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Capitale Europea Cultura 2019, 6 città candidate. Intervista a Fabrizio Matteucci, sindaco di Ravenna

Il futuro di Ravenna dipende dalla Darsena e dal binomio cultura e turismo

di Paola Pierotti | pubblicato: 26/09/2014
"Rispetto alla darsene recuperate in altre città europee, come Barcellona solo per fare un esempio, dobbiamo fare i conti con un minor investimento statale; con dimensioni importanti, trattandosi di 140 ettari di terreno che si estendono dalla testata della darsena al limite di questa rispetto alla città; e ancora con una proprietà al 100% privata e frammentata tra 43 soggetti"
Fabrizio Matteucci
Il futuro di Ravenna dipende dalla Darsena e dal binomio cultura e turismo
"Rispetto alla darsene recuperate in altre città europee, come Barcellona solo per fare un esempio, dobbiamo fare i conti con un minor investimento statale; con dimensioni importanti, trattandosi di 140 ettari di terreno che si estendono dalla testata della darsena al limite di questa rispetto alla città; e ancora con una proprietà al 100% privata e frammentata tra 43 soggetti"
Fabrizio Matteucci

Cosa muove l’amministrazione di Ravenna a correre per il titolo di capitale europea della cultura 2019?La corsa al titolo di capitale europea della cultura per Ravenna è uno strumento per reagire alla crisi. La città ha deciso di candidarsi nel 2007 in un periodo pre-crisi, una scelta che è stata fortemente confermata negli anni successivi. Ravenna ha tutto, dalla chimica al turismo, ma con questo progetto vogliamo difendere la nostra identità, mantenere quello che abbiamo, e investire su altri temi. Attraverso il percorso di candidatura puntiamo anche a riqualificare alcune importanti aree urbane dismesse e attrarre investitori nazionali e internazionali.

Sui temi della trasformazione urbana, quali sono le priorità per il sindaco Matteucci?
Il porto e il binomio cultura e turismo. Il porto è l’area urbana maggiormente interessata dalle trasformazioni. Con l’ultimo PSC si è deciso di ridurre l’espansione, e la Darsena è l’unica importante area che potrà diventare un nuovo quartiere, sostenibile e moderno. Vogliamo realizzare un nuovo pezzo di città, con un mix di funzioni, con mobilità pedonale e ciclabile. A breve contiamo di approvare e aggiornare lo strumento urbanistico, di fatto per la darsena abbiamo un masterplan: contiamo su investimenti privati per centinaia di milioni di euro.

Avete modelli internazionali di riferimento per il recupero di questo fronte d’acqua?
Rispetto alle darsene recuperate in altre città europee, come Barcellona solo per fare un esempio, dobbiamo fare i conti con un minor investimento statale; con dimensioni importanti, trattandosi di 140 ettari di terreno che si estendono dalla testata della darsena al limite di questa rispetto alla città; e ancora con una proprietà al 100% privata e frammentata tra 43 soggetti. Ovviamente per procede alla trasformazione va anche sciolto il tema della bonifica del canale e per questo sono allo studio diverse ipotesi.

Se un investitore guardasse con attenzione qualche area della Darsena, il sindaco che tempi potrebbe garantire?
Abbiamo già diverse manifestazioni di interesse. Una volta approvato il POC per gli investitori è tutto pronto e potranno fare i conti con il masterplan redatto dagli uffici del Comune che prevede di integrare attività terziarie, culturali, per il tempo libero e residenze.
Per quanto riguarda la burocrazia, siamo in grado di garantire una task force per snellire le croci degli investitori spesso scoraggiati dalla lentezza. Abbiamo tutti gli strumenti urbanistici operanti e numerose aree con significative possibilità di investimento.

La partecipazione può essere intesa anche come strumento per migliorare la propria reputazione nella competizione tra città?
Aver raggiunto una forte coesione territoriale in questo percorso di candidatura è un elemento di forza. Abbiamo messo in rete tutte le città limitrofi a partire da Rimini, Forlì e Cesena, e coinvolto i comuni della provincia. Quest’alleanza ci aiuta a superare i limiti che la nostra città potrebbe avere e ad esempio a rispondere più efficacemente in termini di ricettività alberghiera. Se si riuscisse a spalmare la domanda su tutta la costa romagnola avremo realizzato uno dei più interessanti ed estesi distretti turistici europei.

Con quale budget Ravenna punta a realizzare il piano messo a punto per la candidatura del 2019?
Abbiamo stimato un investimento complessivo, pubblico e privato, di circa 45 milioni. Naturalmente non è il totale di quello che si metterebbe in movimento nell’economia reale, si sa d’altra parte che le città che sono state capitali europee hanno visto interessanti effetti anche nella crescita del Pil locale.

Oltre alla darsena, avete altri temi interessanti per quanto riguarda la trasformazione fisica della città?
Nel dossier c’è un insieme di azioni che riguardano i collegamenti con il resto del Paese, ci sono progetti di riuso di luoghi inutilizzati, archeologia industriale da recuperare, palazzi importanti della città che hanno bisogno di nuove funzioni. Servirebbero tra l’altro degli incentivi per realizzare strutture alberghiere di cui la città è un po’ carente.

Arte, cultura e paesaggio: materie prime in Italia. Su quali progetti sta investendo la città di Ravenna?
Ravenna ha tutte le carte in regola se si guardano i monumenti, gli appuntamenti musicali, i musei. A Ravenna si trova una delle più grandi biblioteche d’Europa. La commissione però non valuterà molto la storia della città, piuttosto come la città riesce a valorizzare il proprio patrimonio. Il nostro dossier è incardinato sulla visione di futuro e sulle attività rivolte ai giovani.
Abbiamo fatto emergere mondi e realtà da parte di associazioni che diversamente sarebbero rimaste ai margini della vita culturale della città, e valorizzato le imprese culturali che hanno mediamente gestori e gruppi dirigenziali molto giovani. Il nostro dossier non è fatto dalle istituzioni ma dai cittadini e questo è stato un grande arricchimento per la città.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Tag: città; cultura
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