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Lo stato di salute dell’urbanistica della capitale in un libro di Francesco Erbani

Roma, il tramonto della città pubblica

di Paola Pierotti | pubblicato: 25/03/2013
Perché a pochi mesi dalla chiusura della legislatura in Consiglio comunale l’amministrazione di Gianni Alemanno cerca di far approvare in tutta fretta 64 delibere, molte in variante al Piano regolatore approvato nel 2008 e tutte proponenti ulteriori espansioni edilizie per un totale stimato fra i venti e i trenta milioni di metri cubi?
Francesco Erbani
Roma, il tramonto della città pubblica
Perché a pochi mesi dalla chiusura della legislatura in Consiglio comunale l’amministrazione di Gianni Alemanno cerca di far approvare in tutta fretta 64 delibere, molte in variante al Piano regolatore approvato nel 2008 e tutte proponenti ulteriori espansioni edilizie per un totale stimato fra i venti e i trenta milioni di metri cubi?
Francesco Erbani

Dal disagio abitativo alla mobilità, dal Piano Regolatore con le sue tante varianti ai lavori legati ai grandi eventi (Olimpiadi, Mondiali di nuoto, Giubilei), l’urbanistica di Roma è il tema centrale del nuovo libro “Roma, il tramonto della città pubblica” scritto da Francesco Erbani e pubblicato da Laterza.

A due mesi dalle elezioni comunali Erbani, giornalista di Repubblica, pubblica un volume che accende un faro sulle trasformazioni che la capitale ha vissuto o subito, quasi tutte riconducibili, secondo l’autore, a un aumento dell’edificato.”E’ proprio dietro, accanto, sotto le trasformazioni fisiche – spiega Erbani – che si è declinato il progressivo impoverimento della città pubblica, mentre è andata lievitando l’idea che soltanto l’estendersi di un controllo privato su parti crescenti della città possa contribuire a diffondere quel generale benessere e a fronteggiare la crisi”.

Il saggio propone una riflessione sugli effetti delle strategie immobiliari e sull’assenza di una solida regia pubblica. Erbani parla di Roma usando gli strumenti del cronista, visitando luoghi, intervistando persone, facendo parlare atti e delibere e tentando di capire se quel che accade nella capitale è una vicenda per alcuni aspetti esemplare della condizione urbana oggi in Italia, e non solo. “Da tempo studiosi di diverse discipline discutono il tema delle ricadute nello spazio cittadino delle ricette che invocano una progressiva e forse definitiva ritirata del pubblico entro recinti sempre più stretti”.

A Roma si è teorizzata ed esercitata molta contrattazione urbanistica: se c’è bisogno di un’opera pubblica, essendoci sempre meno soldi, questa si paga elargendo concessioni edilizie. Ma molto spesso è accaduto che il privato, pur di avere un permesso di costruire, ha suggerito al pubblico un’opera da realizzare in cambio di quel permesso.

Nel saggio si parla anche della necessità di un disegno per la città: Roma sembra essere progredita per parti separate. A pezzi. Per tendenze, e si cita Italo Insolera (Roma moderna), scomparso a fine agosto del 2012.

“Perché a pochi mesi dalla chiusura della legislatura in Consiglio comunale l’amministrazione di Gianni Alemanno cerca di far approvare in tutta fretta 64 delibere, molte in variante al Piano regolatore approvato nel 2008 e tutte proponenti ulteriori espansioni edilizie per un totale stimato fra i venti e i trenta milioni di metri cubi? Perché si progettano bretelle autostradali, raddoppi di aeroporti, perché le società di calcio cittadine, appartenenti a potenti famiglie di costruttori o a fondi immobiliari esteri, immaginano nuovi stadi che costituiranno la piccola parte di insediamenti contenenti centri commerciali, alberghi e, ancora, case?” Sono alcuni degli interrogativi aperti. Domande perfette per i futuri candidati-sindaci.

Scheda del libro

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Tag: città; cultura
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