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Capitale Europea Cultura 2019, 6 candidate. Intervista a Bruno Bracalente, presidente della Fondazione Perugiassisi2019

Riqualificazione urbana, Perugia punta sul recupero dell’ex carcere e dell’ex mercato coperto

di Paola Pierotti | pubblicato: 24/09/2014
"L'ex carcere e l'ex mercato sono due luoghi del centro storico da recuperare per insediare attività economiche. Start up innovative nell’ex carcere e iniziative nell’ex mercato coperto legate ad esempio ai prodotti tipici del territorio, come l’agroalimentare; in entrambi servizi, formazione e attività culturali connesse. Ai privati non chiediamo solo di ristrutturare i grandi contenitori urbani ma anche di insediarvi attività innovative e creare opportunità di lavoro"
Bruno Bracalente
Riqualificazione urbana, Perugia punta sul recupero dell’ex carcere e dell’ex mercato coperto
"L'ex carcere e l'ex mercato sono due luoghi del centro storico da recuperare per insediare attività economiche. Start up innovative nell’ex carcere e iniziative nell’ex mercato coperto legate ad esempio ai prodotti tipici del territorio, come l’agroalimentare; in entrambi servizi, formazione e attività culturali connesse. Ai privati non chiediamo solo di ristrutturare i grandi contenitori urbani ma anche di insediarvi attività innovative e creare opportunità di lavoro"
Bruno Bracalente

Presidente Bracalente, perché Perugia è una città europea?Perugia già nel Medioevo rappresentava una realtà, un comune, di rilevanza europea. Da 700 anni è città universitaria e della cultura, da sempre è identificata come città internazionale, aperta agli stranieri. E oggi l’Umbria promuove alcune importanti manifestazioni culturali e di spettacolo, anche queste di rilevanza europea, penso a Umbria Jazz o al Festival dei Due Mondi di Spoleto. Assisi poi è una città di rilevanza mondiale, per i valori che esprime; l’integrazione con i luoghi di Francesco d’Assisi e dell’Umbria aggiunge un grande valore culturale e internazionale alla nostra candidatura.

La candidatura a capitale europea è un’occasione per rigenerare la città. Qual è la strategia di Perugia?
La priorità per Perugia è il centro storico. Un caso un po’ singolare rispetto ad altre candidature di città italiane ed europee, che in genere hanno privilegiato la rigenerazione delle periferie e delle aree industriali dismesse. È stato così a Glasgow ed Essen e in qualche modo anche a Genova che è stata l’ultima città italiana capitale europea della cultura. Puntiamo a contrastare la deriva dei centri storici, che oggi stanno paradossalmente assumendo un ruolo “periferico” dal punto di vista economico e sociale: abbandonati da attività commerciali ed artigianali e anche da molte funzioni direzionali e quindi dalla popolazione.

Interventi nel centro storico, come?
La rigenerazione urbana per noi passa attraverso la promozione di nuove funzioni culturali, ma soprattutto attraverso l’insediamento nel centro storico di attività economiche legate a quell’idea europea di cultura che non significa tanto valorizzazione del patrimonio e degli aspetti monumentali, quanto creazione di nuove idee, industrie culturali e creative. Tutte attività che nei centri storici possono trovare persino dei vantaggi localizzativi.
Il centro storico di Perugia è disseminato di vuoti urbani che vanno riempiti con destinazioni e usi adatti a ricomporre un tessuto economico e sociale oggi lacerato. Perugia soffre per questioni legate alla microcriminalità: servono progetti capaci di ridare vitalità economica e qualità sociale a un centro storico come il nostro, molto bello ma con tante problematiche.

Recupero e riuso di strutture dismesse quindi, qualche progetto concreto?
I più rilevanti sono l’ex carcere, a ridosso del centro storico, e l’ex mercato coperto, in pieno centro. Due luoghi da recuperare per insediare attività economiche; start up innovative nell’ex carcere; e iniziative nell’ex mercato coperto legate ad esempio ai prodotti tipici del territorio, come l’agroalimentare; e in entrambi servizi, formazione e attività culturali connesse.

