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Periferie, centri storici e waterfront. Ma anche inclusione sociale, usi temporanei e mitigazione dei cambiamenti climatici

Lettere alle città. Scrivono i neo-assessori all’Urbanistica Viviani (Livorno) e Barberis (Prato)

di Paola Pierotti | pubblicato: 24/06/2019
"Da un’azione di urban planning ad una di urban management, dove l’urbanistica trova una nuova centralità sulla definizione di innovativi modelli di governance"
Valerio Barberis
Lettere alle città. Scrivono i neo-assessori all’Urbanistica Viviani (Livorno) e Barberis (Prato)
"Da un’azione di urban planning ad una di urban management, dove l’urbanistica trova una nuova centralità sulla definizione di innovativi modelli di governance"
Valerio Barberis

Lettera alla mia città è il tema scelto quest’anno per la XV edizione del Festival delle lettere, in programma dal 12 al 15 settembre 2019 a Bergamo. La più importante manifestazione italiana dedicata alla scrittura epistolare organizzata dall’Associazione 365GRADI, grazie alla collaborazione del Comune di Bergamo e di alcuni partner tra cui Leolandia e l’Associazione dei Comuni Virtuosi guarda con interesse al tema delle città. Come ogni anno, il Festival delle lettere è collegato ad un bando che raccoglie candidature da tutta Italia, e non solo. C’è tempo fino al 30 luglio per presentare la propria lettera al concorso e vincere la Lettera d’oro. Per il 2019 si chiede di inviare un messaggio personale e redatto a mano alla propria comunità e ai luoghi del proprio cuore, presenti, passati o futuri, ai monumenti e alle persone, agli orizzonti e alle strade, a qualunque destinatario si possa identificare con il complesso e affascinante ecosistema che oggi chiamiamo città. Già 10 sindaci aderenti all’Associazione dei Comuni Virtuosi, associazione nazionale nata nel 2005 per la messa in rete di buone pratiche nella gestione degli enti locali, hanno annunciato la propria partecipazione.

Prendendo spunto da questa suggestione, chiediamo a due nuovi assessori all’Urbanistica appena eletti nelle città toscane di Livorno e Prato cosa vorrebbero scrivere, impegnandosi per i prossimi cinque anni, raccontando cosa può fare l’urbanistica e l’architettura per imprimere un reale segno di cambiamento nelle città italiane.

Silvia Viviani, presidente dell’Istituto Nazionale di Urbanistica, neo-assessore a Livorno. Cosa rappresenta per te la sfida di questo incarico? Mi sono sempre impegnata in attività professionali e culturali al servizio dell'interesse generale e della collettività. È questo il senso dell'urbanistica per me, un mestiere socialmente utile, che richiede competenze e un sistema stabile di valori. Poterla praticare da amministratore è un'occasione significativa, da condurre nel dialogo e nel confronto sulle scelte per la città, all'interno dell'amministrazione pubblica, con i cittadini, i colleghi, gli operatori sociali ed economici (si legga per approfondire l'intervista di Silvia Viviani nel 2014).

Livorno è waterfront, periferie e centro storico. Le nostre città e i nostri territori hanno bisogno di un progetto istituzionale e urbanistico diverso da quello tradizionale, alternativo nelle forme e nei contenuti, ma non nelle finalità, che restano rivolte alla difesa dei più deboli e a garanzia dell'accesso alle opportunità. A ciò servono capacità di resistenza, trattamento dell'emergenza, de-settorializzazione, adeguatezza ai contesti e alle condizioni date.

Di cosa hanno bisogno i fronte-mare oggi? Non possono essere considerati una sorta di striscia parallela al mare, una barriera spesso indistinta. Sono parte di città, strategici per innescare processi di rigenerazione urbana, nei quali ricomporre interessi, attori e risorse. Per le città portuali come Livorno, ciò riguarda anche la riconciliazione dell’operatività del porto con il desiderio delle città di recuperare il rapporto con il mare.

Le periferie sono un altro tema nell’agenda delle città. Quali strategie possibili? Bisogna pensare all’integrazione delle politiche per rendere sostenibili e fattibili interventi di riqualificazione urbanistica e di rigenerazione sociale ed economica. È questo anche un mezzo per ridare fiducia alla progettazione urbanistica, avvicinando cittadini e istituzioni, ricerca, impresa, professioni e indurre nuove forme di cura e gestione degli spazi riqualificati.

E i centri storici? Fanno parte della città contemporanea e ne condividono il bisogno di ridare vita alle relazioni, fisiche e immateriali, riconoscibili dalla collettività. Così è possibile alimentare ricchezza culturale e sociale, forme di abitabilità e convivenza, esperienze ed emozioni urbane, attività varie e diverse, rispondendo ai bisogni delle persone, che cambiano al mutare del tempo, delle condizioni e delle età.

