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Pubblicato l’Atlante di Skira curato da Michela De Poli (MADE Associati) e Guido Incerti (Bd’A)

Paesaggi riciclati: 57 opere nel mondo che riusano cave, discariche, ex carceri

di Paola Pierotti | pubblicato: 10/12/2014
"Le situazioni sono diverse, ogni volta ci si confronta con l’opera dell’uomo, si richiede strategia e progettualità. Nelle opere selezionate non ci sono paesaggi naturali ma mega-architetture. Vogliamo comunicare il messaggio che l’architettura è fondamentale nel disegno del paesaggio e che deve sempre prevalere un segno riconoscibile"
Guido Incerti
Paesaggi riciclati: 57 opere nel mondo che riusano cave, discariche, ex carceri
"Le situazioni sono diverse, ogni volta ci si confronta con l’opera dell’uomo, si richiede strategia e progettualità. Nelle opere selezionate non ci sono paesaggi naturali ma mega-architetture. Vogliamo comunicare il messaggio che l’architettura è fondamentale nel disegno del paesaggio e che deve sempre prevalere un segno riconoscibile"
Guido Incerti

Il recupero e la re-invenzione del paesaggio come nuova possibilità di fruizione del territorio: terreni bonificati, cave recuperate, ex discariche, ambiti inutilizzati che negli ultimi anni sono stati riconosciuti per la loro potenzialità come nuova ricchezza sociale, economica e ambientale e che sono diventati occasione di forme di progetto contemporaneo. Skira ha da poco pubblicato un Atlante dedicato ai ‘paesaggi riciclati’ curato da due architetti italiani: Michela De Poli di MADE Associati e Guido Incerti di Bottega d’Architetti.

“L’atlante - racconta De Poli - nasce come ricerca nel 2010 e mostra una selezione di una raccolta di un centinaio di progetti. La data di inizio è importante in quanto il pensiero nasce ancora libero dalla successione di numerosi studi che si sono sviluppati cercando categorizzazioni strutturate”. I 57 progetti raccolti nel catalogo Skira sono tutti realizzati, “fatta eccezione per la centrale di Pascal Cribier - dice De Poli che ci sembrava importante inserire per la sua eccezionalità estrema”. Era una centrale nucleare a Cattenom, Mosella, in Francia e dovrà diventare un giardino sperimentale sull’energia in un’area di 80mila mq.

Il primo parco di recupero industriale al mondo, avanguardia del riciclaggio di strutture obsolete è il Gas Works Park di Seattle realizzato nel 1975. In Francia la società delle autostrade (SNCF) ha trasformato una cava di pietra in un'area di ristoro autostradale (La Pierre de Crazannes). A Wellesley nel Massachussets una discarica di materiali tossici è diventata un campus universitario (Alumnae Valley). Ancora, al posto di un cava in Austria a St Magarethen è stato realizzato un auditorium per concerti all’aperto, e in Portogallo a Braga è stato costruito lo stadio. “Le situazioni sono diverse, ogni volta ci si confronta con l’opera dell’uomo - dice Incerti - e si richiede strategia e progettualità. Negli interventi selezionati non ci sono paesaggi naturali ma mega-architetture. Vogliamo comunicare il messaggio che l’architettura è fondamentale nel disegno del paesaggio e che deve sempre prevalere un segno riconoscibile”.

Lo sviluppo dell’Atlante pone in successione dimensionale i diversi progetti: "a voler dire che le dimensioni di intervento possono passare dal kmq al mq - aggiunge De Poli - senza alterare la complessità degli interventi; e la “verifica” è sempre sul valore territoriale di ogni azione”. Nella maggior parte dei casi selezionati si evidenzia anche una strategia nazionale e non locale: si tratta di progetti che richiedono tempi lunghi, costanza e determinazione.

La ricerca ha avuto come primo inizio la necessità che l’ambiente recuperato fosse la risposta conseguente a una ferita che l’uomo ha provocato in determinati luoghi. “Abbiamo cercato di indagare come l’uomo ha rimediato ai danni che ha provocato attraverso l’attività industriale - racconta Incerti - avevamo iniziato con un lavoro scientifico sul tema delle bonifiche, sui tempi e le modalità di approccio. A seguire ci siamo documentati sulle tecnologie, siamo partiti dai progetti di fine ‘800 per arrivare ad oggi dove si è rafforzata una mentalità ambientalista e dove il recupero del territorio è ormai un’emergenza, nella consapevolezza che tutti i progetti sono anche generatori di nuovi profitti”.

