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Aman, Accor e Habitas ad AlUla e Amaala. Non mancano le firme dell’architettura internazionale

L’hotellerie di lusso alla conquista dei mercati in Arabia Saudita

di Chiara Brivio | pubblicato: 20/10/2020
Nella vision del principe e della casa reale saudita c’è il tema dell’internazionalizzazione, per far diventare il Paese una meta privilegiata per il turismo di lusso.
L’hotellerie di lusso alla conquista dei mercati in Arabia Saudita
Nella vision del principe e della casa reale saudita c’è il tema dell’internazionalizzazione, per far diventare il Paese una meta privilegiata per il turismo di lusso.

AlUla, una regione grande come il Belgio nel deserto a nord-ovest dell’Arabia Saudita, a 1000 km dalla capitale Riyadh. Oltre 22mila kmq di estensione, ricchi di bellezze naturalistiche come sono le montagne di arenaria a oasi verdi, e altre storico-culturali, come i siti archeologici di Hera – unico sito Unesco del Paese al momento – e di Danan, risalenti ai regni di Lihyan (VI-IV a.C) e successivamente dei Nabatei. Una piccola Petra nella penisola arabica, dove imponenti portali scavati nelle rocce si intervallano al colore ocra della sabbia. E le bellezze di questa regione, per molti anni chiuse ai visitatori, sono diventate una delle priorità del programma di sviluppo del principe ereditario Mohamed Bin Salman, chiamato Saudi Vision 2030: un piano che prevede il dispiegamento di imponenti investimenti socio-economici, atti a dare impulso allo sviluppo del paese entro il prossimo decennio, attraendo investitori esteri, creando nuovi posti di lavoro e migliorando gli standard di vita della popolazione. Una road map che, attraverso la creazione di un fondo sovrano destinato agli investimenti pubblici, si prevede contribuirà al Pil nazionale per una somma di 4 miliardi di euro solo per il 2020, e che traccia il sentiero per il futuro post-petrolio.

Nella vision del principe e della casa reale saudita c’è il tema dell’internazionalizzazione, per far diventare il Paese una meta privilegiata per il turismo di lusso. Una mossa che oggi infatti ha portato ad accordi mirati con grandi brand dell’hotellerie esclusiva, in primis Aman, Accor con il marchio Banyan Tree, e Habitas. È in quest’ottica che va letto l’impulso dato ad AlUla attraverso l’istituzione della Royal Commission for AlUla, per esempio, che entro il 2035 prevede di creare oltre 38mila posti di lavori nel settore dell’hospitality e portare 2 milioni di turisti nella regione, con un apporto stimato al Pil del +15%. Il tutto in un’ottica di salvaguardia del patrimonio archeologico e della progettazione sostenibile.

Il primo di questi accorti è stato siglato nel 2019 con Aman Resorts – brand dell’extra lusso nato nel 1988 e che oggi può contare su 32 destinazioni in 20 paesi, tutte caratterizzate da un numero limitato di camere in location naturalistiche mozzafiato –, per sviluppare tre resort ad AlUla entro il 2023. Il progetto prevede la costruzione di un campo tendato – con sole 30 tende di lusso, in stile glamping – e di due resort, uno dentro l’area archeologica e un altro in stile “ranch”. A questi si andrà ad affiancare il progetto dell’archistar francese Jean Nouvel – già autore del Louvre di Abu Dhabi – nella riserva naturale di Sharaan, del quale tuttavia ancora non si sono svelate le immagini. Un complesso all’avanguardia che dovrebbe prevedere 25 suite, 10 padiglioni e 5 residence, incastonati nella roccia, anche in questo caso con il taglio del nastro previsto per il 2023.

Recentemente sono entrati nella partita anche altri due brand dell’hotellerie internazionale del lusso: il marchio Banyan Tree del gruppo Accor e l’innovativo format eco-sostenibile di Habitas. Lato Banyan Tree, brand che propone un concept di alberghi-santuario per il relax e la meditazione sia in zone naturalistiche che urbane, è previsto un ampliamento dell’attuale Ashar Resort, che andrà ad aggiungere 47 nuove unità alle 82 ville stile-camping esistenti. A queste si affiancheranno anche una spa e diversi ristoranti gourmet. Il progetto è stato affidato allo studio francese AW² Architecture Workshop, specializzato nella realizzazione di strutture e di design d’interni di lusso.

La new entry è invece Habitas, gruppo fondato nel 2016 da Oliver Ripley, Kfir Levy e Eduardo Castillo, i cui progetti sono fondati sull’eco-sostenibilità e realizzati chiavi in mano grazie a un team in house di progettisti e designer. Dopo la prima struttura aperta in Messico, a Tulum, a cui è seguita Habitas Namibia, sono previste le aperture di altri due brand in Messico entro fine anno: Habitas Todos Santos and Habitas Bacalar. Ad AlUla, Habitas realizzerà un nuovo resort di lusso di 100 camere, perfettamente inserite nel paesaggio circostante. Cinquanta camere dovrebbero essere consegnate entro dicembre di quest’anno, e le successive entro giugno 2021.

Le strutture ricettive si trovano tutte a poca distanza dalla Maraya Concert Hall, il complesso dedicato agli eventi e alla musica recentemente entrato nel Guiness dei primati come l’edificio a specchi più grande del mondo, e progettato dagli italiani Giò Forma. Inaugurato l’anno scorso, ha già ospitato le performance di artisti del calibro di Andrea Bocelli e Lionel Richie.

Dal deserto alla costa: un resort super-esclusivo c’è anche Amaala, situata nella regione nord-occidentale dell’Arabia Saudita, sul Mar Rosso. Anche ques’ultima ha giovato di un importante impulso nel settore turistico sempre nell’ambito della Vision 2030, con l’affidamento del masterplan di Triple Bay e The Coastal Development, due delle tre esclusive località della zona, agli americani di HKS Architects. Il mega progetto prevede la realizzazione a Triple Bay di un complesso dedicato al wellness e alle attività sportive – tra le quali golf, sport equestri, polo, tennis e falconeria –, e una zona per cultura, arte ed eventistica a The Costal Development, che mira a diventare il centro artistico del Medio Oriente. A The Island, invece, la terza località di Amaala, è prevista la creazione di un’area dedicata all’arte e all’artigianato, nonché di rigogliosi orti botanici.

L’aeroporto privato di tutta la stazione turistica sarà invece opera di Foster + Partners, con un design ispirato al deserto e al miraggio. 

C’è il lusso ma soprattutto l’hotellerie nel radar dell’Arabia Saudita dei prossimi anni, con politiche tese a rafforzarsi nella posizione di leadership del mondo arabo, oltre ad attrarre ingenti investimenti internazionali in un mondo post-combustibili fossili.

Immagine di copertina ©Experience AlUla

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Tag: masterplanning
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