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Dalla Pianura Padana a Taranto, progetti che parlano di mobilità green, rinnovabili ed economia circolare

La nostra Italia. Un’idea di Pnrr (con 10 opere faro) targata Legambiente

di Federica Maria | pubblicato: 02/04/2021
«Abbiamo deciso di metterci attivamente alla prova, scrivendo anche noi un PNRR»
Stefano Ciafani
La nostra Italia. Un’idea di Pnrr (con 10 opere faro) targata Legambiente
«Abbiamo deciso di metterci attivamente alla prova, scrivendo anche noi un PNRR»
Stefano Ciafani

Su più fronti si lavora per un’Italia più verde, innovativa ed inclusiva. La questione è sul “come” e “facendo cosa” e, tra l’altro, le tempistiche per dare un boost importante sono molto strette: manca meno di un mese per la presentazione alla Commissione Europea del PNRR, che destina almeno il 37% delle risorse disponibili alla transizione ecologica e il 20% a quella digitale. Nei giorni scorsi, in occasione del talk “La nostra Italia”, Legambiente ha presentato le dieci opere-faro per guidare la Penisola verso il cambiamento, illustrando le proprie proposte: «negli ultimi sei mesi abbiamo cercato di sollecitare il Governo, ma al contempo abbiamo deciso di metterci attivamente alla prova, scrivendo anche noi un PNRR» ha raccontato il presidente Stefano Ciafani.

Si tratta di 100 pagine, 23 linee di intervento nazionale, 63 progetti territoriali da finanziare – 3 per ogni regione più quelli per le province autonome – e 5 riforme trasversali: questo il “piano strategico” per un’Italia più verde, innovativa e inclusiva, secondo Legambiente.

Quali le priorità e i progetti su cui concentrare gli investimenti secondo Legambiente? Rivoluzione verde (scegliendo fotovoltaico, eolico, biometano, idrogeno verde e agroecologia), mobilità sostenibile, superamento dei divari digitali e territoriali, salvaguardia dell’ambiente e, infine, sicurezza del territorio.

Ecco, a tal proposito, le dieci opere-faro che possono proiettare l’Italia verso un 2030 più sostenibile:

La riconversione green del distretto industriale di Taranto e Brindisi, in Puglia.
È necessario rafforzare la vocazione energetica di quest’area del Mezzogiorno attraverso lo sviluppo di eolico offshore, di solare fotovoltaico e termodinamico nelle zone dismesse bonificate, dell’agrivoltaico, con lo sviluppo di impianti di accumulo di energia elettrica, promuovendo interventi di diversificazione del tessuto produttivo per superare la monocoltura della petrolchimica, del carbone e dell’acciaio.

La mobilità a emissioni zero in Pianura Padana e nei capoluoghi di provincia. «In questo caso le fonti d’inquinamento e le leve per agire sono tante, tra queste la mobilità di persone e merci e le fonti per riscaldarsi» commenta Legambiente. Per farlo, bisognerebbe investire su un trasporto pubblico totalmente elettrico entro il 2030, sull’ingresso limitato alle auto nei centri, su 100mila punti di ricarica elettrica entro il 2023, su limitazioni alla combustione a biomasse. Tra le altre proposte anche la costruzione di 100 eco-quartieri a zero emissioni, e un maggiore utilizzo della mobilità dolce.

La bonifica della Terra dei fuochi (tra Napoli e Caserta), della Valle del Sacco (dove 19 comuni tra le province di Roma e Frosinone si ritrovano con oltre 6mila ettari di territorio contaminato da beta-esaclorocicloesano), della Val d’Agri in Basilicata, di Gela (Sicilia) e delle falde inquinate da PFAS (tra Vicenza, Verona e Padova in Veneto e nell’Alessandrino in Piemonte).

