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Marco Sammicheli racconta l’iniziativa Designing the sacred in mostra a Venezia in Monditalia

Viaggio nell’architettura sacra degli ultimi 40 anni: i modelli virtuosi e gli insuccessi

di Paola Pierotti | pubblicato: 09/06/2014
Il viaggio di Designing the sacred parte da Bergamo e fa tappa in alcune città italiane. Tra i casi virtuosi ci sono anche due progetti all'estero firmati da Caccia Dominioni in Etiopia e da Carmellini-Magnoli a Doha. Tre i flop: Nemesi a Roma, Portoghesi a Terni e Benedetti a Paola
Viaggio nell’architettura sacra degli ultimi 40 anni: i modelli virtuosi e gli insuccessi
Il viaggio di Designing the sacred parte da Bergamo e fa tappa in alcune città italiane. Tra i casi virtuosi ci sono anche due progetti all'estero firmati da Caccia Dominioni in Etiopia e da Carmellini-Magnoli a Doha. Tre i flop: Nemesi a Roma, Portoghesi a Terni e Benedetti a Paola

“Lo studio Oma era venuto a conoscenza della mia tesi di dottorato dedicata al design per il sacro che avevo sviluppato con il Politecnico di Milano e con alcune università dell’America Latina. E nell'ambito dell'iniziativa Monditalia promossa per la Biennale 2014 mi ha contattato per curare una delle 41 installazioni che sono in mostra ora a Venezia alle Corderie dell’Arsenale, e che propongono una fotografia del nostro Paese”. Così Marco Sammicheli racconta come è nato il suo coinvolgimento per la Biennale Architettura 2014 come curatore della sezione ‘Designing the sacred’.

“Nell'organizzazione della 14 Mostra, Oma preferiva affidare il progetto, dove possibile a dei collettivi, ecco allora che ho pensato a don Giuliano Zanchi, segretario generale della fondazione Bernareggi di Bergamo, e a Padre Andrea Dall’Asta, direttore del centro culturale San Fedele di Milano e della Raccolta Lercaro di Milano, A mio giudizio sono loro due intellettuali religiosi tra i più illuminati su questi temi di ricerca”.

Dall’Asta, Sammicheli e Zanchi sono i tre curatori di questa sezione dedicata alle chiese in mostra alla Biennale. “Abbiamo voluto portare a Venezia una ricerca sviluppata attraverso gli occhi degli studiosi – spiega Sammicheli – che esce dagli steccati di alcune comunità come quella di Bose o della stessa Cei, e che si propone come occasione per allargare il dibattito all’interno di una comunità laica come quella della Biennale”.

Non c’è alcun riferimento alle più recenti iniziative della Cei e dei tanti concorsi di architettura promossi dall’ufficio Edilizia di culto guidato da monsignor Giuseppe Russo, che in questi giorni (10-12 giugno 2014) a San Giovanni Rotondo apre un convegno nazionale dedicato al tema “Architettura e dintorni”. Russo ha vinto anche il premio ‘Architetto dell’anno’ nel 2013 assegnato dal CNAPPC per l’impegno e l’esperienza come committente di architettura. L'assenza di questa attività è una dimenticanza nella sezione Designing the sacred? “Queste iniziative hanno già ampia visibilità – dice Sammicheli – penso alla comunicazione di Casabella o di altre testate. Abbiamo voluto scegliere professionisti e professionalità poco considerate dai media, sottoporre il tema all’attenzione di chi spesso guarda con snobbismo al mondo dell’architettura sacra, e promuovere un dibattito”.

“Koolhaas ha chiesto a tutti i gruppi impegnati in Monditalia di contestualizzare il progetto di ricerca con una precisa contestualizzazione geografica – spiega Sammicheli – e noi abbiamo scelto Bergamo che si distingue per il radicamento della tradizione e per la volontà di sperimentazione”. Per Bergamo i curatori hanno portato in mostra la parrrocchia del Sacro Cuore Immacolato di Maria a Brembo di Dalmine dove lo studio PBEB Architetti (Paolo Belloni e Elenza Brazis) nel 2011 ha realizzato una chiesa all’interno di un ex fabbrica, e la Chiesa di San Giacomo Maggiore a Sedrina dove lo studio degli architetti Guglielmo Renzi e Tullio Leggeri con gli artisti Mario Airò e Stefano Arienti ha realizzato nel 2010 il riallestimento liturgico di una chiesa del ‘500.

