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Terremoto 24 agosto 2016. Cinque idee con Valerio Barberis, Camillo Botticini, Luca Cuzzolin, Mauro Piantelli e Luigi Prestinenza Puglisi

Post sisma, come fare? Team interdisciplinari per ricostruire i luoghi dello stare insieme

di Paola Pierotti | pubblicato: 31/08/2016
Post sisma, come fare? Team interdisciplinari per ricostruire i luoghi dello stare insieme

Dov’era e com’era. Ma non solo. Per approcciare la ricostruzione post sisma, gli architetti italiani sposano la soluzione “no new town”, ma suggeriscono maggiore attenzione all’approccio. L’architetto bresciano Camillo Botticini invita a considerare una strategia che chiami in causa team interdisciplinari, sulla linea della proposta di Gabriele Del Mese che suggerisce l’integrazione delle diverse ingegnerie. Luigi Prestinenza Puglisi e Luca Cuzzolin auspicano che la ricostruzione del Centro Italia sia un “laboratorio” del territorio italiano, un’opportunità per sperimentare norme semplificate, nuove tipologie e un approccio urbanistico che non replica errori e che incontra i bisogni delle persone. Sulla ricostruzione delle comunità insiste anche Mauro Piantelli che individua come priorità i luoghi simbolici, quelli dove le persone stanno insieme. Valerio Barberis suggerisce come primo ambito d’azione l’edilizia scolastica, in modo tale da promuovere un’attività di sensibilizzazione a partire dai più piccoli.

Oltre le proposte di Renzo Piano e di Alejandro Aravena, gli architetti italiani suggeriscono attenzione al metodo, al come fare. 

Team interdisciplinari e innesto di nuove architetture

Camillo Botticini, architetto "In primo luogo ritengo sia necessario attuare una reale strategia di messa a norma degli edifici pubblici, ma anche di una verifica della sicurezza di quelli privati al fine di evitare crolli in caso di sisma. La ricostruzione non può che avvenire sui luoghi esistenti tra una ricostruzione del dov’era com'era, dove possibile e l'innesto di nuove architetture, affidando a figure capaci (culturalmente consapevoli) che guidando team multidisciplinari operino su progetti generali e specifici la regia di una ridefinizione dei territori terremotati".

Centro Italia: il nuovo laboratorio del territorio italiano

Luca Cuzzolin, architetto. C&P Architetti "Ricostruire i luoghi e ridare il loro senso. Si! ricostruire le città dove erano ma pensare di rifare tutto così come era prima mi sembra riduttivo. Si dovrà tenere conto delle nuove tecniche e si dovrà selezionare che cosa ricostruire dentro una nuova idea di luoghi. Ma ri-costruire sarà comunque un nuovo-costruito. Così sarà e mi auguro che tutto sarà il frutto di discussioni e gare libere, fuori il malaffare e forza alle nuove idee soprattutto dei più giovani. Ci dobbiamo credere: il nuovo laboratorio del territorio italiano.W l'Italia"

Opportunità per sperimentare norme semplificate, nuove tipologie, approcci urbanistici

Luigi Prestinenza Puglisi, architetto, critico "La mia ipotesi è trasformare il dramma in opportunità: per sperimentare norme semplificate, per migliorare contesti urbanistici che si stanno spopolando, per sperimentare nuove tipologie di strutture pubbliche, a partire da scuole e ospedali. Anche le abitazioni temporanee possono essere un banco di prova per una edilizia a tempo riciclabile e a basso costo o per nuclei che possono essere, con successivi lavori integrativi, utilizzati per altre funzioni".

