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Intervista al Presidente Green Building Council Italia. I due driver delle economie europee? Emissioni e economia circolare

Gianni Silvestrini su COP21: il salto si farà grazie alle “disruptive technologies”

di Paola Pierotti | pubblicato: 02/12/2015
"La criticità principale è rappresentata dai giganteschi interessi legati all’estrazione di carbone e petrolio. Ricordiamo che due terzi delle riserve di combustibili fossili dovrebbero rimanere nel sottosuolo per non oltrepassare la soglia dei 2 °C"
Gianni Silvestrini
Gianni Silvestrini su COP21: il salto si farà grazie alle “disruptive technologies”
"La criticità principale è rappresentata dai giganteschi interessi legati all’estrazione di carbone e petrolio. Ricordiamo che due terzi delle riserve di combustibili fossili dovrebbero rimanere nel sottosuolo per non oltrepassare la soglia dei 2 °C"
Gianni Silvestrini

Perché è importante l’appuntamento di Parigi con la 21 Conferenza sul clima?
Parigi rappresenta un salto di qualità rispetto alle negoziazioni svolte negli ultimi 20 anni, grazie ad alla convergenza della forte spinta di Obama, che ha avviato ambiziosi programmi interni e si è mosso abilmente sulla scena internazionale, delle nuove politiche cinesi per liberare le città dal micidiale smog e da un' Europa che ha perso parte del suo slancio iniziale, ma che presenta comunque un obiettivo di riduzione significativo.  E poi c’è la sferzata morale di papa Francesco che ricorda all’umanità che rischia di andare verso il suicidio.

Ci sono, e quali sono, le novità di questa conferenza rispetto alle precedenti?
Due novità, una di metodo l’altra di sostanza, consentono di prevedere che Parigi rappresenterà un punto di svolta. Da un lato, vengono superati i limiti del Protocollo di Kyoto che riguardava solo un quarto delle emissioni del pianeta al 2010, mentre a Parigi si vogliono coinvolgere tutti i paesi.  Inoltre, al contrario della fallimentare conferenza di Copenaghen del 2009, questa volta l’appuntamento è stato preceduto da un intenso lavoro diplomatico, culminato nell’accordo Usa-Cina sul contenimento delle emissioni, e dall’invio prima dell’inizio della Conferenza dei piani climatici da parte di tutte le nazioni.  Certo, analizzando questi obiettivi ci si accorge che se la questione climatica entra a far parte delle scelte di tutti i paesi, la strada per limitare l’incremento di temperatura a 2 °C è però ancora lunga.
Penso comunque che ci saranno futuri aggiustamenti per alzare progressivamente il tiro. Quello delle verifiche periodiche è uno dei temi in discussione a Parigi. Come quello del carattere vincolante degli impegni. Come si sa, c’è una forte spinta in questa direzione come lo stesso Obama ha sottolineato ieri, ma c’è lo scoglio della ratifica da parte di un Congresso Usa a maggioranza repubblicana.  Si dovrà trovare una soluzione diplomatica in grado di dare maggior forza possibile agli impegni presi.

I paesi sono dunque arrivati con un lavoro già fatto da presentare. Il ruolo dell’Italia?
La situazione dell’Italia è paradossale. Sono stati ottenuti dei risultati interessanti, basti ricordare la leadership mondiale nella quota di solare immessa in rete o il tessuto di imprese “green” cresciuto in questi anni, ma manca totalmente una strategia climatica che delinei una politica industriale, energetica, dei trasporti, dell’edilizia e dell’agricoltura in grado di intercettare le importanti novità che stanno emergendo. Nei prossimi 15 anni le economie europee saranno infatti fortemente influenzate da due potenti “driver”: gli impegni sulle emissioni e quelli che deriveranno dal pacchetto sull’economia circolare che verrà presentato proprio oggi dalla Commissione Europea. La definizione di una politica coraggiosa e intelligente che tenga conto di questo nuovo contesto consentirebbe di varare misure anticicliche molto interessanti.

Pensiamo solo al caso dell’edilizia, che presenta ampi margini di intervento in quel 50% di costruzioni con consumi tripli rispetto ad un nuovo edificio. Ma per catturare questo nostro virtuale “shale gas” occorre un salto di qualità nelle politiche di incentivazione verso la “deep renovation”, la riqualificazione spinta di interi edifici e quartieri con riduzioni dei consumi energetici del 60-80%. Lo si può fare senza incidere sul bilancio dello Stato, come indica la proposta avanzata dal Green Building Council Italia per il Green Act, e introducendo innovazione non solo nelle tecnologie ma nell’approccio stesso alla riqualificazione come indicano stimolanti esempi europei.

Criticità e opportunità secondo Gianni Silvestrini?
La criticità principale è rappresentata dei giganteschi interessi legati all’estrazione di carbone e petrolio. Ricordiamo che due terzi delle riserve di combustibili fossili dovrebbero rimanere nel sottosuolo per non oltrepassare la soglia dei 2 °C.
Ma voglio sottolineare le opportunità offerte dalle “disruptive technologies” che descrivo nel mio libro “2 °C”.  Ci troviamo infatti un una fase di rapidissima evoluzione tecnologica in tutti i settori. E, significativamente, in una delle iniziative collaterali a Parigi è stata lanciata da Bill Gates e da altri attori della Silicon Valley la “Breakthrough Energy Coalition” per accelerare la diffusione di soluzioni in grado di far compiere un salto di qualità alla lotta al clima. In fondo, tra il 2009 della conferenza di Copenaghen e oggi i moduli fotovoltaici hanno visto una riduzione del 75% dei prezzi, i Led dell’85%.
Insomma, i prossimi anni vedranno cambiamenti imprevedibili (da parte di molti) e forti resistenze. Un contesto ideale per agire.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Tag: energia; tecnologia
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