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La storia di un rapporto simbiotico tra l’architettura, il progettista e chi racconta gli edifici per immagini

Fotografare il quotidiano: Pietracupa legge e interpreta le opere di Modus

di Milena Rettondini | pubblicato: 17/10/2017
“Marco ha iniziato a farci vedere coppie di immagini disarmoniche, spesso una era in obliquo e l’altra perpendicolare al terreno, cosa che inizialmente non comprendevo. Poi però mi sono resa conto che mi stava mostrando elementi che da sola non avrei mai visto”
Sandy Attia
 Fotografare il quotidiano: Pietracupa legge e interpreta le opere di Modus
“Marco ha iniziato a farci vedere coppie di immagini disarmoniche, spesso una era in obliquo e l’altra perpendicolare al terreno, cosa che inizialmente non comprendevo. Poi però mi sono resa conto che mi stava mostrando elementi che da sola non avrei mai visto”
Sandy Attia

Chi è abituato agli scatti grandangolari pubblicati nel main stream delle riviste di architettura di oggi, rimane un po’ spiazzato appena vede quelli di Marco Pietracupa. Nato a Bressanone nel 1967, Pietracupa si trasferisce a Milano all’età di 26 anni per frequentare l’Istituto Italiano di Fotografia, diventando in pochi anni un fotografo di moda affermato. In prestito al mondo del costruito, ha iniziato a collaborare una decina di anni fa con lo studio MoDus Architects fondato da Sandy Attia e Matteo Scagnol, con sede nella stessa città altoatesina luogo di nascita dell’artista. 

Uno stile decisamente anticonvenzionale. “Che cos’è questa roba?” è infatti stata la prima frase che ha pronunciato l’architetto Attia appena Pietracupa le ha presentato le prime immagini realizzate per alcuni dei loro progetti, dalle opere infrastrutturali fino agli arredamenti. 

Pochi scatti per intero delle strutture e molti dettagli invece degli interni, rappresentati spesso in maniera insolita e con punti di vista che sfidano ogni legge del consueto a partire dalla gravità, scardinando il senso del corpo nello spazio. “Marco ha iniziato a farci vedere coppie di immagini, da leggere come un'unica rappresentazione - ha raccontato Attia - spesso una era in obliquo e l’altra perpendicolare al terreno, cosa che inizialmente non comprendevo e che, da architetto, ho fatto fatica a leggere come armonica. Poi però - ha continuato - mi sono resa conto che mi stava mostrando elementi che da sola non avrei mai visto”.

Un corridoio con una fotocopiatrice, una stanza con dei sacchetti della spazzatura, un tappeto realizzato con il manto di un animale posizionato davanti a una finestra, una parte di soffitto con appesa la colomba rappresentante lo Spirito Santo, tradizione tipica delle case sudtirolesi. Frammenti di vita che raccontano prima l’atmosfera di un luogo e solo successivamente la sua struttura fisica, dando l’idea dell’utilizzo degli edifici, che emerge grazie a una fotografia dei dettagli, e della trasformazione che gli spazi subiscono a causa dell’uso quotidiano. 

Elemento innovativo è anche la presenza del committente in alcuni servizi. “Non è stata una cosa voluta - ha spiegato lo stesso fotografo -, il committente era presente mentre scattavo e quindi ho scelto di includerlo, come parte fondamentale della struttura”. Sulla linea delle altre fotografie, anche queste non rientrano nei canoni. Tra le altre, quella del proprietario dell’atelier realizzato da MoDus a Castelrotto (Bz), rappresentato nudo e in posizione fetale all’interno della culla del figlio. Uno scatto che partendo dalla persona e dall’oggetto in legno su cui è sdraiata lascia poi immaginare agli altri l’architettura della stanza.

Il dialogo tra Modus Architects e il fotografo Marco Pietracupa è inserito nel ciclo di eventi Obiettivo Architettura, promosso dal museo Maxxi di Roma. Nelle prossime settimane interverranno lo studio Park Associati e il fotografo Andrea Martiradonna, Gianluca Peluffo con Ernesta Caviola, Werner Tscholl con Piermario Ruggeri e Labics con Marco Cappelletti. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Tag: arte; cultura
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