Ricostruire il senso della comunità attraverso i luoghi simbolici dello stare insieme

Mauro Piantelli, architetto, DEotto "Le case che il terremoto ha distrutto non sono solo "case" e luoghi abitati. Sono luoghi culturali che trascendono alla funzione originaria per cui furono costruite, divenendo così spazi di relazione e rappresentazione dell'abitare di una comunità. Sono il senso dello stare assieme, del luogo condiviso. Fino ad ora ci siamo sempre preoccupati di ri-costruire le case, azione di per sè legittima e sensata, senza preoccuparci però del tessuto culturale che uno spazio abitato ha accumulato, come se fosse sufficiente ricostruire la sola funzione originaria. Le recenti esperienze delle New Town (luoghi provvisori progettati per essere definitivi), come ben prevedibile, hanno costruito le case nuove legittimando di fatto la rottura sociale delle comunità colpite. 
C'è un'azione per l'emergenza, per l'immediato, ed una per la ricostruzione. Sono azioni complesse; tecnica ed organizzazione, necessarie nell'emergenza, non sono sufficienti per la ri-costruzione. Credo si debba ri-costruire, prima del "com'era, dov'era”, il senso della comunità attraverso i luoghi simbolici e rituali dello stare assieme. Scuola-Palestra-Biblioteca-Teatro-Spazi per il culto e per l'amministrazione civica, tutti gli edifici-luogo identitari.
Anche per un fatto simbolico, ma non solo, dovremmo avere la certezza, in futuro, che questi luoghi siano sicuri, siano, nell'emergenza, i nostri rifugi certi. Aspettando che in seguito, rifugi certi, possano diventare anche tutte le case".

Prevenzione a partire dall’edilizia scolastica.

Valerio Barberis, architetto, assessore all’Urbanistica del Comune di Prato. "Quello che è successo il 24 agosto 2016, purtroppo, ci ricorda un’altra volta in modo doloroso e chiaro, che la possibilità del terremoto deve divenire una presenza nella vita dei cittadini italiani: una presenza consapevole, che lascia la dimensione fatalistica del “perché dovrebbe capitare a me?”, a quella della conoscenza del rischio e della possibilità di affrontarlo con la messa in sicurezza del patrimonio edilizio.
Credo, quindi, che prima di tutto, quello della presenza della dimensione del terremoto, debba diventare un tema culturale e che i migliori portatori di questo messaggio possano essere i bambini. In questo senso, la messa in sicurezza sismica di tutta l’edilizia scolastica italiana, già oggetto di grande attenzione ed investimenti, può essere un grande veicolo di coinvolgimento dei bambini e dei genitori, e divenire momento di conoscenza e diffusione dei rischi e dei temi tecnici legati alla prevenzione: un momento nel quale creare le basi per una presa di coscienza profonda dell’argomento nei cittadini e soprattutto nelle nuove generazioni.
Il dibattito sulla ricostruzione delle aree colpite sta partendo, doverosamente, da un presupposto che è quello del dove era, rifiutando da subito il modello delle new town. L’architettura nel ricostruire quelli che erano borghi medievali meravigliosi come Amatrice e gli altri andati distrutti, può avere un significativo ruolo culturale nell’esprimere la capacità di dare il senso di una continuità insediativa, che in quei luoghi ha stratificato segni per centinaia di anni nei quali si identificano le comunità, in una chiave ed un’estetica contemporanea, indagando sugli strumenti disciplinari del progetto e sulle tecnologie e divenendo un momento di riflessione per mettere a punto modelli di intervento per tutta la dorsale appenninica.
Credo molto nel concorso di architettura come strumento culturale e, quindi, anche in questo caso sarei molto felice di vedere la ricostruzione sviluppata attraverso concorsi internazionali, una volta definiti i principi e le aspettative grazie ad un coinvolgimento corale che parta dalle richieste dei cittadini: concorsi che prevedano l’affidamento degli incarichi fino al progetto esecutivo e la successiva direzione dei lavori e che tengano rigorosamente separate le fasi della progettazione a quelle della costruzione.
La ricostruzione deve essere sviluppata con l’obiettivo primario di ridare una casa per la vita delle comunità e, allo stesso tempo, grazie al ruolo dell’architettura e dell’arte, può divenire l’occasione per la costruzione di luoghi che siano in grado di evocare lo splendore andato distrutto con nuove modalità espressive: luoghi meravigliosi, che tornino ad essere tra i più bei borghi d’Italia, attrattivi per il turismo ed in grado di generare sviluppo locale sostenibile".
 

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Tag: città; cultura; industria; masterplanning; spazi pubblici
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