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Il masterplan prevede 460mila mq di verde, mobilità all’avanguardia e spazi mixed-use

Post Expo? Il progetto c’è, per un parco della scienza del sapere e dell’innovazione

di Francesco Fantera | pubblicato: 28/11/2017
"Sarà un luogo innovativo dove sperimentare nuovi modi di lavorare, fare ricerca e vivere gli spazi, modellato dalle necessità dei suoi abitanti"
Carlo Ratti
Post Expo? Il progetto c’è, per un parco della scienza del sapere e dell’innovazione
"Sarà un luogo innovativo dove sperimentare nuovi modi di lavorare, fare ricerca e vivere gli spazi, modellato dalle necessità dei suoi abitanti"
Carlo Ratti

Un grande parco tematico di 460mila mq con zone legate al cibo, alla biodiversità e allo sport che andrà a cingere strutture in grado di ospitare centri di eccellenza della ricerca e dell’innovazione medica, ma non solo. Un distretto all’interno del quale ci si muoverà su veicoli autonomi (driverless) e dove si potranno incontrare studenti, imprenditori ma anche cittadini che vivranno gli stessi luoghi grazie ad una progettazione degli edifici e degli spazi pensata per una compresenza di usi e attività.

Sono solo alcuni degli spunti emersi dalla presentazione del Masterplan del Parco della scienza, del sapere e dell’innovazione, tenutasi nell’area dell’Expo 2015 presso la Cascina Triulza. La multinazionale con sede a Sydney Lend Lease, assegnataria dell’incarico a valle di una gara espletata nei mesi scorsi, ha presentato la propria proposta all’evento organizzato dalla società Arexpo (spa nata nel 2011 con lo scopo di acquistare i lotti di terreno dove si sarebbe poi realizzata l’Esposizione Universale). La compagnia australiana è stata affiancata da diversi partner: SEC si è occupata del piano di marketing e comunicazione, Plusvalue ha realizzato uno studio sui fondi sociali e sull'impatto dell'operazione, Bemaa ha affrontato la pianificazione urbanistica, Amazing Venture ha analizzato big data e strategie digitali. Per l'assistenza legale invece, la Lend Lease è stata supportata da R&P Legal e lo studio Bonelli Erede.

All’inizio del 2017, Arexpo aveva pubblicato un bando che prevedeva la concessione di 99 anni in diritto di superficie di un minimo di 250mila mq, più altri 30mila dedicati ad housing sociale, in cambio del pagamento di un canone annuale. Per la prima volta in Italia è stata realizzata una gara che prevedesse la ricerca di un unico soggetto o consorzio, con il duplice compito di disegnare un masterplan e di attuarne lo sviluppo. Il 9 novembre è stata dichiarata vincitrice la proposta del gruppo LendLease che ha ottenuto il punteggio migliore sia nella valutazione tecnica che in quella economica. Previsti una grande area verde, la nuova sede dell’Università degli Studi di Milano, alcuni reparti dell'ospedale Galeazzi, il centro Human Technopole e spazi per aziende private che lavorano nel campo dell’innovazione e della ricerca.

“Quello di oggi è un momento importante ma non un punto di approdo – ha dichiarato Giuseppe Bonomi, amministratore delegato di Arexpo -. Il nostro scopo era di gestire in modo rigoroso ed efficiente i terreni acquistati per Expo 2015 e farlo dopo una manifestazione così importante non è stato facile. Da subito, assieme al presidente Giovanni Azzone, abbiamo provato ad imprimere all’area una sua vocazione, prendendo come modello la sinergia dei settori pubblico e privato dei grandi centri scientifici e tecnologici mondiali. La gara è stata complicata – ha proseguito Bonomi -, ha seguito un procedimento nuovo per il nostro ordinamento, ma siamo convinti che darà i suoi frutti. Siamo riusciti a rispettare gli impegni presi e ciò ha garantito una maggiore credibilità nostra e di tutta l’operazione. Inoltre la certezza dell’interesse e degli investimenti pubblici ha fatto da traino per quelli privati”.

“La nostra è un’impresa attiva nel settore della rigenerazione urbana e in quello delle infrastrutture, in particolare in progetti che riguardano le grandi città e che prevedono la collaborazione fra pubblico e privato. Ecco che – ha spiegato il CEO della costola italiana del gruppo LendLease, Andrea Ruckstuhl – per l’area del post Expo abbiamo insistito sul tema della sostenibilità: il 98% dei nostri progetti infatti sono certificati con il marchio LEED o simili”.

Ma concretamente come sarà l’area dopo il grande evento del 2015? A rispondere a questa domanda ci ha pensato Carlo Ratti, nel team che si è aggiudicato la gara per la redazione del masterplan. “L’area, per un totale di un milione di metri quadrati, diventerà un luogo innovativo dove sperimentare nuovi modi di lavorare, fare ricerca, modellato dalle necessità dei suoi abitanti. In fase di progettazione abbiamo cercato di superare il concetto di mixed-use, distribuendo le funzioni in modo che ci fosse la massima commistione fra varie attività. La nostra proposta si fonda su cinque punti principali: un parco lineare, che quando sarà completato sarà fra i più grandi d’Europa; la realizzazione di spazi comuni; una piattaforma di progettazione aperta; il contesto urbano milanese e la creazione di una rete per una mobilità innovativa. Quest’ultimo punto – ha evidenziato l’architetto torinese – è fondamentale. Altro elemento che verrà valorizzato, già presente ad Expo 2015, è quello dell’acqua”.

Sostenibilità è la parola chiave. Al termine dei lavori, previsto per il 2021, la zona a nord ovest di Milano “sarà in grado di assorbire circa 225mila kg di anidride carbonica all’anno grazie anche alla piantumazione di oltre 3mila alberi e sarà percorribile in bicicletta grazie a 4 chilometri di piste ciclabili” ha sottolineato Andreas Kipar, ceo di Land Italia, leader sui temi dell’architettura del paesaggio. “I vecchi cardo e decumano saranno gli assi portanti della nuova grande area verde, composta da quattro parchi dedicati a cibo, salute, sport e biodiversità. Il benessere di una società – ha concluso Kipar – si evidenzia anche dal modo in cui questa si prende cura degli spazi pubblici. Secondo noi il masterplan lo mette in luce con la creazione di un grande nuovo polo verde”.

Tutti questi elementi disegnano un’area all’avanguardia non solo in Italia, ma anche a livello globale. Ne è convinto Carlo Bonomi, presidente di Assolombarda, che lo ha ribadito a più riprese. “Milano sperimenterà un nuovo modo di pensare la città del futuro, ad esempio, con nuovi modelli abitativi e con una stretta collaborazione pubblico-privato, fattore sempre più importante da qui in avanti. Le volumetrie sono state pensate considerando attori diversi, come le tante imprese, anche straniere, che hanno mostrato un forte interesse allo sviluppo dell’area fin dall’inizio”.

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Tag: città; masterplanning; spazi pubblici; tecnologia
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