Nell’Atlante sono stati individuati progetti che indagano in modo articolato e complesso il tema del riciclo di siti: “non tanto contenitori da rifunzionalizzare, ma luoghi in cui è tangibile la complessità del lavorare sul paesaggio e sulle relazioni con l’ambientale, il sociale, l’architettura, la storia e il valore di memoria” dice De Poli.

Il progetto-guida di questo Atlante è identificabile nelle grandi operazioni di mutazione dei territorio dell’IBA dove si legge la sovrapposizione di luoghi e siti alterati. “Nella maggior parte dei progetti - aggiunge De Poli - sono chiare le molteplici competenze e attenzioni mutliscalari e i cui esiti/processi sono particolarmente evidenti per rendere consapevoli della trasformazione i nuovi abitanti”.

Da architetti, De Poli e Incerti si sono concentrati sul valore dell’effimero del progetto, architettonico e artistico, nella consapevolezza che i progetti durano alcuni anni, sfruttano le condizioni, e poi devono cambiare. “Nei luoghi dell’industria oggi si è spostata la domanda di tempo libero: gli spazi sono gli stessi, è cambiato il bisogno e lo spazio si riadatta ad un nuovo bisogno” spiega Incerti.

Tra i progetti italiani raccolti nell’Atlante c’è l’Incompiuto siciliano di Giarre, Catania, 3 kmq di parco archeologico dell’architettura incompiuta, un esempio di lettura del paesaggio che indaga sul fenomeno delle opere pubbliche incompiute. E tra i progettisti italiani c’è lo studio Associato Secchi Viganò che ad Anversa ha progettato il parco Spoor Noord che recupera un’area ferroviaria dismessa, con importanti ricadute sull’intera città.

Tra i tanti progetti illustrati nel volume con testi, immagini e schede c’è il Parc des Iles a Drocourt, Rouvroy realizzato in Francia per la comunità di Henin-Carvin - anche con un progetto frutto di Europan8 - che si estende per 160 ettari (i primi 45 sono stati ultimati) e trasforma un sito industriale per la lavorazione del carbone in un immenso parco pubblico: gli impianti sono stati demoliti e una vastissima area pianeggiante è stata sormontata da tre cumuli di scorie. Le operazioni di scavo hanno consentito di ricavare un bacino di 7 ettari animato da isole tematiche che si alternano alle aree boscose e alle isole ‘asciutte’.

A Tokyo in considerazione della candidatura a sede dei giochi olimpici del 2016 la città ha puntato su una comunicazione legata all’ecologia e alla sostenibilità e nel 2007 ha creato una rete verde all’interno della città includendo anche una discarica di scarti industriali di 100 ettari nella baia di Tokyo (Central Breakwater, vicino all’isola artificiale di Odaiba): alla gente è stato chiesto di donare 7 euro per piantare un albero e fare della montagna di rifiuti un bosco sul mare.

In Brasile a San Paolo il Governo con il Ministero dello Sport ha promosso un importante piano di riconversione di un ex complesso penitenziario in un parco pubblico e dello sport, il Parque da Juventude, che si estende in un’area di 24 ettari, includendo anche un’area abbandonata che era stata usata come discarica di rifiuti edili.

Temi particolarmente interessanti e replicabili anche in Italia? “Sicuramente il tema del recupero delle vecchie infrastrutture, i progetti su questo tema sono molti - dice Incerti - e la High Line di New York è uno tra i tanti. Sicuramente merita attenzione anche il tema del riuso di mega infrastrutture come gli aeroporti. Queste infrastrutture vanno pensate come luoghi temporanei, già in previsione della loro dismissione”. Berlino insegna ma anche Monaco di Baviera ha trasformato il suo vecchio aeroporto in un parco pubblico che si estende tra il bacino del fiume Isar e le Alpi (Riemer Park).

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Tag: città
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