Una stima degli investimenti?
Per l’ex carcere, sezione maschile, è previsto un intervento da circa 20milioni nel periodo della candidatura. In questo caso l’operazione potrà essere anche molto più complessa: se si include anche la sezione femminile si stima un investimento possibile dell’ordine di oltre 100 milioni di euro con un mix funzionale che prevede anche residenze. Per l’ex mercato si parte con un piano da 6 milioni, ma anche questo potrà essere ampliato e ulteriormente sviluppato.

Per l’ex carcere c’è già un progetto?
Con l’Università di Perugia abbiamo promosso un concorso di idee tra 16 università italiane, studenti e professori hanno lavorato per mesi a progetti di recupero che avevano soprattutto lo scopo di sensibilizzare la comunità sul tema e stimolare idee di trasformazione. Quando si passerà ai fatti si arriverà ad una gara di progettazione europea vera e propria.

Alcune operazioni di trasformazione urbana sono già in corso. Interventi puntuali e diffusi, qualche esempio?
Oltre a quelli già indicati, la ex Chiesa di San Francesco del Prato è in corso di restauro e diventerà un auditorium, l’ex cinema Turreno sarà riconvertito con un investimento di circa 5 milioni di euro e diventerà uno spazio per grandi spettacoli, il Museo Civico di Palazzo Penna é in corso di trasformazione come centro per l’arte contemporanea. E ancora, l’ex stadio di Santa Giuliana, già oggi usato per grandi eventi come l’Umbria Jazz, sarà attrezzato per spettacoli all’aperto. Inoltre, In un’area adiacente l’ex mercato coperto è pronto il progetto di una nuova biblioteca e mediateca, pronta per essere costruita.

Un importante programma di investimenti. Che ruolo avranno i privati?
Per realizzare tutto quanto previsto cercheremo di intercettare risorse nell’ambito della programmazione europea 2014-20, ma contiamo ovviamente su un miglioramento del ciclo economico e sulla conseguente partecipazione di imprenditori privati, che è in ogni caso necessaria.

Alcuni imprenditori li avete già coinvolti in fase di progettazione del dossier di candidatura. Chi sono e come hanno contribuito?
Le associazioni imprenditoriali e le singole aziende ci hanno sostenuto fin dall’inizio. E così la Camera di Commercio, come casa delle imprese, e istituzioni del privato sociale come le Fondazioni Casse di Risparmio di Perugia e dell’Umbria e la Fondazione Cucinelli. Ovviamente cerchiamo il contributo dei privati e una forte sinergia sia per realizzare la rete delle infrastrutture, sia per insediare nuove attività imprenditoriali. Ai privati non chiediamo solo di ristrutturare i grandi contenitori urbani ma anche di insediarvi attività innovative e creare opportunità di lavoro, in particolare per i giovani ad elevata qualificazione che escono dalle nostre università e non trovano opportunità adeguate nella nostra regione.

Presidente, quali ritiene siano i punti di debolezza su cui si dovrebbe intervenire da subito?
Il principale è un certo deterioramento dell’immagine di Perugia, dovuto a nuove emergenze sociali e a problemi di microcriminalità. La città è stata troppo spesso associata a noti fatti di cronaca che, attraverso la stampa nazionale, le hanno fatto perdere punti in termini di attrattività. Effetto immediato? È calato di molto il numero di studenti nelle nostre università.

In termini di infrastrutture, quali sono le urgenze per Perugia e per l’Umbria?
L’accessibilità e i collegamenti, in particolare ferroviari, sono problemi annosi. Non è tanto questione di nuove infrastrutture quanto di servizi di collegamento con l’alta velocità e con i principali poli urbani del Paese. L’aeroporto ha fatto molti progressi ma non è ancora al centro di apprezzabili flussi di traffico. E problemi ci sono anche nella mobilità urbana. Il Minimetrò è spettacolare e dimostra la capacità della città di essere moderna, e di saper proseguire l’esperienza pioneristica delle scale mobili, realizzate esattamente trenta anni fa all’interno di un monumento simbolo della città. Ma rimane irrisolto il problema dei collegamenti tra le diverse parti di un capoluogo che si articola in una cinquantina di frazioni, alcune delle dimensioni di piccole città, non ben collegate tra loro né con il centro storico.

