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Focus di Scenari Immobiliari sulla filiera in Europa e Italia, i punti di forza del settore

Nel mercato immobiliare i servizi “reggono”, ma ci vuole più attenzione alla formazione

di Francesca Fradelloni | pubblicato: 04/11/2020
«Quello che dobbiamo fare è imparare a comunicare meglio, ma soprattutto per alzare l’asticella, bisognerebbe investire nel capitale umano». 
Micaela Musso
Nel mercato immobiliare i servizi “reggono”, ma ci vuole più attenzione alla formazione
«Quello che dobbiamo fare è imparare a comunicare meglio, ma soprattutto per alzare l’asticella, bisognerebbe investire nel capitale umano». 
Micaela Musso

Capacità di costruire e di innovare, sono le due eccellenze italiane. E una delle strategie per ripensare al futuro, in questo periodo segnato dall’emergenza sanitaria, è puntare su quello che sappiamo fare meglio. Anche i servizi fanno parte di questa specialità tutta nostra. L’industria dei servizi immobiliari, in particolare, si presenta come un settore sempre più di punta delle economie europee: Italia, Spagna, Francia, Germania e Regno Unito. 

Scenari Immobiliari ha presentato oggi in un incontro tutto in streaming tra Roma e Milano, il sesto “Rapporto sulla filiera dei servizi immobiliari in Europa e in Italia”, redatto con l’apporto delle principali società di servizi. Lo studio non si racconta con solo segni negativi: mentre tutti i mercati della casa e dei fabbricati europei si preparano a chiudere l’anno con un meno (14 per cento), il settore dei servizi immobiliari segna un incremento dell’1,3 per cento. L’Italia, addirittura, si attesta al secondo posto con una crescita stimata del 4,5% (Francia a più 5,6%).  
Tanti i temi: la domanda residenziale (aumentata del 10% dopo il lockdown), il tema degli uffici (ridotti, ma più comodi e spaziosi), il ruolo della grande distribuzione che dopo i tanti investimenti per attrezzarsi per proporsi come luogo sicuro, è di nuovo ferita da un ulteriore colpo.  
Da un lato la parola eccellenza, dall’altro la parola Italia per tracciarne gli scenari più interessanti. 

Tanti i cambiamenti avvenuti in questo ultimo periodo pandemico. Con l’aiuto della tecnologia, i servizi hanno contrastato un minimo la forte crisi. Da tempo i servizi immobiliari giocano un ruolo centrale per i conduttori come fruitori finali e la crisi ha consolidato questa relazione. Ci si aspetta un futuro in cui le attività di asset, property, agency, advisory, valuation e project management, per rispondere alle nuove esigenze dovranno eccellere in qualità e questo comporta un maggiore investimento in formazione. E la formazione a detta dei tanti ospiti intervenuti al convegno, è il tasto debole del settore. «Va bene la tecnologia, ma ci sono necessari, oggi, più investimenti nella formazione», racconta Micaela Musso direttore generale di Abaco Team. «Quello che dobbiamo fare è imparare a comunicare meglio, ma soprattutto per alzare l’asticella, bisognerebbe investire nel capitale umano». 
D’accordo anche Marina Concilio, della società Agire. «Abbiamo retto perché abbiamo supportato e siamo stati supportati dalla tecnologia e dalle persone», spiega l’amministratore delegato. 
Per Simone Contasta Head of Development di Colliers, il Covid ha avuto un impatto sui ricavi, ovvio, ma ha anche messo in moto nuove strategie, e l’accento cade sempre sul capitale umano. «La nostra è una società internazionale e nel 2020 abbiamo perso pochi punti in percentuale, ma non è stata una perdita lineare in tutte le linee di business. La novità è come abbiamo deciso di affrontare la crisi: la proprietà ha lavorato sulla risorsa principale, le risorse umane. Nessuna riduzione di costi, nessun taglio nello staff, abbiamo cercato di diffondere solidità e fiducia, questo è il nostro investimento per il futuro».  
Per Nicolò Tarantino di Prelios Integra, più si è bravi ad anticipare, più ci si salva, soprattutto nel mondo degli uffici. Ma ancora di formazione si parla. «Noi con i tanti interventi di rigenerazione urbana che abbiamo fatto, abbiamo calcolato investimenti fatti per 300milioni di euro, con una mole di investimenti tale ci sono, oltre ai posti di lavoro diretti, 18mila posti di lavoro nell’indotto. Credo anche io, in un discorso generale che siano necessari i trasferimenti di esperienza tra generazioni», racconta Fabio Tosti di Cdp immobiliare.

«Il peso delle attività immobiliari sul Pil oggi si avvicina al 19% - racconta Mario Breglia, presidente di Scenari Immobiliari - anche perché il Pil del Paese sta scendendo. Non secondario il dato che le attività immobiliari oggi hanno un peso più del doppio sull’economia del Paese. E di fronte a un mercato immobiliare fragile, i dati dicono che la filiera dei servizi immobiliari pesa 44 miliardi di euro sul Pil, ma ci dice, soprattutto, che è in crescita rispetto allo scorso anno. Un dato molto più stabile rispetto agli altri Paesi europei». 

Il fatturato 2019 delle attività dei servizi immobiliari nei cinque principali Paesi europei (Italia, Francia, Germania, Regno Unito e Spagna) è stimato in circa 374 miliardi di euro. La Germania, pur in flessione di circa sei punti percentuali, si conferma il mercato più performante con oltre 127 miliardi, vale dire il 34% del totale. Italia e Francia sono le due nazioni che registrano un fatturato in crescita (rispettivamente +2,7% con 42 miliardi e +9,8% con 85 miliardi), mentre la Spagna registra il calo più consistente (-7,1% con 29 miliardi). In termini di volumi, dopo la Germania, è il Regno Unito a fatturare di più con 91 miliardi annui (in calo del 4,2% rispetto al 2018). Il dato del fatturato medio per occupato vede Italia e Spagna in posizione arretrata, rispettivamente con 130mila e 110mila euro. I mercati più produttivi si confermano quello tedesco, con oltre 243mila euro per addetto, e quello francese, con 275mila euro.

Un settore caratterizzato, qui da noi, dalla presenza di micro e piccole imprese e dalla quasi totale assenza di grandi imprese. Questa situazione ha visto negli ultimi anni qualche prima trasformazione, soprattutto con la crescita della complessità dei servizi offerti, spinta anche dalla presenza di società e investitori internazionali.
E poi ci sono i numeri dell’occupazione. Per cominciare, il settore delle costruzioni è il più rilevante. «Dodici milioni di occupati in Europa, di cui più di 8 nei cinque Paesi analizzati, pari al 5,9% della forza lavoro complessiva», racconta Francesca Zirnstein, direttore generale di Scenari Immobiliari. «L’Italia in particolare conta 1,31 milioni di occupati in 493mila imprese, con dimensioni medie delle aziende di 2,7 addetti».
Il settore dei servizi immobiliari ha un peso minore, con una media dell’1,4%, corrispondente a 2 milioni di occupati. A questi si somma un indotto stimato pari a 764mila addetti indiretti. In Italia questi superano le 300mila unità, cui si somma un indotto stimato in 139mila professionisti. Il peso sulla forza lavoro complessiva è in linea quanto avviene in Europa, mentre molto bassa è la dimensione media delle imprese italiane pari a 1,3 addetti per società, contro una media europea di 2,2. 

Immagine in copertina tratta da scenari-immobiliari.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Tag: real estate
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