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Disegnare architetture o mezzi della mobilità, post-pandemia. Ne parla Giovanni de Niederhäusern

Pininfarina: attenzione ai processi bottom-up, il design favorisca comportamenti sostenibili

di Chiara Brivio | pubblicato: 19/05/2020
«Ritengo che in futuro le autovetture autonome cambieranno il modo in cui vivremo le città». 
Giovanni de Niederhäusern
Pininfarina: attenzione ai processi bottom-up, il design favorisca comportamenti sostenibili
«Ritengo che in futuro le autovetture autonome cambieranno il modo in cui vivremo le città». 
Giovanni de Niederhäusern

«Quando ho iniziato a lavorare nel team di Pininfarina, ho capito che l’obiettivo di un designer d’automobili era di disegnare un oggetto con un’identità forte, con il quale le persone potessero identificarsi. L’architettura abbraccia tutta una serie di oggetti, come sono gli edifici, o le stesse città, e anch’essi hanno una forte identità con la quale ci si può identificare». Ha esordito così Giovanni de Niederhäusern, Senior Vice President of Architecture, Pininfarina, nella sua conversazione con Joseph Grima, direttore del Museo del Design Italiano di Triennale Milano, durante la diretta di Triennale Decameron sugli scenari futuri per design e architettura nel mondo post-pandemico.

Nel dialogo con Grima, de Niederhäusern ha descritto quanto, in fondo, l’automobile, gli edifici e le città non siano così diversi tra loro: sono tutti oggetti complessi e sempre più tecnologici, soprattutto laddove i costi di costruzione relativi ai sistemi digitali sono passati in pochi anni dal 20 al 50 per cento del totale. «La tecnologia si sta espandendo molto, e non solo negli edifici, anche nelle città. Gli edifici stanno diventando dei sistemi complessi come le macchine – ha aggiunto –. E le città sono come dei computer all’aria aperta. Sono come sistemi open-air».  E sui possibili effetti che questa pandemia potrà avere sugli spazi urbani, secondo de Niederhäusern «da una parte ci si sarà un ritorno alla qualità dello spazio, urbano soprattutto, e, dall’altra, si dovrà considerare il suo impatto sulla mobilità». Se il lockdown ha messo in evidenza la carenza qualitativa sia delle nostre abitazioni che delle aree in cui abitiamo, allora la crisi sanitaria potrà generare dei «processi dal basso, dove le persone chiederanno di tornare alla qualità dello spazio e delle costruzioni. Credo che questo alla fine porterà ad un cambiamento nel mercato. Un mercato che fino ad adesso è stato guidato prevalentemente dall’alto».

E riguardo alla mobilità, elemento sul quale fino ad oggi si è basata la progettazione dei centri urbani, è indubbio che ad essere stati maggiormente colpiti dalla pandemia siano stati la densità e il trasporto pubblico di massa. Da qui il rischio per il futuro di avanzare verso una «mobilità più egoistica» e privata, secondo la definizione di de Niederhäusern, con tutte le conseguenze del caso. Tuttavia, se in città come Parigi, Milano e New York si è risposto a questa crisi facendo spazio a piste ciclabili e aree pedonali, per il Vice-President queste non rappresentano soluzioni a lungo termine. «Penso che nel 2020 il design dovrebbe essere più sofisticato che semplicemente dipingere una riga bianca sulla strada». «Pensiamo a dei sistemi dinamici – ha continuato –, perché non possiamo pensare a delle strade che possano cambiare la loro funzione nel corso della giornata? Abbiamo la tecnologia per trasformare le città in tempo reale secondo le necessità degli utenti».

E sullo stretto rapporto tra città e automobili e su quanto i centri urbani in passato siano stati “a servizio” delle autovetture, da Pininfarina sottolineano come il design delle macchine dovrà obbligatoriamente sempre più orientarsi verso delle soluzioni più sostenibili dal punto di vista ambientale, e non solo con le auto elettriche. Un problema, quello dell’inquinamento, che è balzato alla ribalta proprio durante il periodo del lockdown, che ha visto un netto miglioramento della qualità dell’aria in tutti i centri urbani del mondo a causa delle restrizioni messe in atto.

«Ritengo che in futuro le autovetture autonome cambieranno il modo in cui vivremo le città. Ciò che è unico in queste macchine è che possono essere condivise – aggiunge ancora –. La mia macchina potrebbe portarmi in ufficio la mattina, andare a prendere mia madre dopo e poi ancora qualcun altro nel pomeriggio. Questo potrebbe ridurre in modo significativo il numero di auto in circolazione. Alcuni studi parlano dello stesso livello di servizio che abbiamo ora, ma con il 40-50 per cento in meno di automobili». Ma tutto dipenderà da come le città e gli stati risponderanno alla crisi sanitaria e da come riusciranno a guidare le persone verso dei comportamenti più sostenibili.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Tag: città; trasporti
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