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I doni dell’archistar locale, una carta per il capoluogo ligure per aggregare fiducia e creare consenso

Renzo Piano e Genova: 15 anni di annunci, plastici e presentazioni pubbliche

di Paola Pierotti | pubblicato: 10/09/2018
Oltre alla torre dei piloti, sono stati dei regali dell'architetto-senatore anche l'Affresco, il Blueprint e il Waterfront di Levante. Ultimo, in ordine cronologico, il ponte.
Renzo Piano e Genova: 15 anni di annunci, plastici e presentazioni pubbliche
Oltre alla torre dei piloti, sono stati dei regali dell'architetto-senatore anche l'Affresco, il Blueprint e il Waterfront di Levante. Ultimo, in ordine cronologico, il ponte.

Nella trasformazione della città di Genova, l’architetto Renzo Piano ha avuto un ruolo essenziale a partire dalla Colombiadi nel 1992, e poi nel 2004 quando la sua città è stata capitale europea della cultura. Negli anni ’90, erano poche le città italiane a potersi permettere di ingaggiare un professionista d’alto livello, e Piano è stato un assist importante per il capoluogo ligure. Obiettivo raggiunto per il marketing territoriale, al quale sono seguiti tanti altri tentativi, ingaggi, doni e annunci, con un link forte tra Piano e la sua città, che non è mai venuto meno, nonostante i cambi di amministrazione, in Comune e in Regione.

Negli ultimi 20 anni Piano ha legato il suo nome alla definizione delle linee guida per una nuova visione per connettere porto e città (con l'Affresco, il Blueprint e il Waterfront di Levante),  al progetto di un villaggio hi-tech, a quello per la nuova torre piloti dopo il disastro del 2013 e ora per il nuovo Ponte (post-Morandi).

Tra il 2003 e il 2004, a Renzo Piano era stato affidato l'incarico di sviluppare il progetto del cosiddetto Technology Village (ribattezzato Leonardo) per far sorgere alle porte della città di Genova, nel cuore dell'area industriale ponentina, un hub che avrebbe unito ricerca e formazione, produzione e servizi, sotto la regia di Genova High Tech Spa. Anni di stand by per la cittadella dell'alta tecnologia, sulla sommità della collina degli Erzelli, “da costruire in otto anni”, per la quale Piano aveva messo a punto le linee guida con un sistema di sei torri, per 10mila posti di lavoro, in un ampio parco urbano. Un progetto che è servito fin da subito in ogni caso come operazione di comunicazione, per creare consenso locale e attirare investitori internazionali. Un'opportunità che Genova ha valorizzato nel tempo, giocando spesso la carta "Renzo Piano" per raccontarsi oltre i confini locali, e aggregare fiducia. 

Negli anni cambiano i vertici, compresi quelli dell’Autorità Portuale, ma l’archistar genovese rimane in prima linea. Nel 2004 Piano ha presentato alla città il suo “Affresco”, un progetto da 4 miliardi di euro per realizzare grandi infrastrutture, con tre fasi di implementazione, la prima a 6 anni, la seconda a 12 e la terza a 18, elaborato per conto di Regione, Comune e Provincia. Dopo i grandi eventi, Genova prova ad ingranare la marcia per disegnare un futuro diverso, e Piano è il fautore di questo megaprogetto volto a spostare lo scalo marittimo verso il mare, per far spazio a un waterfront ludico, turistico e nautico. La bozza prevedeva un rafforzamento del porto verso il mare, specie nell'area di Sampierdarena, la costruzione di un'isola petroli in mare aperto, la delocalizzazione delle riparazioni navali. Il tutto affiancato da porticcioli turistici, dall'abbattimento della strada sopraelevata e dalla realizzazione del tunnel stradale sotto il porto. 

Nell'area del Porto Antico si è costruito l’Acquario, con una forte capacità attrattiva, e poi il Museo del mare. Non si conosce ancora l’esito invece di quella maxi-operazione che è la riqualificazione di Ponte Parodi iniziata negli anni Duemila, con un ambizioso progetto nato da un concorso internazionale, vinto da UN Studio, rivisitato negli anni, congelato in una querelle ancora irrisolta tra pubblico e privato. Operazione, quest’ultima che poteva essere un reale volano per concretizzare la trasformazione urbana legata ai temi del tempo libero, della nautica e delle attività sportive.