Il viaggio di Designing the sacred parte da Bergamo e fa tappa a Udine con la chiesa di San Lorenzo Martire a Rualis di Cividale del Friuli dove la nuova aula liturgica è stata progettata da Sandro Pittini studio associato Ar.Pi nel 2007. “In questo caso – racconta il curatore – l’uso del legno, il taglio degli spazi e l’orientamento della luce hanno portato alla costruzione di un’aula pulita, contestualizzata e agganciata al presente. In linea di massima, nella scelta dei progetti da portare la Biennale abbiamo concentrato l’attenzione su quei luoghi liturgicamente rispettosi, capaci di parlare un linguaggio contemporaneo”.

Non mancano i riferimenti alla storia più recente. Il racconto include infatti opere realizzate dagli anni ’70 ad oggi, e i curatori hanno scelto di parlare anche della Chiesa di Santa Maria Regina del Creato a Barbagelata di Lorsica, sull’appennino genovese progettata dagli architetti Gaviglio, Lacca, Leoni con padre Costantino Ruggeri nel 1972. “Si tratta del primo esempio – racconta Sammicheli – di architettura post concilio che traduce i dettati in un progetto liturgico e architettonico che si sposa con l’identità locale. La chiesa di Barbagelata per me è la nostra Ronchamp”.

Non solo Italia. In mostra ci sono anche due chiese realizzate all’estero, “due primati” come dice il curatore. “Mi riferisco alla Chiesa Nostra Signora del Rosario realizzata a Doha in Qatar da Lorenzo Carmellini e Rocco Magnoli nel 2008 – spiega – che è la prima chiesa cattolica nella penisola arabica, dove c’è un interessante affresco monumentale capace di parlare alla comunità locale”. La seconda chiesa è quella progettata da Caccia Dominioni nel 2005 ad Adwa in Etiopia, la Chiesa Santa Maria Ausiliatrice, “un caso interessante – commenta Sammicheli – perché questa struttura all’interno della missione è diventata un ero punto di riferimento non solo come luogo sacro ma anche per i servizi che ha integrato”.

L’architettura del sacro tra luci ed ombre. E se di ricerca si deve trattare Dall’Asta, Sammicheli e Zanchi hanno puntato il dito anche contro tre esempi che a giudizio degli studiosi “sono discutibile dal punto di vista formale”. Le tre chiese da non copiare sono quella di Paolo Portoghesi realizzata nel 2003 a Valenza in provincia di Terni, la Chiesa della Madonna della Pace, “troppo ricca di metafore – commenta Sammicheli -. Le stelle, lo stile alpino non sono adatti al nostro tempo. Bisogna saper comunicare il nuovo”. Trovando il giusto equilibrio, perché sempre per i tre ricercatori non funziona nemmeno la chiesa di Roma, Santa Maria della Presentazione, progettata dallo studio Nemesi e realizzata nel 2004: “qui si perde la riconoscibilità dell’edificio chiesa a vantaggio di un brutalismo hi tech”. Discutibile anche l’estensione del Santario di San Francesco di Paola in provincia di Cosenza, firmato da Sandro Benedetti che secondo i curatori “offende il paesaggio, annienta il santuario del '300, preesistente”.

Pochi giorni fa Marco Sammicheli è stato coinvolto ufficialmente nel team della nuova Abitare che riprenderà il via a settembre. Quale valor aggiunto vorrà portare? “Raccontare l’Italia. Abitare è un giornale italiano e la nuova linea editoriale premierà il protagonismo dell’Italia anche fuori dal nostro paese, dovremo far venire fuori il meglio dell’Italia, è tempo di costruire, non di demolire”.

In linea con le indicazioni di Koolhaas per la Biennale 2014 l’Italia sarà sotto i riflettori. “Venezia ha portato in mostra il padiglione Italia e Monditalia: il nostro paese è stato raccontato con le sue ferite e le sue speranze – spiega Sammicheli – è sotto gli occhi di tutti anche per le sue opportunità e con modelli inattaccabilmente virtuosi”. E Designing the secret si inserisce in questo contesto: “un’occasione di riflessione che riguarda il tempo della spiritualità che è l’eternità”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Tag: culto
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