Non solo cultura, un piano per la città a tutto campo. Come si puà sintetizzare il concept della vostra candidatura?
Abbiamo impostato il progetto a partire dalla consapevolezza dei problemi e delle opportunità di una città media. Una questione di rilevanza europea. Con il nostro progetto ci siamo interrogati sulla capacità della città di medie dimensioni di integrare diversi modi di essere città, valorizzando l’eredità della nostra cultura urbana storica: integrare la capacita di essere una città allo stesso tempo creativa, proiettata in un orizzonte di innovazione, che è una caratteristica tipica della grande città, e la capacità di essere luogo di dialogo, accoglienza e sostenibilità ambientale, in una parola di qualità della vita, tipica dei centri minori.
In altri termini, nell’era contemporanea la città media rischia di diventare residuale tra due opzioni più chiare e prevalenti, le grandi città e i piccoli centri. Tra queste due polarità con la nostra candidatura abbiamo cercato di proporre un modello che sappia integrare il meglio delle due realtà e proporsi come nuovo esempio.

Perugia è l’unica delle sei città italiane nella short list che ha elaborato il progetto di candidatura a partire dalla costituzione di una Fondazione. Da presidente, qual è il valore di questa scelta?
Nel 2012 è nata la Fondazione, costituita dalla Regione Umbria, dal Comune di Perugia e dalla Città di Assisi. Si tratta di una struttura autonoma che ha gestito tutto il progetto di candidatura ed è già rodata per la eventuale gestione del titolo. Alla Fondazione hanno aderito quasi 200 soci partecipanti: le Università e altre istituzioni di alta formazione, molti altri comuni umbri e la Provincia di Perugia, la Camera di commercio, le associazioni imprenditoriali, sindacali, culturali, sportive, ricreative, alcune imprese private. Il primo valore della Fondazione è proprio questo: che rappresenta un forte punto di coinvolgimento e partecipazione al progetto di candidatura delle istituzioni e soprattutto della società civile.
La Fondazione è anche una tecnostruttura molto qualificata: si è dotata di un project manager, Lucio Argano, e di un direttore culturale, Arnaldo Colasanti; nel team abbiamo uno staff di ottimi giovani locali e di giovani “antenne” europee, operatori culturali invitati a captare segnali di novità e ad indicare la direzione culturale da prendere per realizzare un progetto innovativo.

Perché quindi la commissione dovrebbe scegliere Perugia come capitale della cultura?
Direi, non troppo paradossalmente, perché ne ha una grande necessità. Perugia ha bisogno di questo progetto e di questo titolo per rovesciare una tendenza di possibile declino, che si legge, come ho già detto, anche nella perdita di studenti iscritti alle nostre università.

Lei è stato presidente della Regione e poi Commissario del Governo per l’emergenza e l’avvio della ricostruzione dopo il sisma del 1997. Quale bagaglio ha acquisito come coordinatore dopo il percorso di candidatura della sua città?
Intorno a questo progetto ho trovato un forte senso di coesione da parte della società civile e delle istituzioni. Anche se può sembrare esagerato, sto vivendo un’esperienza per qualche verso simile a quando mi sono occupato di emergenza post terremoto e di avvio della ricostruzione in Umbria. Nel senso che anche oggi, intorno a questa candidatura, si sono unite l’opinione pubblica e tutte le forze sociali e istituzionali, cosa determinante per riuscire davvero a reagire rispetto ad uno stato di difficoltà; superando anche forme di localismo esasperato, che troppo spesso caratterizzano le nostre realtà, e perfino alcune gelosie tra i tanti soggetti culturali che non erano abituati a lavorare insieme.

Traguardando il 2019, qual è la vocazione della futura Perugia e Assisi?
Se ci siamo candidati è perché pensiamo che il futuro di Perugia e della intera Umbria, anche dal punto di vista economico, debba essere molto più fondato sulla cultura di quanto non sia stato fino ad oggi. Cultura e turismo? Ad oggi il turismo, per quanto si sia sviluppato, non è sufficiente, ha ancora un ruolo marginale nell’economia, salvo che per Assisi, e deve ancora crescere molto. Perugia e l’intera Umbria devono però investire soprattutto nella cultura intesa come creazione di nuove idee e innovazione, perché il futuro dell’economia della cultura passa principalmente per le industrie culturali e creative, per una creatività e capacità di innovazione che parte dalla cultura e si deve riflettere in tutti i settori dell’economia. Dopo il 2019 Perugia, Assisi e l’Umbria dovranno avere il più possibile questo profilo, con o senza titolo di capitale europea della cultura.
 

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Tag: città
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