L’Affresco di Piano era stato un “regalo” alla città, immaginando nuove isole per l’aeroporto, il raddoppio del porto e della fiera, tanto verde e nuove importanti infrastrutture. E per passare dal disegno alla realtà, lo stesso Piano si era fatto promotore di una campagna pro-concorsi, definiti nel dettaglio da un’Agenzia per il Waterfront e il Territorio (un organismo inter-istituzionale, costituito ad hoc da Autorità Portuale d’intesa con Regione, Provincia e Comune), con lo stesso Renzo Piano coordinatore progettuale. L’Agenzia aveva un ruolo tecnico-operativo e di coordinamento, allo scopo di condividere la visione strategica e di sviluppo del nuovo assetto del waterfront, anche mettendo a confronto altre idee e recependo indicazioni dagli stakeholder. Per un paio d’anni l’Agenzia, grazie alla stretta collaborazione con RPBW, ha predisposto e aggiornato la documentazione descrittiva e cartografica per permettere all’Autorità Portuale di valutare le proposte e sviluppare gli approfondimenti tecnici. Il risultato? Venti punti condivisi con le linee guida per comporre un mosaico dello sviluppo armonico di città e porto, chiarendo che  “la progettazione architettonica di dettaglio doveva essere sviluppata attraverso concorsi che costituiscono una straordinaria occasione di confronto culturale”. Dieci le aree individuate: Voltri, Multedo, tre a Sestri Ponente, Cornigliano (concorso già assegnato e mai diventato realtà), Calata Gadda, Città del Mare, Piazza Rossetti e un nuovo parco urbano a ridosso dell’aeroporto. Dieci opportunità nell’ambito dei 22 km di waterfront ideati da Piano, rimasti un nulla di fatto. 

Prima dell’estate del 2007 Piano era ritornato in auge per la sua Genova, con una trentina di idee, arruolato come consulente per le questioni urbanistiche e territoriali dal nuovo sindaco Marta Vincenzi. Si parlava di una monorotaia al posto della strada sopraelevata, di una linea metropolitana di superficie lunga una ventina di chilometri, di diecimila alberi per ridare verde alla città, di un sistema di parcheggi di cornice. “Niente colate di cemento”, iniziative da realizzare nell’arco di 10-15 anni per tracciare una rinnovata visione per la città ligure.
Per dare corpo a questa iniziativa, Piano aveva annunciato di avvalersi di un laboratorio, “Genova urban lab”, in cui avrebbero lavorato dei giovani collaboratori internazionali, selezionati anche qui attraverso un concorso. Bottega che poteva essere immaginata come un terreno di coltura per un nuovo Piano regolatore della città. A bordo c’erano dei tutor internazionali come Richard Rogers, consulente del sindaco di Londra, lo spagnolo Oriol Bohigas e l'americana Amanda Burden, responsabile del dipartimento di urbanistica di New York, e Fincantieri aveva costruito una “chiatta-laboratorio” alla fonda nel porto di Genova.

Tra le iniziative di cui più si è parlato, prima con l’Affresco, poi confluita in quest'ultimo Urban Lab, c’era il Lido, con le potenzialità di diventare un primo tassello nell'ampio piano di riqualificazione del waterfront del capoluogo ligure. La presentazione del progetto, firmato da Obr Open Building Research guidato da Paolo Brescia e Tommaso Principi (quarantenni con gavetta nello studio di Renzo Piano) è stata fatta a settembre del 2008 da due promotori privati (Value Services e Nuovo Lido El.Fra). Si trattava di un’area di 40mila mq di cui 12mila dedicati allo stabilimento balneare, un’operazione da concludere in 18-24 mesi, una volta approvato il progetto, con un investimento tra gli 85 e i 95 milioni. Il Nuovo Lido era stato studiato in base all’Affresco ideato da Renzo Piano per Genova, ai cosiddetti “Quaderni” per Urban Lab a cura del Renzo Piano Building Workshop, e ai “Criteri guida di orientamento per la riqualificazione del litorale” elaborati dal Comune di Genova. Un progetto, con annessa presentazione pubblica, anche questo rimasto sulla carta.

Nel 2013 l’architetto Renzo Piano viene nominato senatore a vita, un riconoscimento che cambia il percepito come personaggio pubblico. Piano mette in piedi il team del G124 (dal nome della stanza a palazzo Giustiniani) e si concentra sul tema delle periferie; negli anni si occupa di post sisma ed entra anche nella partita Casa Italia. E proprio con questo ruolo specifico, “da senatore”, ha precisato l’architetto genovese, Piano ha fatto il suo dono più recente a Genova: il progetto sul viadotto Polcevera per il "dopo" Ponte Morandi.

Nel 2013, intanto per il Porto di Genova, Piano ha messo a punto anche un concept per una pala eolica sperimentale, cogliendo l'opportunità del fatto che Enel Green Power aveva presentato un progetto di eolico sulla diga foranea del porto e in vista di una candidatura ad un bando Ue da 10 miliardi per le città più sostenibili.