La costruzione di parchi eolici off-shore nel canale di Sicilia, in Sardegna e nell’Adriatico. Da questo punto di vista, l’obiettivo italiano per la produzione elettrica al largo delle coste è oggi di 900 Megawatt entro il 2030. Le operazioni di assemblaggio, manutenzione ordinaria e straordinaria degli impianti eolici a mare permetteranno poi – secondo Legambiente – la riconversione di attività produttive e posti di lavoro nei porti oggi a servizio della filiera di estrazione e movimentazione degli idrocarburi, come Ravenna, Augusta (Siracusa) e, ancora, Taranto.

La riduzione del rischio idrogeologico in Campania, Calabria e Sicilia. Per l’associazione ambientalista «un’efficace politica di mitigazione del rischio idrogeologico ha bisogno di progetti e azioni integrati che siano compatibili con la pianificazione di bacino, rafforzando le Autorità di distretto e l’assistenza tecnica ai Comuni».

Gli impianti dell’economia circolare nel Centro-Sud. Nelle città metropolitane di Roma, Napoli, Reggio Calabria, Bari, Catania, Palermo, Messina e Cagliari servono impianti dedicati alla gestione dei rifiuti e all’economia circolare. «A partire da queste città – si legge nel documento – ogni provincia del Paese deve diventare autosufficiente negli impianti di riciclo che, oltre ad evitare costi, danni ambientali e rischi di infiltrazione criminale nel “turismo dei rifiuti”, permetterebbero la fertilizzazione del suolo e la decarbonizzazione dei trasporti».

La connessione ecologica, digitale e cicloturistica dell’Appennino: una maggiore tutela della biodiversità, l’istituzione del Parco nazionale del Matese tra Molise e Campania, la realizzazione di infrastrutture verdi attraverso il ripristino degli ecosistemi forestali degradati vanno di pari passo per Legambiente con il rafforzamento dell’attrattività turistica e la connessione fra le comunità degli Appennini.  

La ricostruzione innovativa delle aree terremotate del centro Italia entro il 2030, praticando una rigenerazione economica e sociale e per richiamare vecchi e nuovi abitanti.

Le infrastrutture ferroviarie per Calabria e Sicilia: «altro che Ponte sullo Stretto – commentano da Legambiente - Calabria e Sicilia necessitano prioritariamente di una rete di trasporto regionale per superare l’isolamento e i disservizi che gli abitanti vivono nelle rispettive regioni oltre che aumentare e diversificare i flussi turistici».

Lo sviluppo del biologico e dell’agroecologia sulle Alpi, negli Appennini e nelle aree rurali attraverso la creazione di biodistretti.

Infine, per accelerare la transizione ecologica, secondo l’associazione ambientalista, è urgente aprire anche una nuova stagione di riforme trasversali, partecipazione dei cittadini e condivisione territoriale per garantire qualità dei progetti, velocità della spesa e certezza del rispetto delle regole. E proprio da queste idee muove l’iniziativa “Clean Cities, ripartiamo dalle città”. Dopo gli appuntamenti di Padova, Milano, Torino, Genova, Bologna, Firenze, Ancona, Perugia, Roma, Cagliari, Pescara, Napoli e Bari, la prossima tappa è in calendario a Catania per l’8 aprile. Due giornate di lavori, di cui la prima dedicata ad azioni outdoor come mobilitazioni e flash mob, per portare alla luce l’importanza dei temi della mobilità elettrica, condivisa e sicura, ma anche della qualità dell’aria, con l’intento di sensibilizzare le amministrazioni locali affinché vengano messe in pratica azioni concrete. Nella seconda giornata, invece, ogni capoluogo presenta la propria “Pagella della Città”, sintesi delle performance locali sui principali indicatori urbani relativi a ciclabilità, mobilità elettrica, sicurezza e inquinamento atmosferico: un’occasione, questa, per raccontare le buone pratiche locali e regionali in merito ai temi trattati, favorendo il confronto e permettendo di fare il punto sui programmi d’investimento del Recovery Fund in ambito urbano.

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