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Italian Design Day 2020: appuntamento (digitale) per il 5 novembre, in 100 città del mondo

Sostenibilità, innovazione e comunità: le riflessioni di 100 designer e architetti italiani nel mondo

di Chiara Brivio | pubblicato: 04/11/2020
«Resettare il sistema non significa reinventarlo, ma imparare a usarlo meglio, a renderlo più efficiente, senza più farlo andare in crash»
Italo Rota
Sostenibilità, innovazione e comunità: le riflessioni di 100 designer e architetti italiani nel mondo
«Resettare il sistema non significa reinventarlo, ma imparare a usarlo meglio, a renderlo più efficiente, senza più farlo andare in crash»
Italo Rota

Sostenibilità e comunità: sono questi i due temi chiave sui quali verteranno le riflessioni dei 100 ambassador dell’Italian Design Day (Idd) 2020, che quest’anno si terrà giovedì 5 novembre in diretta streaming da 100 sedi consolari e di rappresentanza italiane nel mondo. Architetti, designer e ricercatori che parleranno di come si potrà progettare il “futuro” delle nostre città e delle nostre comunità in un mondo indelebilmente segnato dalla crisi sanitaria. Se infatti il tema scelto per questa edizione, “Disegnare il futuro. Sviluppo, innovazione, sostenibilità, bellezza” è sì occasione per parlare della progettualità di spazi pubblici urbani, nonché di elementi di innovazione nel campo del design e della mobilità, nel 2020 non sarà possibile non fare riferimento al Covid 19 e agli effetti devastanti che ha avuto sulle nostre vite. 

E anche le città dalle quali si terranno i vari webinar e dirette live sono state colpite in modo molto diverso tra loro dalla crisi sanitaria, soprattutto se si parla di Europa e Stati Uniti. E così da Chongquing, in una Cina quasi libera dal Covid, l’architetto Mauricio Cardenas Laverde parlerà di nuove «città sviluppate consapevolmente, dove la nuova catena edilizia comprenda materiali naturali». In una Londra nel pieno di un secondo lock down ci sarà invece Stefano Boeri – il suo Bosco Verticale è oramai simbolo del connubio architettura-sostenibilità – che, con parole quasi poetiche, focalizza l’attenzione su come usare la fragilità che la crisi sanitaria ha fatto emergere come «una fertile compagnia per ripensare la centralità del nostro Pianeta». Parole alle quali fanno eco quelle di Alessandro Melis, curatore del Padiglione Italia alla prossima Biennale di Architettura di Venezia, che da una Parigi ancora scossa dalla pandemia e dagli ultimi episodi di violenza, afferma che «è tempo di designer visionari, gli unici in grado di superare, in chiave ecologica e sistemica, il determinismo della progettazione lineare». Il rapporto tra tradizione e innovazione è invece il focus dell’intervento di Marco Casamonti, tra i fondatori dello studio fiorentino Archea Associati – l’imponente struttura ipogea per la Cantina Antinori da loro progettata vuole essere esempio concreto di un possibile connubio virtuoso tra natura e opera dell’uomo –, che in diretta con Hanoi, in Vietnam (un altro paese che ha saputo reagire con tempestività al virus, ottenendo risultati insperati per le nostre metropoli europee), parlerà di sostenibilità nell’architettura del futuro. Sempre in Asia, a Bangkok sarà Leonardo Cavalli di One Works l’ambassador dell’Idd.

Nel continente americano, Michele De Lucchi sarà a Lima, Marva Griffin Wilshire a Buenos Aires, Stefano Carta Vasconcellos a Brasilia. Tecnologia e innovazione sono invece temi cari a Italo Rota, architetto milanese che all’apice della pandemia in Italia con Carlo Ratti aveva proposto un prototipo per delle strutture sanitarie industrializzate, che interverrà a Città del Messico, un’altra città profondamente colpita dal Covid, e che afferma: «resettare il sistema non significa reinventarlo, ma imparare a usarlo meglio, a renderlo più efficiente, senza più farlo andare in crash». 

Nel nord del continente americano, in una New York presa dalla pandemia e dalle elezioni presidenziali, il designer e architetto Piero Lissoni sottolinea l’importanza di disegnare il futuro in termini di riadattamento, «Sono fortemente convinto che il presupposto di ogni progetto sia quello che un giorno esso possa prendere nuove forme e che ogni architettura abbia insita in sé la capacità della sua trasformazione». Ancora, Francesco Fresa dello studio Piuarch parteciperà da Vancouver, in Canada, parlando del tema della prossimità sociale in epoca di Covid, che ribadisce «Sarà necessario ripensare le città ridefinendo il concetto di prossimità come alternativa al social distancing». 

Infine, il critico e curatore Luca Molinari, dalla capitale della Turchia Istanbul, punta invece sulla centralità della cooperazione internazionale: «Gli Idd – dice – diventano ancora più rilevanti dopo la drammatica esperienza del Covid-19, perché stimolano i migliori talenti della nostra cultura progettuale e artistica a portare contributi e visioni che ci aiutino a capire come vivere le nostre città dopo questa crisi globale, puntando a un futuro in cui sostenibilità e innovazione possano migliorare la qualità diffusa delle nostre vite».

Poche le donne ambassador, purtroppo.

L’Italian Design Day è un’iniziativa nata nel 2017 e promossa dal Ministero per gli Affari Esteri e per la Cooperazione Internazionale con il sostegno del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo, in collaborazione con Fondazione Compasso d’Oro, Adi - Associazione per il Disegno Industriale e l’Italian Trade Agency. Giunto alla sua quarta edizione, è un evento che ha come obiettivo la promozione del design e dell’internazionalizzazione di un comparto industriale strategico per l’export italiano.

Immagine tratta dalla copertina del catalogo IDD2020

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Tag: italiani all’estero
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