronte del ricorso proposto da Alfiere spa (società veicolo partecipata con quote uguali da Cassa depositi e prestiti e Tim) contro Roma Capitale e il Ministero dell’Economia.

È questo l’ultimo aggiornamento di una storia di privatizzazione e rigenerazione del patrimonio immobiliare pubblico, che poteva fare scuola e che invece ha scontato rallentamenti, intoppi e allungato un processo iniziato nel 2002 quando il Mef, attraverso l’Agenzia del Demanio, aveva trasferito a Fintecna il bene per una sua successiva valorizzazione. Un lungo percorso che vede oggi coinvolti il Gruppo Cassa depositi e prestiti (entrato per la quota Fintecna) e Tim (ex Telecom Italia spa) subentrata al socio privato, entrambi al 50%. Iniziativa rispetto alla quale, per il mancato avvio del processo di rigenerazione, quest’estate Alfiere ha anche chiesto alla Giunta capitolina un rimborso di 328 milioni di euro per i mancati guadagni dovuti al blocco dei lavori per realizzare il nuovo quartier generale di Tim.

L’avventura è iniziata nel 2009 quando la società Alfiere ha presentato la domanda di permesso di costruire per la demolizione e ricostruzione del bene, con cambio di destinazione d’uso da direzionale a prevalenza residenziale. Si parlava di un maxi-progetto firmato Renzo Piano Building Workshop con centinaia di alloggi di lusso da realizzare nel cuore dell’Eur. Nel caso di futura valorizzazione, Alfiere si sarebbe impegnata a corrispondere 24 milioni al Comune. “Impegni e obblighi – si precisa nella sentenza – erano condizionati al rilascio del permesso di costruire da parte del Comune per la realizzazione dell’intervento in oggetto”. Questo permesso però non è mai stato rilasciato. Intanto “a giugno 2015, non essendo stato eseguito l’intervento edilizio di demolizione e ricostruzione – si legge ancora nel testo della sentenza – Roma Capitale e la società Alfiere hanno sottoscritto un nuovo protocollo che prevedeva un intervento di restauro conservativo al fine di insediare nell’immobile la sede di Telecom Italia”.

Con l’entrata in campo di Cassa depositi e prestiti di fatto non si dava seguito alla strategia di sviluppo immobiliare con destinazione residenziale. Si andava ad archiviare una domanda di permesso, per presentarne una nuova con un nuovo oggetto: il risanamento conservativo degli edifici esistenti, mantenendo la destinazione ad uffici. “Il 14 dicembre la società Alfiere ha sottoscritto un nuovo atto impegnandosi per interventi di sistemazione e manutenzione dell’area per un importo massimo di 1 milione di euro”. Permesso di costruire che è stato rilasciato il 22 dicembre 2015. Nella primavera del 2016 Roma Capitale ha cancellato le obbligazioni assunte nel 2009, ma subito dopo, in esito di riesame della questione, l’amministrazione romana ha annullato in autotutela l’autorizzazione alla cancellazione dell’atto. 

Confidando nella possibile riscossione dei 24 milioni di euro previsti inizialmente come contributo, l’amministrazione di Roma Capitale nell’estate del 2016 ha annullato d’ufficio il permesso di costruire rifacendosi ad impegni del 2009 e al protocollo del 2002. Inizialmente però c’era sul tavolo un programma di demolizione e ricostruzione con cambio di destinazione da direzionale a residenziale, in seconda battuta il progetto riguardava il restauro dell'esistente, senza cambio di destinazione.

Passando i mesi e gli anni, Tim ha cambiato strategia, rinunciando a realizzare nelle ex Torri delle Finanze la sua nuova sede (presentata in grande stile a gennaio 2016), per la quale aveva investito anche in termini progettuali attraverso un maxi-concorso (lanciato a luglio 2015 e aggiudicato a settembre dello stesso anno). A questo punto saranno Cdp e Tim, fatta chiarezza su un dato significativo per il business plan, e confermato il permesso di costruire, a rimettersi alla ricerca di un nuovo tenant, per dare davvero avvio all’operazione di valorizzazione del bene, a due passi dal nuovo Centro Congressi, la Nuvola di Fuksas

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Tag: città; uffici
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