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Cesare De Seta sull’Espresso si dissocia dalla scelta della commissione di gara per il nuovo polo dell’ateneo milanese

Sanaa vince il Campus Bocconi, ma un giurato prende le distanze dalla scelta

di Paola Pierotti | pubblicato: 02/02/2013
"La commissione a netta egemonia anglofona ha assegnato a larga maggioranza il primo premio ai giapponesi"
Cesare De Seta, L’Espresso
Sanaa vince il Campus Bocconi, ma un giurato prende le distanze dalla scelta
"La commissione a netta egemonia anglofona ha assegnato a larga maggioranza il primo premio ai giapponesi"
Cesare De Seta, L’Espresso

Il progetto di Sanaa è un labirinto di ciambelle piovute come satelliti nel cuore di Milano, e la sua morfologia biomorfa e ameboica poco o nulla ha a che vedere con la città. Concetto chiaro a chi ha conoscenza storica precisa del contesto urbano di Milano. In democrazia si volta, ma ho ritenuto doveroso esplicitare le mie perplessità nell’interesse della Bocconi e della città. Perchè ciascuno si assuma le proprie responsabilità”. A scrivere questo commento è Cesare De Seta, storico dell’arte e dell’architettura, uno dei giurati del concorso promosso dall’ateneo milanese . Un giurato che si dissocia dalla decisione collettiva.

De Seta ha scelto di esprimere apertamente la sua opinione, esplicitando tra l’altro una preferenza per il progetto di Mathias Sauerbruch e Louisa Hutton (che hanno già firmato un quartiere a Milano nell’area ex Maciacchini e sono i progettisti anche del museo M9 di Mestre). Una dichiarazione che apre un dibattito culturale su un’iniziativa che ha tutte le carte per riuscire, ma forse non bastano nemmeno un concorso e una firma internazionale a garantire il successo di un intervento di rigenerazione urbana.

Siamo a Milano, nella città italiana dove il contemporaneo è più presente, e dove in questi ultimi anni tante architetture anche frutto di concorso o firmate da architetti di nuova generazione sono diventate realtà. Alla Bocconi, università che nel corso del Novecento si è distinta per la qualità delle scelte compiute avendo coinvolto ad esempio architetti come Giuseppe Pagano, Giovanni Muzio, Ignazio Gardella.

Nell’area dell’ex Centrale del Latte la Bocconi ha deciso di promuovere un concorso internazionale ad inviti come quello che solo pochi anni fa aveva indetto per un’altra sede (dove è stata realizzata l’aula magna dell’ateneo) vinta e realizzata dalle irlandesi Grafton Architects. In quest’area sono previsti la scuola di management, corpi edilizi per la caffetteria, un centro ricreativo e sportivo e una torre per le residenze.

In gara c’erano Sanaa, Oma, David Chipperfield, Fuksas, Mario Cucinella, Cino Zucchi, Saurbruch Hutton, Benedetta Tagliabue e Odile Decq. E il concorso è stato assegnato al prestigioso studio giapponese che da poco ha vinto il Premio Pritzker e che ha guidato la Biennale di Architettura di Venezia nel 2010.

A pochi mesi dall’aggiudicazione, Cesare De Seta ha scritto due pagine di commento al progetto vincitore (Espresso, 7 febbraio 2013 – n.5 pp. 78-79). De Seta scrive di aver espresso le sue perplessità ai membri della giuria (presieduta da Peter Cook con Shelley McNamara e Yvonne Ferrel, Martha Thorne, Deyan Sudjic, Federico Oliva, Guido Tabellini, Bruno Pavesi, Enrico Cucchiani, Stefano Casciani) ma “la commissione a netta egemonia anglofona ha assegnato a larga maggioranza il primo premio ai giapponesi Sanaa”.

“Basta guardare la planimetria – spiega De Seta – per rendersi conto di quanto essa non abbia relazione con la struttura urbana e strida fortemente con la generale tipologia urbanistica ed edilizia dell’are consolidata in molti decenni”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Tag: città; housing sociale; masterplanning; residenziale; spazi pubblici
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