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Struttura replicabile e finanziata da Intesa SanPaolo, TenarisDalmine e Fondazione Rocca

Modulo ospedaliero industrializzato firmato Humanitas con Taidelli e Techint

di Chiara Castellani | pubblicato: 29/07/2020
In soli 3 mesi è stato possibile realizzare un modulo capace di adattarsi, integrandosi con quello preesistente e con i suoi spazi.
Modulo ospedaliero industrializzato firmato Humanitas con Taidelli e Techint
In soli 3 mesi è stato possibile realizzare un modulo capace di adattarsi, integrandosi con quello preesistente e con i suoi spazi.

Taglio del nastro a Rozzano per il nuovissimo Emergency Hospital 19, struttura sanitaria autosufficiente e indipendente, sviluppata da Humanitas con il supporto ingegneristico e progettuale di Techint e dell’architetto Filippo Taidelli, con il contributo di Intesa Sanpaolo,TenarisDalmine Fondazione Rocca. Il progetto, nato proprio a seguito dell’emergenza sanitaria da Coronavirus (così come ha fatto il gruppo Manni), si occuperà della gestione e del contenimento delle malattie infettive all’interno dell’ospedale Humanitas di Rozzano. L’architettura si unisce alla medicina e all’ingegneria per un risultato che non è solo un concept, ma un vero e proprio progetto pilota e un nuovo modello di gestione delle emergenze. 

L’edificio si configura come sistema modulare prefabbricato e replicabile, costituito da sei moduli principali, ognuna delle quali corrisponde a specifiche destinazioni d’uso interne e da altri sottomoduli per una suddivisione ordinata e misurata dello spazio, favorendo al contempo l’adozione di soluzioni prefabbricate in grado di ridurre notevolmente i tempi di costruzione. Infatti, in soli 3 mesi – un terzo del tempo impiegato solitamente – è stato possibile realizzare un modulo capace di adattarsi, integrandosi con quello preesistente e con i suoi spazi. La separazione di questi ambienti dall’ospedale vero e proprio garantirà la continuità di cure e assistenza a pazienti con altre patologie in sicurezza. 

Sullo sfondo del progetto la necessità di ripensare la sanità e l’impostazione strutturale degli ospedali: da qui l’idea di un corpo mobile, che può rimanere sia provvisoriamente che definitivamente. All’architetto Taidelli insieme a Techint (che già ha firmato un complesso di quattro edifici) Humanitas ha richiesto lo sviluppo di un concetto centrale nel proprio lavoro, l’umanizzazione degli spazi, che mette il paziente al centro del lavoro. 

Design. Il progetto si distingue per la luce naturale abbondante, grazie alle ampie finestre, senza peraltro esporre al rischio di abbagliamento o surriscaldamento, per la presenza di veneziane e serigrafie esterne al vetro. All’interno, una carta da parati a strisce pastello multicolori interrompe la monotonia e la continuità tra gli ambienti. I pavimenti imitano un deck di legno e insieme alla scelta di luci calde contribuiscono a rendere le stanze accoglienti. Ognuno di questi accorgimenti è stato scelto per ricreare sensazioni “domestiche” e dare una sensazione serenità e benessere. 

Molto importante anche il rapporto con il verde, ulteriore strumento di cura, grazie anche alla presenza di un patio terapeutico. 

Sostenibilità ambientale. Il modulo base può essere adattato per diverse latitudini e contesti. La facciata in particolare prevede un rivestimento che si allinea a specifiche condizioni climatiche: la pelle esterna è composta di lamelle verticali in alluminio colorato, che creano una percezione diversa a seconda del punto di vista adottato per guardare. 

Le prossime applicazioni del prototipo. A questa struttura se ne affiancheranno presto altre due, uno a Bergamo, presso l’Humanitas Gavazzeni e all’Humanitas Mater Domini di Castellanza. 

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Tag: città; salute
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