Silvia Viviani, se oggi scrivessi una lettera a Livorno, cosa le diresti come prima cosa? Vorrei costruire una prospettiva comune, un progetto di città che sia anche progetto di cittadinanza, nel senso più pieno e ampio, in modo da riavvicinare spazi e persone. Vorrei tratteggiare un'idea di città sana, sicura, inclusiva e individuare gli strumenti per progettarla, realizzarla e gestirla con il contributo attivo di tutti. Ma ancor prima, direi: sono consapevole che un amministratore nato e vissuto in un'altra città può essere considerato lontano dalla vita vera di Livorno, ma metto a disposizione ciò che sono e ciò che ho imparato occupandomi di tante e diverse città per comprendere, conoscere e valorizzare i capitali umani, sociali, produttivi e culturali di Livorno, una città unica nella nostra regione per le tante sue risorse e per la sua storia.

Valerio Barberis, riconfermato a Prato come assessore, con le deleghe a urbanistica e edilizia, ambiente (climate change e forestazione urbana), e economica circolare (Prato ha già lanciato nei mesi scorsi il festival Recò). Cosa rappresenta per te la sfida di questo rinnovo? La fiducia rinnovatami dal sindaco Matteo Biffoni per poter continuare nella definizione delle politiche urbane per la città di Prato, mi permette di portare a compimento e concretizzare le strategie messe in atto nella passata amministrazione: le trasformazioni urbane più complesse e quelle che definiscono nuovi scenari verso i quali traghettare una città come Prato necessitano di un tempo minimo che si esplica almeno in due amministrazioni. Prato è la terza città dell'Italia centrale dopo Roma e Firenze per abitanti e a causa della sua complessità ed alterità in termini sociali, culturali, economici e di paesaggi urbani è una vera e propria piccola metropoli, che può essere identificata come un laboratorio urbano su molteplici aspetti.

Progetti concreti prioritari? Ci sono molti processi che sono in corso di costruzione, in molteplici aree della città, che hanno avuto lo scopo di cristallizzare in singoli progetti le strategie su comparti urbani più ampi: mi riferisco agli interventi in corso nel centro storico, come il Parco Centrale e il Piano Periferie, che prevedono la rigenerazione di intere porzioni del centro; gli interventi di rigenerazione urbana nel cosiddetto Macrolotto zero, sviluppati nell'ambito del progetto PIU Prato, che per la prima volta portano nel quartiere più complesso della città nuove funzioni per la collettività e nuovi spazi e aree verdi pubbliche nella logica di promuove il quartiere come distretto creativo di area vasta e infine al progetto Riversibility, che sta promuovendo la costruzione del parco fluviale del Bisenzio come struttura urbana ecosistemica destinata alla salute pubblica.

Inclusione sociale, paesaggio, rapporto con la produzione. Cosa può fare l’urbanistica oggi per dare un segnale di cambiamento e intervento su questi temi? Le dinamiche della società contemporanea sono velocissime e l'urbanistica deve identificare nuovi paradigmi rispetto ai quali agire per dare risposte e definire i nuovi scenari verso i quali traghettare lo sviluppo sostenibile delle città. Le città ormai sono considerate i luoghi nei quali passerà il futuro dell'umanità: a livello globale i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Onu e il programma Agenda Urbana per l'Europa a livello continentale, definiscono gli scenari complessivi nell'ambito dei quali le aree urbane sono considerate il destino dell'umanità sia in termini di opportunità che di problematiche da affrontare. Le sfide sono enormi e il tempo a nostra disposizione è breve per affrontare tematiche come quelle dei cambiamenti climatici in corso. In Europa e in particolare in Italia le città esistono già: le strategie da mettere in atto sono su come utilizzare con nuove forme, nuove funzioni e modelli sociali le città, come generare inclusione sociale e nuova economia con nuovi processi come le funzioni temporanee, come agire attivamente rispetto ai grandi temi ambientali dei cambiamenti climatici e come rendere le città dei luoghi sani e attivi nei confronti della salute dei cittadini. Una delle grandi sfide in questo senso è procedere da un’azione di urban planning ad una di urban management, dove l’urbanistica trova una nuova centralità sulla definizione di innovativi modelli di governance.

Cosa può fare e deve fare l’architettura oggi per le città? Può e deve rispondere alle esigenze di una società che appare sempre in movimento, ma che necessita, in fondo, semplicemente di luoghi di inclusione, di condivisione, di attivazione di economia e processi sociali e culturali nei quali rispecchiarsi.

Se oggi scrivessi una lettera a Prato, cosa le diresti come prima cosa? Cara Prato il tuo destino è di essere sempre un po' avanti, di dover sperimentare per prima le trasformazioni sociali, culturali ed economiche della società senza avere modelli a cui riferirsi, di essere destinata ad essere un laboratorio dove succedono tantissime cose e con grande velocità, di navigare spesso in acque mai navigate e di trovare spesso soluzioni geniali e altre volte di fallire. Ma si sa, cara Prato, questo è il destino delle avanguardie e te, alla fine, sai di esserlo … e ti piace!

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Tag: città
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