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Dieci domande a Thomas Miorin, co-ideatore della convention in programma a Riva del Garda il 25 e 26 settembre 2014)

REbuild: "Rigenerazione urbana, il mercato in rete per innovare il modello (italiano) di business"

di Paola Pierotti | pubblicato: 30/05/2014
"All’estero le iniziative congressuali e fieristiche sui temi della riqualificazione del patrimonio traducono di fatto una specifica strategia nazionale. Ecobuild in Inghilterra è mirata ad esempio sul low carbon, e a questo obiettivo pubblico e privati riconducono politiche, proposte commerciali e di servizi"
Thomas Miorin
REbuild:
"All’estero le iniziative congressuali e fieristiche sui temi della riqualificazione del patrimonio traducono di fatto una specifica strategia nazionale. Ecobuild in Inghilterra è mirata ad esempio sul low carbon, e a questo obiettivo pubblico e privati riconducono politiche, proposte commerciali e di servizi"
Thomas Miorin

Il 25 e 26 settembre 2014 la filiera delle costruzioni e dell’immobiliare si da appuntamento a Riva del Garda per la terza edizione di REbuild. L’evento internazionale dedicato alla riqualificazione e alla gestione del patrimonio, promosso da Habitech, Distretto Tecnologico del Trentino, Progetto Manifattura e Rivafiere, scalda i motori con l’obiettivo di rafforzare un network di operatori pubblici e privati.

REbuild è una kermesse senza politica: i protagonisti sono le aziende, i costruttori, la finanza, le Pa, le banche, i progettisti e policy maker. “L’evento è pensato come una piazza dove gli attori della filiera si incontrano per condividere punti di vista diversi e parlare con un linguaggio condiviso” così Thomas Miorin, co-ideatore con Gianluca Salvatori dell'evento REbuild, racconta a PPAN (media partner dell'evento) la forza di un evento che non vuole essere una macchina commerciale “per fare lobby”, ma si promette di “costruire una consapevolezza condivisa” tra gli attori del sistema, per definire la via italiana della rigenerazione urbana e per diffondere, concretamente, operazioni di deep retrofit.

La recessione economica ha avuto ricadute dirette sulla rigenerazione urbana. Ingegnere, dal vostro punto di vista quando la crisi è stata un freno e per quali aspetti è stata invece un volano?

Ovviamente la mancanza di risorse ha frenato le iniziative di sviluppo e rigenerazione delle città: oggi non ci sono condizioni certe in termini di prospettive e inevitabilmente si ostacolano i piani di investimento per i processi di riqualificazione di grande scala. D’altro canto invece, si sono riunite le forze intorno al tema dell’efficientamento energetico a cui si è data una risposta ingegneristica studiando le singole componenti e dando attenzione alle prestazioni. Un passo avanti ma la svolta ci sarà davvero quando l’integrazione sarà una parola d’ordine.

La crisi ha spinto l’acceleratore anche nella sperimentazione di nuovi modelli, penso ad esempio alle Esco. Ancora, in questi ultimi anni si è rafforzata un’interessante correlazione tra investimento e qualità del prodotto immobiliare: si è riallineato il binomio qualità e valore.

Citando il sindaco della città brasiliana di Curitiba"If you want creativity, take one zero off your budget; if you want sustainability, take two zeroes off your budget”.

Siete arrivati alla terza edizione di un grande evento, quali sono i principali motivi che vi spingono a mettere in moto la macchina organizzativa? 

La crisi ha favorito il dialogo tra i soggetti della filiera, ora bisogna lavorare perché Pa, investitori, progettisti, costruttori e clienti finali trovino l’anello di congiunzione focalizzando le loro iniziative verso nuovi obiettivi. Organizzare un evento come REbuild è una grande fatica ma riteniamo sia un luogo necessario per il dibattito e per allargare la rete dei contatti. Sono stati gli operatori del settore al termine della scorsa edizione a spronarci a continuare nell'organizzazione dell'evento.

All’estero le iniziative congressuali e fieristiche sui temi della rigenerazione urbana traducono di fatto una specifica strategia nazionale. Ecobuild in Inghilterra ad esempio è focalizzata sul low carbon e a questo obiettivo pubblico e privati riconducono politiche, proposte commerciali e di servizi.

In Italia questa strategia nazionale così delineata ancora non c’è e REbuild, evento promosso dal mercato, si propone di adottare un approccio pratico a larga scala, qualche esempio concreto?

