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Sesta edizione dedicata all’offsite: la produzione si sposta dal cantiere alla fabbrica

REbuild 2017: la filiera italiana fa squadra e spinge verso l’artigianato industriale

di Paola Pierotti | pubblicato: 22/06/2017
REbuild 2017: la filiera italiana fa squadra e spinge verso l’artigianato industriale

Ci sono le aziende italiane specializzate nella produzione di involucri per l’architettura e l’edilizia come FocchiStalbau Pichler e Manni. Ci sono i gruppi internazionali come il colosso francese Bouygues, che dai sistemi tradizionali ha sposato la digitalizzazione e la manifattura, e la piccola impresa olandese Renolution che con 20 persone in azienda si è ritagliata una nicchia di mercato capace di intercettare opportunità interessanti per il retrofit. C’è Percassi, in rappresentanza del mondo dell’immobiliare e non mancano gli architetti come Alfonso Femia dello studio 5+1AA o Vicente Guallart co-fondatore dell’istituto per l’Architettura Avanzata di Cataluna, rappresentante internazionale di quei progettisti che sposano l’innovazione in edilizia con la rigenerazione urbana. REbuild 2017 ha chiuso il cerchio riunendo a Riva del Garda la filiera delle costruzioni e spiegando, con storie concrete che non c’è via alternativa allo sviluppo del settore delle costruzioni, copiando dalla manifattura. Lo slogan “off site”, richiamando il fatto che la produzione si sposta dal cantiere alla fabbrica, si racconta con le parole di Jan Willen Sloof, ceo di Renolution, “le imprese tradizionali di costruzioni pensano in termini di soluzioni puntuali, parziali. Con questo approccio è impossibile diventare un’impresa edile ad approccio industriale. Noi pensiamo come un’industria di auto. L’industria automobilistica consegna un prodotto finito chiavi in mano – spiega Sloof – scelto da un cliente finale nelle sue infinite opzioni e viene fornito con una chiara garanzia di prestazione”.

Anche Guallart ricorda che “le aziende ad alta tecnologia dicono che le autovetture sono un computer con ruote (sviluppato da Google, Tesla o Apple) perciò gli edifici autosufficienti dovrebbero essere computer con pareti. Si può innovare l’habitat – case, edifici e quartieri – investendo sull’innovazione”.

Da Miami a Singapore sono molte le storie di successo portate a termine dal gruppo Bouygues che ha precisato che l’innovazione è legata al marketing, alla ricerca, alla sostenibilità. “Facciamo in modo che ogni nostro cantiere – racconta Pierre Berrelet – sia luogo di innovazione. Abbiamo investito nel tempo, dal 2D al 3D, prima sviluppando il modulo di una parete poi quello di un volume, dal cantiere siamo passati all’off site, abbiamo iniziato con strutture edilizie tradizionali avvicinandoci sempre di più a quelle elettriche e meccaniche”.

Dai francesi di Bouygues agli italiani di Focchi, gli operatori attenti ai temi dell’industrializzazione concordano che in azienda cambiano le professionalità: il personale deve essere specializzato e deve portare valore aggiunto nei processi di innovazione. “Molto spesso proviene dal mondo della manifattura, più che da quello dell’edilizia tradizionale” ha dichiarato Maurizio Focchi. “Le sinergie con i fornitori – aggiunge Jacopo Palermo di Percassi - diventano determinanti e sono vere e proprie partnerhsip, non subappalti di servizi. Oggi il general contractor è di fatto un assemblatore. Si confrontava con realtà edilizie con una forte incidenza di manodopera e oggi ha a che fare con prodotti innovativi che danno valore aggiunto all’intera filiera. Ecco che gli sviluppatori e i costruttori assumono un importante ruolo di coordinamento”.

Dal design alla manifattura, “si va verso l’industrializzazione – ripete Thomas Miorin, anima di Rebuild - senza dimenticare che la qualità dell’artigianato è determinante per offrire un prodotto d'eccellenza, mai standardizzato. Offsite non significa solo robot, è sinonimo di innovazione”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Tag: energia; tecnologia
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