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Intervista al direttore Operations. Monito a Rfi e Comune: "Serve un cronoprogramma entro la primavera per completare la rigenerazione di un’area dalle grandi opportunità"

Ripa (Ntv): "Tiburtina poteva essere un’oasi di modernità ed è una cattedrale nel deserto"

di Paola Pierotti | pubblicato: 09/12/2014
"Noi privati abbiamo creduto e crediamo nelle opportunità di quest’area, ci alleiamo per far diventare realtà il progetto di trasformazione urbana di Tiburtina"
Paolo Ripa
Ripa (Ntv):
"Noi privati abbiamo creduto e crediamo nelle opportunità di quest’area, ci alleiamo per far diventare realtà il progetto di trasformazione urbana di Tiburtina"
Paolo Ripa

“All’inizio degli anni 2000 c’è stato un momento magico nella pianificazione dello sviluppo urbanistico delle aree metropolitane: è stato siglato un patto tra le grandi città italiane e le ferrovie con la cosiddetta cura del ferro”. Paolo Ripa, direttore Operations Nuovo Trasporto Viaggiatori (Ntv) parte da qui per fare un bilancio di questi 15 anni e per concludere che “Roma Tiburtina è frutto di una grande visione ma di una carente implementazione: rispetto ad altre operazioni di trasformazione urbana come quella di Milano Garibaldi e Torino Porta Susa, l’area a ridosso della nuova stazione AV della capitale non è finita e non si sta facendo quanto necessario per recuperare il tempo perduto”. “Il tempo consuma le risorse” continua Ripa, e Ntv lancia un monito a Rfi e Comune chiedendo cooperazione per completare il piano di rigenerazione di un’area dalle grandi opportunità.

Direttore, quante persone gravitano su Tiburtina ogni giorno grazie a Italo?
Italo propone un’offerta di circa 20mila posti ogni giorno, con un transito di poco meno di 50 treni. Abbiamo collegamenti sistematici per Napoli, Firenze, Milano e per tutte le principali città italiane connesse dall’Alta Velocità.

In pochi Paesi tra cui il nostro il binomio rigenerazione urbana e infrastrutture non è sempre verificato. Dal suo punto di vista ci spiega le criticità e le opportunità di questa relazione?
La cosiddetta cura del ferro si reggeva su tre dimensioni: lo sviluppo AltaVelocità/AltaCapacità che connetteva le principali aree urbane del Paese con la ‘metropolitana d’Italia. Due: lo sviluppo dei nodi del sistema di mobilità ferroviaria locale. Tre: il coerente sviluppo della città magari concentrando le cubature del sistema terziario che era il più arretrato, spostando quindi il direzionale dai centri storici e dotando le città di moderni centri cablati.

Torino e Milano sicuramente hanno realizzato questo progetto: Porta Garibaldi a Milano nasce da questa visione. E’ interessante osservare che sia a Milano che a Torino le grandi banche sono protagoniste di questo piano: nel capoluogo torinese sta salendo la torre San Paolo e a Milano c’è l’headquarter Unicredit.

Anche per la rigenerazione dell’area di Roma Tiburtina è in campo un gruppo bancario: Bnp Paribas. I privati stanno investendo. Che cosa manca?
Tiburtina poteva essere un’oasi di modernità ed è una cattedrale nel deserto. Sul lato Portonaccio/Bologna non si è fatto nulla in termini di riqualificazione. I privati qui sono protagonisti di scelte di futuro pionieristiche ma non possono non trovare il sostegno delle Rete ferroviaria italiana: rispetto a due anni fa vediamo un minimo di servizi ai passeggeri ma l’inerzia ci preoccupa. Manca però l’ultimo miglio per realizzare la modernità sognata dagli urbanisti e dai vertici delle ferrovie: o le forze sono finite e si dichiara che ci si ferma oppure si fa lo scatto finale.

Più concretamente?
Manca veramente poco per ultimare la fase minima funzionale di Tiburtina e aprirla ai grandi flussi. Bisogna completare i collegamenti alla nuova tangenziale, realizzare dei parcheggi, far funzionare la stazione di interscambio, ancora più semplicemente intervenire sulla segnaletica.

Il ruolo di Rfi?
Rfi, con il suo ruolo di sviluppatore, deve continuare la sua attività di valorizzazione delle aree facendo decollare l’area dal punto di vista immobiliare commerciale: le stazioni non vivono di soli passeggeri, serve lavorare sul tessuto dei servizi.

E al Comune cosa chiede Ntv?
L’Amministrazione comunale non può essere assente: il sindaco Marino un anno fa aveva annunciato che avrebbe fatto alla stazione Tiburtina i suoi acquisti di Natale, è tempo di farlo, dando in questo modo il suo contributo allo sviluppo del centro.

A Tiburtina, dentro Casa Italo, Ntv ha scelto di raccontare il progetto del nuovo Headquarter di Bnl-Bnp Paribas. Perché per voi è importante partecipare a questa iniziativa?
Noi privati abbiamo creduto e crediamo nelle opportunità di quest’area, ci alleiamo per far diventare realtà il progetto di trasformazione urbana di Tiburtina. Resta il fatto che non possiamo più attendere molto dalle istituzioni: a Rfi e Comune chiediamo di prendere degli impegni entro la primavera.

Una sorta di ultimatum?
Senza la condivisione di un cronoprogramma Ntv sarà costretta a chiedere l’uscita da Tiburtina, spostando tutti i suoi treni a Termini (mantenendo ovviamente una fermata a Tiburtina). Siamo a un punto di svolta: noi privati non ci possiamo fare carico di una realtà incompiuta, per anni abbiamo dimostrato di voler dare valore all’hub di Tiburtina ma non possiamo farlo da soli e se il mercato continua a preferire Termini (mancando i servizi a Tiburtina) non ci sono le condizioni per un gruppo privato come il nostro di restare, arrecando un danno all’impresa.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Tag: commerciale; masterplanning; uffici
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