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Intervista all’assessore all’Urbanistica del Comune di Bergamo sul futuro della professione

Valesini: una rinnovata credibilità per gli architetti, si concentrino su progetti che si adattano ai comportamenti delle persone

di Paola Pierotti | pubblicato: 17/04/2020
«Ritengo che una maggior attenzione ai temi ambientali e ad un maggior rispetto ai diversi ecosistemi debbano diventare sempre più centrali, non solo nel nostro operato ma anche e soprattutto nei nostri stili di vita»
Francesco Valesini
Valesini: una rinnovata credibilità per gli architetti, si concentrino su progetti che si adattano ai comportamenti delle persone
«Ritengo che una maggior attenzione ai temi ambientali e ad un maggior rispetto ai diversi ecosistemi debbano diventare sempre più centrali, non solo nel nostro operato ma anche e soprattutto nei nostri stili di vita»
Francesco Valesini

Di che tipo di architetti ci sarà bisogno post-Covid? Per fare che cosa? Una domanda che interroga la stessa community dei progettisti, e a cui prova a rispondere Francesco Valesini, assessore all’Urbanistica e alla riqualificazione urbana del Comune di Bergamo, past president dell’Ordine degli architetti della città. «Come sempre è stato e, a mio avviso, come sempre sarà, gli architetti dovranno saper esprimere al meglio qualità e profondità del proprio lavoro, in termini di contributi in un più ampio dibattito culturale, e poi nella declinazione progettuale. Mi riferisco alle trasformazioni dello spazio e della forma di ciò che ci circonda, per meglio adattarsi ai diversi comportamenti delle persone, sia pubblici che privati, e delle loro esigenze, in conseguenza degli avvenimenti epocali che stiamo vivendo».

Bergamo è una delle città più colpite dall’emergenza sanitaria e in questa prima fase la priorità dell’amministrazione guidata da Giorgio Gori rimane quella di dare sostegno e vicinanza a quelle fasce di popolazione che più di altre stanno vivendo condizioni di forte disagio sociale ed economico, «riuscendo a conciliarle con una disponibilità di risorse sempre più limitate dei bilanci comunali, proprio per gli effetti prodotti dall’emergenze. In questo senso – spiega Valesini - ci aspettiamo però anche rapide risposte da parte del Governo».

E per quanto riguarda i temi della riqualificazione urbana? «Lo spazio pubblico continuerà ad avere un’attenzione particolare, ancor di più rispetto ai cambiamenti generati dall’emergenza. Mi auguro anche che su questo tema, su quello che Bernardo Secchi definiva “progetto di suolo”, gli architetti dimostrino tutta la loro attenzione. La nostra amministrazione – racconta Valesini - ha promosso in questi 4 anni concorsi su spazi aperti, tre dei quali oggi già realizzati, con una media di partecipazione di circa 20 architetti. È bastato fare un altro concorso su un edificio, un piccolo padiglione, per averne 130. Questi numeri esprimono chiaramente a cosa oggi siamo più interessati».

Guardando alla ripresa, salute, economia, benessere, bellezza dovranno convivere. E per i progettisti si aprono nuove partite. «Se mi è concessa una battuta – dice Valesini - mi verrebbe da dire che se c’è una cosa che ci ha insegnato questa emergenza è quella di non fare progetti troppo a lungo termine. Dopo di che è nella nostra natura, ancor più di architetti, immaginare il futuro. In questo senso ritengo che una maggior attenzione ai temi ambientali e ad un maggior rispetto ai diversi ecosistemi debbano diventare sempre più centrali, non solo nel nostro operato ma anche e soprattutto nei nostri stili di vita».

Nonostante la crisi e le difficoltà i progettisti scommettono sul futuro della città e sono pronti a rimettersi in discussione. «Non c’è dubbio che sia necessaria una riforma “sostanziale” della professione dell’architetto, di fronte ad un mondo che cambia rapidamente, il problema è che, nel nostro Paese, buoni propositi come questi richiedono sempre troppo tempo, con risultati a volte discutibili. E oggi, di fronte alla crisi drammatica che stiamo vivendo, abbiamo bisogno di risposte immediate e quanto mai appropriate. Credo anche che per un cambiamento profondo del modo di concepire il rapporto fra la professione dell’architetto e la società in cui viviamo, sia necessaria una credibilità che come categoria e, soprattutto come sua rappresentanza, ho l’impressione si sia smarrita». Valesini commenta a questo proposito che servirebbe un ripensamento «dello stesso Consiglio Nazionale. Al di là dell’impegno dei singoli – dice - che spesse volte è encomiabile, è evidente che sia da riformare così come gli stessi Ordini. Non si può, per fare un esempio, da una parte insistere giustamente per la semplificazione burocratica delle nostre Amministrazioni e dall’altra avvallare riforme, come quelle passate, che portano a duplicare i propri consigli e a mantenere una composizione di 15 membri per quello nazionale, senza una seria operazione anche di revisione dei costi. Lo stesso dicasi sul tema delle competenze. È da anni che si parla di una maggior chiarezza di ruoli, ma prevalgono poi sempre logiche di autoconservazione che rendono molto difficile l’elaborazione di una proposta organica e condivisa».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Tag: spazi pubblici
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