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Dagli architetti romani un masterplan per un’area residenziale di edilizia partecipata

I giovani progettisti di Ta.R.I-Architects trionfano in Russia

di Francesco Fantera | pubblicato: 30/05/2018
"Prima di costruire, il developer dovrà individuare i futuri abitanti e con essi andrà a concordare diversi elementi come i rivestimenti, gli arredi, i materiali e gli interni"
Marco Tanzilli
I giovani progettisti di Ta.R.I-Architects trionfano in Russia
"Prima di costruire, il developer dovrà individuare i futuri abitanti e con essi andrà a concordare diversi elementi come i rivestimenti, gli arredi, i materiali e gli interni"
Marco Tanzilli

Un masterplan di un’area di 3 ettari e mezzo, un vero e proprio quartiere a bassa intensità composto da abitazioni mono e bifamiliari e palazzine di un massimo di 4 piani caratterizzate, in fase costruttiva, da un processo partecipato. Questo il progetto con cui i giovani ragazzi romani dello studio Ta.R.I-Architects hanno vinto il concorso internazionale “Open International Competition for Standard Housing and Residential Development Projects” promosso dal Ministero delle Infrastrutture russo, dall’agenzia governativa DOM.RF e dalla società di consulenza Strelka KB.

Il premio? Non economico, anche se la vittoria ha attirato l’interesse di molti developer locali. Obiettivo della gara infatti, era quello di proporre un nuovo modello di housing su cui il ministero competente potesse basare la stesura di una nuova legge urbanistica, visto che quella in vigore risale all’epoca comunista. Un aggiornamento urgente soprattutto se si guarda un dato: il 75% della popolazione abita nelle città e la percentuale non è destinata a scendere nei prossimi anni. Il prossimo step sarà quindi quello di proporre un prototipo, in modo da intercettare ulteriori opportunità ed eventuali criticità prima che le nuove norme approvate dal parlamento vengano messe nero su bianco sulla Rossijskaja Gazeta.

“C’è molto interesse riguardo il modello che dobbiamo realizzare - racconta Marco Tanzilli, socio fondatore di Ta.R.I-Architects assieme alla compagna Claudia Ricciardi -, in particolare per capire i margini relativi ai costi e alla fattibilità. Con altri cinque ragazzi del nostro team abbiamo partecipato alla prima fase che ha coinvolto oltre 300 studi provenienti da tutto il mondo, di cui 17 italiani. La nostra proposta è stata selezionata fra le prime 20, passando così alla seconda fase. A quel punto abbiamo unito le forze con il Citizen Studio, giovani progettisti come noi con i quali abbiamo poi stretto un bel rapporto di amicizia e che, fra l’altro, sono i curatori del Padiglione della Russia alla Biennale di Architettura di Venezia. La vittoria finale ci sta aprendo tante porte, starà a noi riuscire a sfruttare le occasioni che ci ha garantito questo bando”.

Uno strumento, quello del concorso, che ormai sta conquistando sempre più sostenitori nel mondo dell’architettura, per la sua capacità di premiare i progetti attraverso una valutazione oggettiva delle proposte. “Dopo esserci laureati ed aver lavorato a Boston, siamo tornati a Roma presso lo studio Nemesi e nel tempo libero a disposizione abbiamo sempre praticato l’attività concorsuale - sottolinea Tanzilli -.  Un esercizio che ci ha portato ad ottimi piazzamenti in bandi internazionali sparsi in tutto il mondo: dalla Turchia alla Francia, fino agli Stati Uniti. Pochi giorni fa inoltre, siamo arrivati terzi allo Young Italian Architechts 2018. Ma la svolta è arrivata grazie al secondo posto ottenuto in una gara svoltasi a Seoul che ci ha garantito un premio tale da permetterci di dar vita al nostro studio non più di un anno e mezzo fa”.

Ma quale è stato il punto di forza, l’elemento peculiare che ha garantito il successo di questo progetto made in Italy, in mezzo a decine di proposte valide? La creazione di un rapporto win-win fra developer e utenti finali. “Dopo aver analizzato l’architettura socialista - evidenzia Tanzilli -, abbiamo notato come, per diversi motivi, questi edifici non permettessero l’identificazione delle persone con le proprie abitazioni. Abbiamo quindi deciso di puntare sulla creazione di un modello che lo consentisse, garantendo al cittadino la possibilità di essere inserito in un processo edilizio partecipativo. Prima di costruire quindi, il developer dovrà individuare i futuri abitanti e con essi andrà a concordare diversi elementi come i rivestimenti, gli arredi, i materiali e gli interni. In questo modo il fruitore andrà a vivere spazi ai quali ha contribuito a dare forma, mentre per i costruttori non ci sarà il rischio di stock invenduti e relativi problemi economici”.

Nella foto di copertina Marco Tanzilli e Claudia Ricciardi

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Tag: città; housing sociale; italiani all’estero; masterplanning; residenziale; spazi pubblici
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