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Intervista per 500x100Talk a Enrico Arosio, giornalista, L’Espresso

Arosio: "L’urbanistica pianificata è defunta. La politica deve fare strategie, non progetti"

di Paola Pierotti | pubblicato: 14/04/2015
"Per me le città che funzionano sono doppie, di superficie e sotto-superficie. E’ questa l’idea che ho maturato da quando ero studente a Monaco in Germania dove per le Olimpiadi del ’72 la città ha cambiato volto, sopra e sotto"
Arosio:
"Per me le città che funzionano sono doppie, di superficie e sotto-superficie. E’ questa l’idea che ho maturato da quando ero studente a Monaco in Germania dove per le Olimpiadi del ’72 la città ha cambiato volto, sopra e sotto"

Come descriveresti la città contemporanea?
Sono cresciuto e vissuto nella grande città, nella realtà urbana complessa, e per me le città che funzionano sono “citta doppie”, di superficie e sotto-superficie. E’ questa l’idea che ho maturato da quando ero studente a Monaco in Germania dove per le Olimpiadi del ’72 la città ha cambiato volto, sopra e sotto. Milano è l’unica città italiana dove questa dimensione del doppio funziona realmente: c’è un network sotterraneo abbastanza efficiente (anche se non paragonabile alle reti delle grandi metropoli come Parigi e Londra).

Da city-user vorrei che si migliorassero le politiche urbane con attenzione al consumatore offrendo un efficace mix di mobilità, ricco e differenziato. A quota strada penso ovviamente ai percorsi pedonali e ciclabili e al car sharing. La mobilità per me è quindi la base di ogni ragionamento sulla città.

Cos’è per te il progetto urbano?
L’urbanistica pianificata è defunta, come l’ho conosciuta negli anni 60-70 non ha più senso di esistere. Oggi il pensiero urbano deve essere strategico, elaborato dalla politica per fare indirizzi di carattere generale. La città non può restare totalmente in balia delle forze economiche, senza controllo. La città del futuro deve impostare le sue basi su un equilibrio negoziato, tra forze vive dell’economia e la cultura del progettisti. La politica deve fare strategie, non l’architetto; il pubblico deve sorvegliare ed evitare che costruttori e finanza prendano il sopravvento.

Il tema del futuro?
Il riuso. Penso al rapporto tra vuoti e pieni nella città moderna europea e constato che in Italia siamo solo agli inizi. Dobbiamo maturare una consapevolezza condivisa, smettendo di consumare spazi in orizzontale e preoccupandoci piuttosto di riempire i vuoti dell’era post-industriale con nuovi pieni. Il grande tema è quello della densificazione che non vuol dire solo costruire in altezza, sarebbe un grande equivoco. Se muoiono le industrie nel perimetro di un Comune o le aree ferroviarie dismesse, se perdono di senso le aree portuali, bisogna ragionare su tornare a far vivere questi spazi con funzioni urbane, differenziate a seconda delle esigenze. Nelle città ci sono grandi quantità di spazi da occupare, condivido in pieno la linea proposta dal senatore Renzo Piano che invita a concentrarsi sul rammendo delle periferie.

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L'intervista è pubblicata per 500x100 in "La città come strumento di Dialogo", Salone del Mobile 2015
 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Tag: città; cultura
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