In Italia sono ancora pochi i fondi immobiliari o sgr in grado di esporre chiamanente elementi e strategie che riguadano l’efficientamento del patrimonio: ci sono ancora pochissime best practice di deep retrofit, green retrofit o carbon retrofit. REbuild invita ogni anno soggetti internazionali che hanno strategie mirate nel mondo del real estate. Sebbene il nostro evento non sia politico i legislatori dovrebbero venire per imparare qualcosa.

Dal governo alle associazioni di categoria, a parole la riqualificazione sembra essere al centro dell’agenda economica e politica del paese, dal vostro osservatorio è davvero così?

La riqualificazione non è realmente al centro dell’agenda del Paese: c’è una rinnovata disponibilità in termini di incentivi, si discute di efficientamento ma manca un programma nazionale con una visione audace come quello che hanno adottato paesi come la Gran Bretagna e altri del Nord Europa.

Avere un programma nazionale vuol dire avere una strategia complessiva, con una visione di ampio respiro.

REbuild nasce dalle imprese con la convinzione che se il mercato non funziona non è possibile fare lobby, REbuild riunisce la filiera perché ci si allinei su soluzioni che funzionano. Di fatto prepariamo il terreno su cui si dovranno realizzare le politiche di sviluppo. Non a caso ci sono importanti player come Assoimmobiliare, Anci, Ance, Finco, KyotoClub. Sono loro la testa di ponte su chi dovrà imprimere una svolta alla politica di crescita economica del paese.

A chi è rivolto REbuild?

L’evento è organizzato per creare una consapevolezza condivisa, per approcciare il tema della rigenerazione urbana a scale diverse: i progettisti, la finanza il real estate, gli impiantisti, sono tutti protagonisti invitati a far crescere un terreno comune e sviluppare un linguaggio condiviso.

Le banche, la finanza, le assicurazioni? E i progettisti che ruolo hanno?

Visto che le risorse sono limitate, a loro si chiede di proporre condizioni operative diverse capaci di apprezzare le performance energetiche. Servono nuovi modelli di business, per tutti. Servono architetti e ingegneri capaci di fare integrazione: bisogna pensare ad un prodotto immobiliare coerente in termini di architettura, ingegneria, efficienza energetica, non si vende più un concept architettonico di alto profilo.

Quindi, non si va da nessuna parte se non si condivide il linguaggio tecnico, economico e del mercato?

Bisogna rompere la barriera della pigrizia mentale: non si chiede all’architetto di saper fare un piano economico ma di saper dialogare con chi si occupa di impianti e di finanza, pensando all’utilizzatore finale del prodotto immobiliare. Numerose banche confermano che l’80-90% del budget di richiesta dei mutui per progetti di riqualificazione viene sforato. Le ricadute sono finanziarie per la banca e per l’affittuario che non di rado non si può permettere l’operazione.

Smart city, sostenibilità, resilienza, retrofitting, il vocabolario si è arricchito ma concretamente a che punto è l’Italia rispetto agli altri paesi?

La riqualificazione è una valanga che coinvolge sempre più soggetti ma in Italia continua a mancare una strategia. Manca la regia e la determinazione che si riscontra in tanti paesi del Nord Europa. Per quanto riguarda il retrofitting ci sono paesi che hanno fatto scelte importanti: in Danimarca ad esempio sono ormai vietate le transazioni di edifici che non siano almeno di classe D o E, ci sono stati che hanno definito target più alti delle indicazioni dell’Ue, o che hanno strategie carbon molto forti ed esigenti.

Italia fanalino di coda ma, arrivando tardi, in cosa può distinguersi?

Il made in Italy è un punto di forza quando si parla di funzionalità e gli italiani hanno un mercato aperto all’estero. Si può esportare valore adottando un approccio orientato a integrare soluzioni tecniche, finanziarie ed estetiche. In Brasile Habitech ha da poco partecipato ad una missione cercando di comunicare il valore aggiunto della prefabbricazione: la filiera dovrebbe innovarsi, il cantiere anche ma con nuovi modelli si può allargare il mercato anche oltre i confini.

REbuild prevede anche un Premio per progetti costruiti. Quali sono le vostre aspettative?

Il premio, arrivato alla sua seconda edizione, premia la collaborazione tra progettisti, costruttori, promotori e utilizzatori. Nel 2014 l’iniziativa è rivolta a due categorie di progetti, residenziale e destinata a corporate users. Ci aspettiamo casi ancora più qualificati di quelli presentato l’anno scorso, non ci aspettiamo migliaia di candidature perché sappiano non è facile rispondere alle richieste per cui è necesario interlocuire con il tenant e con il committente, in cui bisogna studiare le bollette. Per partecipare servono dati: per noi il premio è un termometro del mercato, per capire a che punto è la filiera. Già partecipare sarà una sfida.

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