le più lette...
Italiani all’estero tra ricerca e professione. Bresciana, dottoranda al Politecnico di Milano con esperienze al CNR e al Massport di Boston

Il BIM per la committenza spiegato da Marzia Bolpagni, oggi al lavoro con il Ministero di Giustizia inglese

di Paola Pierotti | pubblicato: 28/03/2017
"L’innovazione è reale se si punta sul processo, se la committenza sa cosa vuole e per questo investe: deve saper definire i requisiti gestendo i modelli e il materiale BIM-based che chiede, altrimenti meglio continuare ad operare come prima"
Marzia Bolpagni
Il BIM per la committenza spiegato da Marzia Bolpagni, oggi al lavoro con il Ministero di Giustizia inglese
"L’innovazione è reale se si punta sul processo, se la committenza sa cosa vuole e per questo investe: deve saper definire i requisiti gestendo i modelli e il materiale BIM-based che chiede, altrimenti meglio continuare ad operare come prima"
Marzia Bolpagni

Architectural Engineer, PhD Candidate @polimi, @BIMeInitiative #BIMDictionary e #CENtc442. Marzia Bolpagni, 28 anni, si presenta così sul suo profilo twitter. Laureata in ingegneria edile a Brescia e dottoranda al Politecnico di Milano, oggi collabora con il Ministero di Giustizia inglese a Londra. Giovanissima, Bolpagni lega il suo nome al Building Information Modelling ed è al lavoro per dare un proprio contributo per l’applicazione del BIM, con particolare attenzione sul fronte della committenza.

Formata alla corte del professor Angelo Ciribini, quali sono state le tue prime esperienze professionali da ricercatrice e tirocinante?
Durante la laurea ho avuto l’opportunità di collaborare per sei mesi al VTT Technical Research Centre of Finland, occupandomi come ricercatrice tirocinante del BIM negli appalti pubblici, evidenziandone i requisiti e le potenzialità. Mi sono interfacciata con stazioni appaltanti, imprese e rivenditori di software. Così è iniziata la mia avventura professionale capitalizzando la passione per il BIM nata all’università seguendo appunto il corso del professor Ciribini. Nel Nord Europa ho lavorato con alcuni esperti e al VTT è stata pubblicata la mia tesi “The implementation of BIM within the public procurement A model-based approach for the construction industry” , diventata poi un riferimento per diversi enti come il governo russo e quello tedesco per la novità dei temi trattati che legano il BIM agli appalti pubblici.

Oggi sei un’italiana all’estero, hai svolto qualche attività professionale nel nostro Paese?
Si, ho lavorato per il CNR, per l’Istituto per le Tecnologie della Costruzione, sviluppando uno studio di fattibilità per la digitalizzazione dei processi di acquisto nell’ambito dei lavori pubblici. Il progetto riguarda l’ottimizzazione della fase di gara dei contratti pubblici di lavoro attraverso un approccio BIM-based. In questo contesto ho collaborato anche per il progetto INNOVance con il gruppo di ITC-CNR, esperto nella realizzazione di strumenti e risorse terminologiche e semantiche per il dominio delle costruzioni e per la validazione della terminologia nel settore edilizio.

Dal CNR, nella sede di San Giuliano Milanese, a Boston, con quale incarico?
Mentre collaboravo con il CNR, mi è arrivata una proposta dal Massachusetts Port Autority (Massport), l’ente che gestisce porti e aeroporti che connettono il New England con il mondo. Una tra le committenze al mondo più impegnate nell’applicazione del BIM integrato al Lean Construction. Era davvero una grande opportunità e ho pensato di rincorrerla facendo una domanda di dottorato al Politecnico di Milano e alla Fondazione Banca del Monte di Lombardia per intercettare una borsa di studio. È andata a buon fine. A Massport mi sono occupata di grandi progetti come terminal marittimi, garage, scali aeroportuali, sono stata coinvolta fin da subito dal Deputy Director, Luciana Burdi, con un ruolo attivo e ho partecipato a gruppi interessanti come Women Leadership in Construction, BIM Roundtable presso Boston Society of Architects, Boston Virtual Reality e Virtual Design and Construction (VDC) & MEP Committee Roundtable organizzato dall’associazione delle principali imprese del Massachusetts (AGC MA),che mi hanno permesso di crescere.

Hai meno di 30 anni e sei già tra i grandi protagonisti a scala internazionale del mondo BIM. Qual è stata la carta vincente secondo te?
Diversamente da quello che vedo in Italia, all’estero, dagli Stati Uniti all’Inghilterra, i maggiori esperti di BIM, anche se sono concorrenti sul mercato, si organizzano e partecipano ad incontri finalizzati a promuovere una cultura sull’argomento, a far progredire l’industria locale. Ho avuto l’occasione di essere coinvolta e in questo ambito ho trovato un mio tema. Mi interessa occuparmi della digitalizzazione della fase di gara. Penso sia stato fatto molto lavoro e ci sia letteratura sulla progettazione, sulla costruzione e si stia iniziando a lavorare sul facility, poco è stato fatto sui bandi e sul ruolo della committenza. Per me la scommessa sta lì: se il cliente non è consapevole, tutti i passaggi successivi perdono senso. Grazie al lavoro con Massport e ora con il Ministero della Giustizia britannico ho avuto l’opportunità di di approfondire questi temi in prima persona e di lavorare con alcuni tra i migliori professionisti e ricercatori attivi sul BIM.

