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La lectio dell’architetto Boeri nel ciclo di Lezioni Olivettiane al Maxxi di Roma

L’eredità di Olivetti nella variante urbanistica di Ivrea

di Elena Pasquini | pubblicato: 27/03/2019
Gli elementi generativi del pensiero professionale di Olivetti scorrono della nostra attività, anche per la variante al piano regolatore
Stefano Boeri
L’eredità di Olivetti nella variante urbanistica di Ivrea
Gli elementi generativi del pensiero professionale di Olivetti scorrono della nostra attività, anche per la variante al piano regolatore
Stefano Boeri

Ivrea sotto i riflettori dell’Auditorium del Maxxi di Roma, nell’ultimo degli incontri previsti nel ciclo di Lezioni Olivettiane organizzate dal Museo con la Fondazione Adriano Olivetti: la sfida per il nuovo piano regolatore è trovare il compromesso tra il contatto con la memoria della città della Olivetti e quello con le esigenze contemporanee. Ospite d’onore l’architetto Stefano Boeri, professore ordinario di Urbanistica presso il Politecnico a capo del pool di professionisti che sta lavorando alla variante urbanistica della città, nominata il 1° luglio 2018 patrimonio mondiale dell’umanità dall’Unesco.

La città industriale tra gli anni ’30 e ’60 del Novecento crebbe attorno alla fabbrica secondo l’idea - di Camillo, prima, e Adriano Olivetti, poi - che i servizi sociali si debbano frapporre alla fabbrica per permettere la contaminazione di tempo libero e tempo di lavoro, in rapporto con il territorio circostante a cui gli operai tornano. Il pensiero umanista di Olivetti, con la persona (non l’individuo) al centro, e la sua capacità di lavorare nello spazio coinvolse generazioni di architetti nella riorganizzazione spaziale di Ivrea attorno alla fabbrica, lasciando testimonianza di alcune tra le più importanti realizzazioni del modernismo e razionalismo italiano.

La variante urbanistica e l’eredità del passato - «L’operazione in atto ad Ivrea – spiega Stefano Boeri – dovrà evitare la “mummificazione” degli spazi e, insieme, di disperdere un’organizzazione spaziale molto ben conservata. La variante al Prg mantiene i concetti chiave del pensiero olivettiano del necessario rapporto tra la fabbrica e la vita civile e del legame tra l’industria e “la terra” mentre si domanda come riprodurli nell’età contemporanea, visto che ormai sono obsoleti».

Il ragionamento, ha spiegato l’architetto nella sua lectio, è partito da alcuni schemi che hanno il borgo olivettiano al loro interno, per mantenere la grande personalità di alcune porzioni del territorio e trovare le modalità di un'operazione di ricucitura urbana. La sfida riguarda anche il rapporto con la Dora e la creazione di un sistema legato ai laghi nello scambio tra agricoltura e industria, tra comunità e territorio.

L’Atlante della variante contempla un potenziamento delle infrastrutture e la riorganizzazione della città pubblica e dei servizi sovralocali, valorizzando la fascia di salvaguardia dei sistemi urbani, con Ivrea come volano di un nuovo modello di “lavorare/abitare” in equilibrio tra la città metropolitana di Torino e il policentrismo del Canavese, tra il turismo sportivo e culturale, tra il rilancio della città industriale del XX secolo e il ruolo internazionale di polo per la ricerca e l’innovazione tecnologica.

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Design e urbanistica - «La fabbrica chiede molto ai suoi dipendenti e quindi ha il dovere di restituire molto», diceva Adriano Olivetti. L’idea di comunità e del rapporto delle persone con le strutture pubbliche e private influenzò pesantemente sia le scelte industriali sia quelle squisitamente architettoniche e urbanistiche dell’azienda produttrice della mitica “Lettera 22”. Se il luogo in cui si lavora deve essere qualcosa di bello, e deve essere qualcosa di bello ciò per cui si lavora, è facile capire come la scelta di costruire stabilimenti con vetro e altri materiali trasparenti – anche per sale riunioni e uffici dei dirigenti – fosse coerente con una visione innovativa dell'architettura paragonabile a quella di introdurre lo statuto dei lavoratori con oltre un decennio d’anticipo rispetto al resto d’Italia.
L’urbanistica diventa così strumento per l’organizzazione dello Stato mentre il design, il culto per l’oggetto in sé, si inserisce naturalmente nella progettazione delle macchine. «Olivetti era molto ostinato nel ripetere che ogni individualizzazione che riconosce una persona attraverso un’attività toglie forza alla persona stessa», afferma Boeri spiegando che il dare una dimensione umana all’individuo abbia prodotto «un’idea di città e una qualità straordinaria nella progettazione di strumenti» - alcuni dei quali saranno nel Museo dedicato al disegno industriale italiano che aprirà a Milano il prossimo 8 aprile – che già mescolavano la grande tradizione dell’elettronica italiana con quella, altrettanto radicata, del design.

L’attenzione alle comunità - Stefano Boeri ha tracciato un’ampia mappa di altri progetti con la “comunità” come fulcro. A partire da Matera, altra occasione di confronto con il pensiero olivettiano (Olivetti lavora negli anni ’50 con fondi del piano Marshall per lo spostamento della popolazione dai sassi e la creazione di nuovi quartieri). Il progetto della nuova stazione, affidato allo studio dell'architetto del bosco verticale, vuole essere un ipotetico collegamento con la realtà della città nel suo complesso: i sassi da un lato, i quartieri satelliti come La Martella dall'altro. «Il ritorno a Matera ha dimenticato i “nuovi” quartieri costruiti con un grande progetto sociale e politico che ha spostato 30mila persone in spazi nuovi, decretando l’abbandono di un territorio di cui ci si vergognava. Un progetto che ha utilizzato architettura/urbanistica contemporanea (all’epoca) per rigenerare uno stile di vita consolidato» e ritenuto inaccettabile.

Amatrice e Norcia come altri esempi di comunità sradicate dal terremoto e delle loro reazioni e poi ancora il progetto a Sao Paulo per raccontare comunità che si autorganizzano e il ponte delle comunità globali impegnate sulla questione ambientale per arrivare a quello che, con autoironia, Boeri definisce la sua ossessione: gli alberi e un’architettura che li ospitasse.

Con un ultimo passaggio in Cina e gli Slow Food Freespace prima di ritornare a Milano - e all'inaugurazione dell'esposizione nella Pinacoteca Ambrosiana del cartone preparatorio della Scuola di Atene di Raffaello - per parlare delle comunità del sapere e degli spazi pubblici che diventano luoghi per la creazione di una cultura comune. Con la scuola erede del ruolo di luogo, prima incarnato dalla fabbrica, in cui "costruire comunità" che si trasla anche all’interno degli spazi espositivi progettati dallo stesso Boeri, in un ulteriore richiamo all'idea olivettiana di formazione continua.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Tag: città; spazi pubblici
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