Ma è nel 2015 che Piano ha presentato la sua soluzione per la ricostruzione della torre piloti, abbattuta dalla nave Jolly Nero nel maggio 2013. La nuova torre sarà posizionata sull’estremità di Levante del porto di Genova, in corrispondenza della nuova Darsena della Fiera, sarà alta 60 metri, costruita in acciaio, con due ascensori che porteranno da terra fino alla sala di controllo e sarà un progetto green grazie all’installazione di alcuni pannelli fotovoltaici che ne copriranno in larga parte i bisogni energetici. Data presunta per la consegna dell’opera era il 2017.

A settembre 2015 Renzo Piano torna sul tema della visione urbana e dona alla Città di Genova una nuova visione, il cosiddetto Blueprint, “un apporto libero e gratuito per il futuro urbanistico, portuale, industriale e sociale di Genova, un disegno d’insieme che lascia spazio alla messa a punto, a seguito della quale – si legge nella presentazione sul sito del Comune di Genova – verranno banditi concorsi per la realizzazione dei diversi ambiti di progettazione”. Si va da Porta Siberia a Punta Vagno, con l’obiettivo di far tornare Genova ad essere una città di mare.

Tra il 2016 e il 2017 è stato indetto un solo concorso, di idee, per l’area dell’ex Fiera. In gara c’erano 76 gruppi internazionali, il concorso era stato gestito da una piattaforma digitale di successo, in giuria il presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti italiani. Esito? Dieci progetti ex aequo e un nulla di fatto. Il sindaco Marco Doria aveva commentato: "Un vantaggio non avere un vincitore perché potremo attingere il meglio dai singoli. L’amministrazione mobiliterà gli investimenti sulla base delle idee ricevute". Per questa operazione si parla di una disponibilità governativa di 15 milioni, erogata dal Mibact e in delibera al Cipe, oltre a una concreta manifestazione di interesse da parte di Invimit.

La Spim confidava in un disegno imprenditoriale che guardasse al futuro, e non una semplice iniziativa immobiliare. E su questa linea ha ripreso le fila, con una nuova vitalità e promettendo fattività e concretezza, anche la nuova giunta, sotto la guida del sindaco Marco Bucci che ha portato il tema del Waterfront di Levante al Mipim di Cannes 2017, con un nuovo disegno, altro dono, che ancora una volta fa capo a Renzo Piano, presentato nell’autunno del 2016. Rispetto al quale non si fa apparentemente menzione dell'eredità dei contributi offerti con il concorso di idee.
Se il Blueprint era una prima impostazione, due anni dopo, con una nuova amministrazione, “dopo mesi di ascolto e concertazione – raccontava l'architetto genovese – è nato il nuovo piano per il Waterfront di Levante che consiste in opere marittime propedeutiche al recupero dell’affaccio a mare della città, da piazzale Kennedy dove ci sarà una nuova spiaggia urbana, fino al Porto Antico. Un piano che prevede un mix funzionale da mettere a punto con il supporto degli imprenditori privati”. L’idea è quella di sviluppare l’area per tasselli, iniziando con dei project financing a partire dal Palasport e con interventi di demolizione a partire dall’ex Nira. E proprio nei giorni del crollo del Ponte Morandi si chiudeva la gara per una prima manifestazione di interesse per cercare operatori interessati alla valorizzazione di questo pezzo di città.

Agosto e settembre 2018. Dopo il crollo del Ponte, nel braccio di ferro fra M5S e il Governatore della Regione Liguria, Giovanni Toti, per le modalità di realizzazione del nuovo Ponte di Genova, arriva a sorpresa l'annuncio di una prima visita dell’architetto e senatore Renzo Piano che consegna “in regalo alla città” un’idea progettuale e un plastico per la ricostruzione dell'infrastruttura e della zona sottostante. Pochi giorni dopo, Piano ritorna in una conferenza stampa con lo sviluppo del progetto e ne spiega i dettagli, "un ponte in acciaio, come una nave, con 43 lampioni a memoria delle vittime, che durerà mille anni". In prima battuta, tra l'altro, come aveva fatto con l’Affresco e poi con il Blueprint, Piano non ha mancato di ricordare l’opportunità di selezionare i progetti attraverso dei concorsi di progettazione aperti ai giovani.

Per il dopo-Ponte Morandi, Piano ha presentato la sua idea, non si sa ancora se sia un diagramma da elaborare, completare e finalizzare, o se un progetto da calcolare. Si parla di società di ingegneria e imprese già al suo fianco. Tra l’annuncio e la concretizzazione, ancor più che in altre circostanze, oggi c’è un mare di altre questioni: chi costruirà il ponte, come lo si pagherà, come si gestirà il rapporto con Roma. In questo caso però, ancor più che negli altri, bisogna fare presto e non fermarsi ad un annuncio in conferenza stampa.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Tag: città; masterplanning
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