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Video-intervista con Edoardo Tresoldi che ha costruito un’installazione nel parco archeologico di Santa Maria di Siponto

Dal cinema all’arte contemporanea, ecco il talento scelto dalla Soprintendenza Archeologia in Puglia

di Paola Pierotti | pubblicato: 03/03/2016
"Ho cominciato a lavorare nel cinema come scenografo dove progetti e costruisci solo quello che finisce nell’inquadratura. Pertanto tutto quello che non è nel campo visivo del fruitore per me non esiste"
Edoardo Tresoldi
Dal cinema all’arte contemporanea, ecco il talento scelto dalla Soprintendenza Archeologia in Puglia
"Ho cominciato a lavorare nel cinema come scenografo dove progetti e costruisci solo quello che finisce nell’inquadratura. Pertanto tutto quello che non è nel campo visivo del fruitore per me non esiste"
Edoardo Tresoldi

Edoardo Tresoldi, artista lombardo, classe 1987, è stato scelto dalla Soprintendenza Archeologia della Puglia per valorizzare il parco archeologico di Santa Maria di Siponto. Dopo un lungo percorso di ricerca e studio da parte degli archeologi, degli studiosi e degli architetti, il giovane artista è stato individuato dal direttore lavori scorrendo la timeline di Facebook. Le immagini delle opere di Tresoldi hanno convinto la committenza a sperimentare una soluzione innovativa per coprire i resti dell'antica chiesa. Da questo incontro si è attivato un dialogo e la storia ha incontrato il contemporaneo. Il tempo è stato ricucito attraverso la ricostruzione dell'immagine di quello che c'era un tempo.

Quali sono le tappe principali che segnano l’inizio del tuo percorso artistico?
Ho cominciato nel 2009 a lavorare nelle scenografie per il cinema trasferendomi a Roma. Nel 2013 ho iniziato a fare le mie prime sculture nei festival di arte e ho iniziato a sviluppare le mie idee su interventi di carattere urbano.

Con il tempo i progetti sono diventati via via sempre più grandi ed è stato necessario allargare un po’ la famiglia: lavorano con me ragazzi che ho incontrato in varie esperienze della mia vita. Tra loro c’è chi fa cinema, chi il cuoco, chi l’architetto, tutti in qualche modo mestieri creativi. Con tutti loro c’è un coinvolgimento attivo da quando comincia la fase realizzativa più che nella fase progettuale. Essendo però un lavoro site specific, che comporta un intervento in uno spazio e in un tempo ben definiti, la progettazione si può protrarre e può variare fino all’ultimo momento.

Quanto influisce il tuo background dal mondo cinema?
Mi metto sempre nei panni dello spettatore: ho cominciato a lavorare come scenografo dove progetti e costruisci solo quello che finisce nell’inquadratura. Pertanto tutto quello che non è nel campo visivo del fruitore per me non esiste. Nel momento in cui si va a lavorare sullo spazio, e in particolar modo con la scultura, diventa centrale il rapporto tra il punto di vista del fruitore e l’opera. Nei miei progetti, inoltre, mi riferisco sempre ad uno spettatore in movimento, considerando la relazione che c’è fra lui e l’opera.

Il concept della tua nuova opera di Manfredonia?
In Puglia sono stato chiamato per fare un intervento in un sito archeologico. L’idea è stata quella di fondere due tipi di linguaggio, quello antico e quello dell’arte contemporanea e penso che la mia ricerca si sia sposata con quella di chi da tempo si interroga e lavora nel campo del restauro. Ho proposto un salto anche nel tempo. Finora mi ero trovato a lavorare soltanto con lo spazio creando elementi sospesi, mentre qui ho avuto la possibilità di cimentarmi anche sulla linea del tempo e di far confluire altri fattori culturali.

Incontro con l'artista. Video-intervista

Edoardo Tresoldi spiega il progetto di arte pubblica realizzato all'interno del parco archeologico di Santa Maria di Siponto.

#ricostruireconarte
 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Tag: arte; città; culto; cultura
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