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Ecco i dati dell’analisi del Centro studi del CNI

Professionisti: liquidità per poche settimane e drastica riduzione del fatturato

di Chiara Castellani | pubblicato: 12/06/2020
Il 77% degli intervistati in questi mesi di chiusura ha portato a termine soprattutto i lavori acquisiti prima della pandemia. Ancora, il 13% ha cercato di proporsi a committenti privati e il 10% ha lavorato su gare pubbliche.  
Professionisti: liquidità per poche settimane e drastica riduzione del fatturato
Il 77% degli intervistati in questi mesi di chiusura ha portato a termine soprattutto i lavori acquisiti prima della pandemia. Ancora, il 13% ha cercato di proporsi a committenti privati e il 10% ha lavorato su gare pubbliche.  

Riduzione drastica del fatturato e liquidità ancora per poche settimane: questa in sintesi l’analisi del Centro Studi CNI sulla situazione degli ingegneri dovuta all’emergenza sanitaria causata dal Covid-19 e portata avanti durante il lockdown su oltre 8.500 iscritti. Nessuna sorpresa, stando alle dichiarazioni raccolte già all’inizio della pandemia da Gabriele Scicolone, presidente Oice, o da Francesca Federzoni presidente Politecnica.  

Aiuta dare uno sguardo ai numeri: i primi 4 mesi del 2020 hanno registrato una perdita di fatturato pari a -24% e una riduzione dell’attività professionale del 60 per cento. Per questo primo quadrimestre, per il 75% degli intervistati la riduzione del volume d’affari rispetto allo scorso anno ha superato il 30 per cento. Nonostante il 9,3% abbia segnalato un incremento dell’attività e del fatturato e per il 15% quest’ultimo sia rimasto stabile, è lampante che in generale si registrano perdite pesanti.

In prospettiva la situazione si fa preoccupante: se fra un paio di mesi non verranno presi dei provvedimenti efficaci, non ci sarà liquidità per la gestione degli studi. Per più di un quarto degli ingegneri coinvolti nell’analisi del CNI, questo tempo si riduce tra l’altro ad un mese.

A subirne gli effetti saranno principalmente gli studi più piccoli, soprattutto perché l’attività lavorativa è stata rallentata significativamente nelle settimane del lockdown e la ripresa sposterà molto più in là il momento di incassare i pagamenti che deriveranno dai lavori in lenta ripartenza. Ancora una volta, per affrontare il problema si chiedono strumenti straordinari di facile e rapido accesso.

Un ulteriore dato raccolto nell’analisi del CNI apre una riflessione sulle prospettive future: il 77% degli intervistati in questi mesi di chiusura ha portato a termine soprattutto i lavori acquisiti prima della pandemia. Ancora, il 13% ha cercato di proporsi a committenti privati e il 10% ha lavorato su gare pubbliche. 

Per rientrare quindi dei costi, si è cercato di acquisire crediti pregressi, soprattutto presso le Amministrazioni pubbliche. Situazione che può essere solo temporanea e inattuabile nel lungo periodo.

Il quadro emerso non è però una sorpresa. «Ci aspettavamo una china discendente per molti studi professionali, anche se stando ai dati raccolti dal CNI non risulta così diffusa – afferma il Presidente del CNI Armando Zambrano – ma servono delle azioni immediate: rimodulazione straordinaria delle aliquote fiscali, un maggiore livello di detrazioni delle spese legate all’attività professionale, accesso a misure di indennizzo una tantum per i professionisti ordinistici, semplificazione assoluta delle misura di accesso al credito agevolato, innalzamento del massimale di prestito che può essere richiesto dai liberi professionisti attraverso il Fondo di Garanzia PM. E ancora, misure di incentivo a fondo perduto per i liberi professionisti al pari di quelli che verranno a breve concessi alla PMI, termine perentorio di pagamento dei debiti della PA nei confronti dei professionisti per lavori conclusi, eliminazione della ritenuta d’acconto per chi è soggetto a fatturazione elettronica, flusso di investimenti in opere pubbliche non sia interrotto, incentivi per le ristrutturazioni edilizie e la messa in sicurezza degli edifici facilmente e prontamente accessibili, semplificazione delle norme in materia di appalti pubblici».

Il rapporto evidenzia infine come per molti ingegneri per cui non è stato possibile accedere ai 600 euro previsti per i liberi professionisti, l’indebitamento sia l’unica via percorribile per fronteggiare i mesi che verranno. Il 5% degli intervistati iscritti a Inarcassa ha già fatto richiesta per accedere al prestito a tasso 0.

Nota positiva: nonostante tutto nelle scorse settimane, in previsione dell’allentamento, il 49% rispondeva positivamente sul miglioramento della situazione a estate inoltrata.

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