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Il presidente Calcatelli: "Con un’analisi preventiva si risparmia 1/3 delle risorse economiche spese su un edificio già rovinato"

I Biologi scendono in campo al fianco degli Architetti per salvare i beni architettonici

di Paola Pierotti | pubblicato: 28/10/2014
"A Pompei è stata recentemente sottoscritta una convenzione tra l’Ordine Nazionale dei Biologi e la Soprintendenza degli scavi del sito di Pompei. A breve alcuni biologi effettueranno una mappatura dei 44 ettari di Pompei per poi fornire indicazioni utili a architetti, archeologi e altri professionisti coinvolti nell’operazione di tutela del territorio, a rischio di degrado a causa di negligenze, di agenti atmosferici e altre minacce"
Pietro Sapia
I Biologi scendono in campo al fianco degli Architetti per salvare i beni architettonici
"A Pompei è stata recentemente sottoscritta una convenzione tra l’Ordine Nazionale dei Biologi e la Soprintendenza degli scavi del sito di Pompei. A breve alcuni biologi effettueranno una mappatura dei 44 ettari di Pompei per poi fornire indicazioni utili a architetti, archeologi e altri professionisti coinvolti nell’operazione di tutela del territorio, a rischio di degrado a causa di negligenze, di agenti atmosferici e altre minacce"
Pietro Sapia

"Serve da subito un cambio di rotta altrimenti i nostri beni architettonici e artistici rischiano di subire danni irreparabili. E i biologi, attraverso una stretta collaborazione con architetti possono portare valore nell’analisi preventiva dei beni culturali per la loro conoscenza nella botanica, nella zoologia e nella microbiologia. Non solo, attraverso un corretto utilizzo della biologia si potrebbe inoltre risparmiare circa 1/3 delle risorse economiche che vengono spese per intervenire una volta che un edificio storico è già stato rovinato". Il presidente dell'Ordine Nazionale dei Biologi, Ermanno Calcatelli annuncia il suo piano e propone una stretta alleanza con gli architetti. "Le informazioni preliminari che i biologi possonno fornire agli architetti sono di fondamentale supporto per calibrare al meglio l'intervento di riqualificazione. E' infatti fondamentale, prima di attivare ogni tipo di lavoro su edifici storici, identificare sia organismi vegetali che animali che possono essere una potenziale minaccia per il nostro patrimonio".

A Roma in occasione della Conferenza Nazionale dei Beni Culturali dell'Ordine Nazionale dei Biologi (17-18 ottobre 2014) la categoria ha fatto il punto sulle competenze e le opportunità per la valorizzazione dei beni culturali e Pietro Sapia, referente della commissione di studio "tutela dei beni culturali" dell'Ordine dei Biologi ha esplicitato qual è il valore aggiunto di una partnership preventiva tra architetti e biologi, ha ricordato casi concreti di sinergia e esplicitato il ruolo dei biologi nei processi di restauro e recupero.

Concretamente quali interventi possono fare i biologi nel campo del costruito?
I biologi possono portare valore soprattutto nella fase di restauro e di recupero di un bene architettonico, laddove è richiesta un’analisi accurata del bene prima di passare all’intervento di recupero da parte di architetti e altri professionisti. In particolar modo il biologo è in grado di analizzare lo stato di salute dei palazzi e degli edifici più antichi, soggetti negli anni a deterioramento. Il suo obiettivo è quello di fare una diagnosi di una eventuale “minaccia”, quale ad esempio la presenza di piante o insetti, per poi identificare l’intervento mirato che in una seconda fase gli specialisti dovranno effettuare.

Come si può attivare una concreta partnership con gli architetti? Con quali ruoli l'uno e l'altro?
Il biologo e l’architetto lavorano come un’equipe, ognuno con un ruolo specifico, senza invadere le rispettive professionalità. Il primo entra in atto in un primo step, nella fase di studio del bene. Per individuare se alcuni organismi rappresentano un pericolo o al contrario aiutano a tutelare nel tempo la struttura di un edificio o di alcune sue parti. Il secondo entra in gioco solo dopo aver ricevuto informazioni precise dal biologo, una sorta di referto utile per indirizzare al meglio l’intervento di recupero.

Ci sono già biologi attivi in questo campo ad esempio nelle Soprintendenze?
A Pompei è stata recentemente sottoscritta una convenzione tra l’Ordine Nazionale dei Biologi e la Soprintendenza degli scavi del sito di Pompei. A breve alcuni biologi effettueranno una mappatura dei 44 ettari di Pompei per poi fornire indicazioni utili a architetti, archeologi e altri professionisti coinvolti nell’operazione di tutela del territorio, a rischio di degrado a causa di negligenze, di agenti atmosferici e altre minacce. Altri siti del Lazio hanno già manifestato il loro interesse per una consulenza da parte dei biologi e delle competenze.

Ci sono già buone pratiche di collaborazione?
Da due anni i biologi stanno collaborando con vari architetti del Vaticano per la conservazione da biodeterioramento delle reliquie e di tutte le parti più soggette a essere colpite nel tempo da agenti dannosi. Anche in questo caso gli architetti e i restauratori riceveranno dai biologi, prima di agire, relazioni precise sui beni coinvolti. Quando di cominciare qualsiasi tipo di operazione su strutture storiche e dal valore inestimabile come quelle in questione bisogna attentamente analizzare il bene, altrimenti si rischierebbe anche di fare danni.

Le università di biologia formano attualmente professionisti esperti in questi ambiti?
Le università di biologia sono attive per formare i biologi di domani operanti in questo mercato, che sta vedendo crescere la domanda interna. Sul territorio nazionale, specialmente alla Sapienza di Roma e alla Statale di Milano, c’è la possibilità di conseguire lauree triennali, specialistiche ma anche master post laurea.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Tag: cultura
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