Concretamente di cosa ti occupi a Londra?
Collaboro da novembre con il team del Ministero della Giustizia che si occupa di integrare e sviluppare il BIM al proprio interno. Le attività sono variegate e riguardano l’intero ciclo di vita dell’opera, dal concept alla gestione delle opere. Ad esempio redigo linee guida, documenti di gara e revisiono modelli e documenti prodotto dai nostri consulenti. Stiamo anche lavorando attivamente per migliorare la gestione dei dati mediante un Ambiente di Condivisione Dati (Common Data Environment) e mi occupo degli aspetti legali associati al BIM. Porto avanti questi temi anche all’interno dell’UK BIM Alliance che è l’ente responsabile dell’implementazione del Livello 2 del BIM in Inghilterra.

Operativa sul campo, senza tralasciare la ricerca. Giusto?
La ricerca è una mia passione. Nel 2016 ho pubblicato un lavoro sui LOD, Level of Development/Detail/Definition nell’intento di portare una riflessione su un tema molto diffuso nel mondo del BIM, ma a mio avviso, poco chiaro ed efficace. Il lavoro ha messo in luce le numerose definizioni e applicazioni di questo concetto ed è stato prima presentato al congresso internazionale riguardante la ricerca nel settore delle costruzioni, CIB World Building Congress 2016, e successivamente sul blog di uno tra i più famosi esperti di BIM, Bilal Succar. A seguire, sono stata contattata dall’organo di standardizzazione europea e oggi coordino un gruppo di esperti di dieci paesi su questo tema.

Per il BIM, quindi, rappresenti l’Italia in un tavolo europeo, quale e di cosa si occupa?
L’organo di standardizazzione europea CEN sta lavorando attivamente sul BIM all’interno del gruppo TC 442. Il tavolo è composto da cinque gruppi di lavoro impegnati nella definizione di strategie, scambio di informazioni, processi e terminologie comuni e coordinamento. Attualmente lavoro nel gruppo dedicato impegnato sullo scambio di informazioni e, come accennato precedentemente, da dicembre sono stata nominata leader del primo task group sulla standardizzazione dei LOD. In questo tavolo ho l’occasione di lavorare con i maggiori esperti europei sul tema e portare avanti il lavoro italiano che ha messo in luce le peculiarità del restauro all’interno dei processi BIM.

Dalla tua esperienza e dal tuo osservatorio, come sta l’Italia sul fronte BIM?
Anche in Italia sono state pubblicate le prime parti di una norma UNI sul BIM (UNI 11337): un primo passo importante coordinato da Alberto Pavan e dal funzionario UNI Marco De Gregorio. Ma non basta, l’innovazione è reale se si investe sul processo, se la committenza sa cosa vuole e per questo investe, deve saper definire in modo chiaro i requisiti gestendo i modelli e il materiale BIM-based che chiede, altrimenti meglio continuare ad operare come prima. In Italia escono sempre più frequenti i bandi che citano il BIM, purtroppo però le committenze troppo spesso si affidano ai consulenti tradizionali che magari hanno seguito dei corsi di formazione sul tema, ma questo non è sufficiente. Si rischia di perdere la potenza e l’innovazione facendo nascere inutili contenziosi, se non si parte dall’ente appaltante.

Twitter è il social network prediletto da chi segue il tema BIM. Confermi è uno strumento per allargare la rete e che chi si occupa di questo metodo, vede nella condivisione un approccio vincente?
Twitter aiuta a rimanere aggiornati sul tema e a far rete: proprio grazie a twitter sono entrata in contatto con esperti che si occupano di BIM e con i quali collaboro attualmente. Questo mese abbiamo lanciato una nuova iniziativa internazionale no-profit, BIM Excellence Initiative (BIMe Initiative), con lo scopo di migliorare il settore delle costruzioni grazie ad un approccio scientifico e alla condivisione della conoscenza. Il primo esempio di progetto sviluppato dall’iniziativa BIMe è il Dizionario BIM (BIM Dictionary) uno strumento open source disponibile in diverse lingue, a breve anche in italiano, io attualmente sono vice editore del BIM Dictionary ed editore della versione italiana. Più in generale Twitter è il canale perfetto per essere aggiornati sulle novità del mondo delle costruzioni e il contatto con PPAN è iniziato lì.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Tag: italiani all’estero
Condividi


Torna indietro
Per approfondimenti scrivere a info@ppan.it
calendario newsletter
info@ppan.it
calendario
© 2016 PPAN srl, via Ravenna 9/B, 00161 Roma (sede legale); via Nomentana 63, 00161 Roma (sede operativa) - P.iva 12833371003

PPANthebrief Autorizzazione del Tribunale di Roma n. 49 del 23/03/2015 - privacy