Intervista a Linda Greco, PRR Architetti, partner locali dello studio Knafo Klimor Architects. Incarico diretto arrivato per passaparola

Verde verticale per il Padiglione Israele: "non decorazione su muro cieco ma campo coltivato"

di Paola Pierotti | pubblicato: 10/02/2015
"Siamo intervenuti solo per affrontare problemi normativi. Per il design ci siamo attenuti alle responsabilità della figura del local architect che deve rispettare la progettazione altrui"
Linda Greco
Verde verticale per il Padiglione Israele:
"Siamo intervenuti solo per affrontare problemi normativi. Per il design ci siamo attenuti alle responsabilità della figura del local architect che deve rispettare la progettazione altrui"
Linda Greco

“Abbiamo preso un 10 da Stefano Gatti”. Linda Greco, socia junior dello studio PRR Architetti, riprende il giudizio del general manager che sta seguendo la costruzione dei paesi partecipanti ad Expo per dare una prima risposta sullo stato di avanzamento del padiglione d’Israele.

PRR Architetti è lo studio locale con base a Saronno (Va) e con una sede a Milano che ha seguito Knafo Klimor Architects (KK) per la progettazione e realizzazione del padiglione "Fields of Tomorrow". PRR è uno studio con un’esperienza ventennale fondato da Sara Pivetta, Stefania Restelli e Stefano Rigoni. Quest'ultimo ha seguito la direzione lavori e Greco l’ha supportato come senior architect. L’intervento è in costruzione davanti al Padiglione italiano, adiacente al Cardo e al Decumano, si inserisce in un’area di 2370 mq e ma la superficie del padiglione non arriva ai mille mq (68 m di lunghezza per 12,4 di profondità).

Architetto Greco, qual è il vostro ruolo per il Padiglione Israele di Expo 2015?
Abbiamo seguito tutto il processo di autorizzazione fino all’ottenimento del permesso da parte di Expo e ora siamo in cantiere con l’incarico per la direzione lavori. Abbiamo collaborato con il nostro cliente israeliano anche per la scelta del general contractor, la Paolo Beltrami di Cremona, e insieme abbiamo selezionato le aziende che stanno realizzando l’opera.

Da architetti, avete co-partecipato al progetto?
No, siamo intervenuti solo per affrontare problemi normativi. Per il design ci siamo attenuti alle responsabilità della figura del local architect che deve rispettare la progettazione altrui.

Precisamente chi è il vostro committente?
AVS Avant Video System: una società che si occupa di eventi e che ha prodotto la parte multimediale che si sta allestendo all’interno del padiglione Israele. E’ AVS che insieme agli architetti dello studio KK si è aggiudicata inizialmente l’appalto indetto dal Ministero degli Affari Esteri.

La ricerca del local architect è partita da Israele, come vi hanno scelto?
Siamo stati chiamati grazie ad una segnalazione di un architetto che lavorava nello studio di KK e che aveva avuto esperienze professionali in Italia. Ha fatto il nostro nome e quello di qualche altro ufficio, ci hanno selezionato, abbiamo fatto un’offerta e ci hanno preso.

Il concept del padiglione?
L’idea originaria consiste nel trasporre un pezzo di campo agricolo da orizzontale a verticale e dimostrare come per nutrire il mondo si possa occupare poco spazio. Nel Padiglione Israele ci sarà quindi una parete verticale, irrigata con un sistema a goccia controllato da un pc, che non sarà una finta decorazione davanti a un muro cieco ma una superficie verde veramente coltivata, con pomodori e cereali. All’interno del padiglione il racconto tratterà questo tema a partire dalla storia dell’agricoltura in Israele e raccontando anche come siano stati convertiti terreni apparentemente improduttivi, fino ad arrivare alle più avanzate tecnologie oggi in uso. Israele è un laboratorio agricolo interessante a scala internazionale che esporta conoscenza e tecnologia avendo saputo coltivare sulla terra rocciosa, fatto crescere piante nel deserto, inventato nuovi metodi di irrigazione e migliorato la qualità delle sementi.

Come stanno andando i lavori?
Stiamo ultimando i tamponamenti interni e siamo iniziando ad installare i controsoffitti, entro il mese di febbraio completeremo l’opera per poter passare poi agli allestimenti interni.

Architetto, che idea si è fatta del laboratorio Expo?
Un’esperienza interessantissima. Un cantiere immenso dove succedono tante cose, dove ci sono Paesi che fanno salire i loro padiglioni in tempi record. In poche settimane il cantiere ha cambiato faccia: alcune opere sono molto indietro ma in generale si sta correndo molto per riuscire a tagliare il traguardo.

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Tag: cultura; food; masterplanning; spazi pubblici
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