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Intervista a Marco Visconti, site architect del progetto firmato Foster+Partners. Un terzo dei lavori ultimati, costo di costruzione: 8 milioni

Padiglione Emirati Arabi Uniti: canyon di 140 metri che potrà essere riusato a Masdar City

di Paola Pierotti | pubblicato: 25/01/2015
"Abbiamo collaborato perché il progetto fosse adeguato dal punto di vista normativo per essere realizzato in Italia e abbiamo dato consigli sui materiali in modo tale che l’opera potesse essere costruita e trasportata facilmente nell’area di cantiere. Siamo in cantiere ora con un incarico per la direzione artistica"
Marco Visconti
Padiglione Emirati Arabi Uniti: canyon di 140 metri che potrà essere riusato a Masdar City
"Abbiamo collaborato perché il progetto fosse adeguato dal punto di vista normativo per essere realizzato in Italia e abbiamo dato consigli sui materiali in modo tale che l’opera potesse essere costruita e trasportata facilmente nell’area di cantiere. Siamo in cantiere ora con un incarico per la direzione artistica"
Marco Visconti

Dal campus di Torino al padiglione degli Emirati Arabi. Marco Visconti è arrivato così ad occuparsi del più grande padiglione in costruzione per Expo 2015: una struttura lunga 140 metri, larga 40 e sviluppata su tre livelli. Costo per la costruzione: 8 milioni di euro. “Ho conosciuto Foster+Partners quando ero responsabile per conto di quella che era la Fiat Engineering del progetto che abbiamo sviluppato con un team di studi italiani a Torino, per la facoltà di giurisprudenza. Mi hanno contattato per Expo e mi hanno coinvolto come site architect”.

Architetto Visconti, qual è quindi il ruolo del suo studio per il padiglione degli Emirati Arabi?
Abbiamo partecipato alla definizione del concept, collaborato perché il progetto fosse adeguato dal punto di vista normativo per essere realizzato in Italia e dato consigli sui materiali in modo tale che l’opera potesse essere costruita e trasportata facilmente nell’area di cantiere. Siamo in campo ora nella fase dei lavori con un incarico per la direzione artistica.

Che ruolo e responsabilità hanno avuto gli studi locali nell’operazione Expo?
Sicuramente per i Paesi stranieri c’erano diversi documenti da produrre e una collaborazione con gli studi locali era importante. Non era semplice, ma Expo si è adoperata molto per semplificare le procedure. Non abbiamo dovuto girare per uffici: Expo spa raccoglieva i documenti che gli studi producevano e ci teneva aggiornati sui vari procedimenti.

Il concept?
Lo spazio assomiglia ad un canyon, definito da due muri ondulati di 12 metri di altezza, non sempre verticali, pensato per attirare le persone ad avventurarsi all’interno. I sentieri interni al padiglione ricordano un’antica città del deserto dove si alternano strade strette e giardini. I muri realizzati con pannelli prefabbricati si allungano attraverso il sito disegnando onde parallele che ricordano le creste e la consistenza delle dune di sabbia. L’obiettivo della struttura ondulata è quello di trasmettere al pubblico un senso di pace usando i materiali per esprimere le diverse sfumature della sabbia. Già chi sarà in coda prima di entrare potrà iniziare il percorso con l’aiuto di uno schermo-video lungo 75 metri. All’interno è stata progettata una sala proiezioni circolare e rotante, e ad un livello inferiore, al termine del percorso espositivo, i visitatori entreranno in un altro spazio circolare dove sarà presentata la prossima Expo programmata per il 2020 a Dubai. All’interno del padiglione ci saranno due ristoranti e la copertura sarà verde e praticabile.

A che punto sono i lavori?
La struttura in acciaio è completata e il 20% dei pannelli è stato montato. Un terzo del lavoro è fatto. Il general contractor, una ditta coreana, ha coinvolto una ventina di aziende.

Cosa diventerà il padiglione dopo l’Expo?
Sarà smontato e ricostruito negli Emirati, molto probabilmente ad Abu Dhabi dove lo stesso Foster ha realizzato Masdar City per conto del colosso delle energie rinnovabili.

Quali altri progetti ci sono ora sui tavoli dell'architetto Visconti?
E' partito a Lodi il cantiere della torre della Zucchetti: un progetto di ristrutturazione di un edificio che era della Provincia e che l'azienda ha comprato per realizzare la propria sede. Ci lavoriamo da 4 anni e solo 3 mesi fa abbiamo ottenuto il permesso di costruire. A Melfi abbiamo appena ultimato il centro ricerche per la Fiat a pochi passi dallo stabilimento che avevo progettato 20 anni fa. E nella Val Susa stiamo realizzando un piccolo edificio residenziale ristrutturando una grande baita.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Tag: cultura
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