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Treia 2018, focus su coesione e competizione al festival della soft economy di Symbola

Sostenibilità, innovazione e bellezza: da qui riparte l’Italia

di Francesco Fantera | pubblicato: 23/07/2018
"Possiamo uscire dalla crisi grazie ai nostri talenti, se puntiamo su sostenibilità, innovazione, bellezza. Ma dobbiamo scommettere su qualità, green economy, sul binomio tradizione e innovazione, sulla forza dei territori e sulla coesione delle comunità"
Ermete Realacci
Sostenibilità, innovazione e bellezza: da qui riparte l’Italia
"Possiamo uscire dalla crisi grazie ai nostri talenti, se puntiamo su sostenibilità, innovazione, bellezza. Ma dobbiamo scommettere su qualità, green economy, sul binomio tradizione e innovazione, sulla forza dei territori e sulla coesione delle comunità"
Ermete Realacci

Resiliente, giusta e competitiva. Parole all’apparenza distanti, se non antitetiche, ma in grado di descrivere i punti di forza di tante aziende che, nonostante il periodo di crisi, sono riuscite a rialzare la testa più in fretta di altre. Questa è l’Italia raccontata a Treia (Mc) durante la tre giorni scandita da incontri, tavole rotonde e momenti di condivisione organizzata dalla Fondazione Symbola. Come lo scorso anno, il festival della soft economy ha portato nel borgo marchigiano imprenditori, attori istituzionali, rappresentanti di categoria, professionisti, accademici e, ovviamente, cittadini interessati. Sul tema “Coesione è competizione” sono così intervenuti, solo per citarne alcuni, il Presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, l’AD di Enel Francesco Starace, il Presidente della Fondazione Riuso Leopoldo Freyrie, il Presidente del CNAPPC Giuseppe Cappochin e l’ex Premier Paolo Gentiloni.

“Le nuove geografie della produzione di valore nel nostro Paese - sottolinea Fabio Renzi, Segretario Generale della Fondazione Symbola - ci indicano che produrre ‘bene’ la ricchezza è una condizione necessaria affinchè anche la sua distribuzione sia più equa. Questo ce lo insegna quell’economia civile alla quale oggi si torna a guardare, che affonda le sue radici più profonde nell’esperienza e nella storia del nostro Paese, anche recenti come dimostra l’avventura di Olivetti di cui quest’anno ricorrono centodieci anni dalla fondazione dell’azienda. Il recente riconoscimento di Ivrea come 54esimo sito Unesco italiano, testimonia proprio l’attualità della sua esperienza, della sua visione umanistica del lavoro e dell’economia”.

Una figura, quella di Adriano Olivetti, più volte ripresa all’interno del report realizzato da Symbola e Unioncamere, in partnership con Aiccon, e che ha dato il titolo alla kermesse marchigiana: “Coesione è competizione – Le nuove geografie della produzione del valore in Italia”. Il documento si concentra sulle imprese definite “coesive”, ovvero quelle caratterizzate da un alto grado di networking con soggetti portatori di interessi differenti e all’apparenza contrastanti, come aziende, comunità, istituzioni e consumatori. “Da qualche tempo - racconta il Segretario Generale di Unioncamere Giuseppe Tripoli, - osserviamo che le imprese di questo tipo sono performanti, competitive, assumono ed esportano di più rispetto alle altre. Per questo motivo ad una maggiore coesione corrisponde più competitività”.

“L’Italia ha bisogno di mobilitare le energie migliori per affrontare il futuro - sostiene Ermete Realacci, Presidente della Fondazione Symbola e primo firmatario della legge sui piccoli comuni promulgata nella passata legislatura - partendo dai suoi cromosomi e da ciò che la rende unica. Possiamo uscire dalla crisi grazie ai nostri talenti, se puntiamo su sostenibilità, innovazione, bellezza. Ma dobbiamo scommettere su qualità, green economy, sul binomio tradizione e innovazione, sulla forza dei territori e sulla coesione delle comunità”.

Attraverso un processo minuzioso di ricerca semplificato da tabelle e diagrammi, si evince che le imprese “coesive” hanno registrato aumenti di fatturato nel 53% dei casi nel periodo 2017-2018, mentre la quota per quelle “non coesive” si attesta al 36%. Ma il gap fra le due categorie rimane anche sotto il profilo del dinamismo occupazionale. Il 50% delle società in grado di stringere un legame con la filiera ha assunto nuovi dipendenti contro il 28% di quelle legate alle classiche dinamiche produttive. Altro dato dove si registra un differenziale importante riguarda l’aumento dell’export. Qui il distacco è di 7 punti percentuali, con le realtà coesive che hanno allargato il proprio giro d’affari legato all’esportazione nel 45% dei casi, a fronte del 38% registrato alle altre.

Ma come sono distribuite sul territorio italiano? L’indagine ha permesso di individuare le Regioni più virtuose da questo punto di vista, con una netta prevalenza del Nord Italia. Analizzando il totale nazionale, emerge che la Lombardia (22,3%), il Veneto (19%) e l’Emilia Romagna (14,8%) sono le aree dove si registra la concentrazione più alta di imprese coesive. Attraverso un elenco di 20 best practice sparse sul nostro territorio però, ci si accorge di come l’eccellenza sia presente lungo tutta la penisola. Fra gli altri vengono citati i casi della Callipo, fra le prime produttrici di tonno in scatola, che si è impegnata nella realizzazione di progetti orientati alla valorizzazione della propria terra, ovvero la Calabria, della Ferrero, che ha adottato il modello Olivetti orientato ad un maggior benessere dei dipendenti, fino alla Carlsberg Italia che ha riunito clienti, tecnici e fornitori per migliorare la tecnologia di spillatura della birra. E ancora, dal mondo della moda, la Ferragamo, che sta portando avanti numerose iniziative legate alla responsabilità sociale, la startup innovativa Start Refugees pensata per unire le offerte di lavoro occasionale ai rifugiati in cerca di un’occupazione, o il Forum per la Finanza Sostenibile che si rivolge al mondo degli affari per favorire l’avvicinamento degli investitori ai temi della sostenibilità sociale ed ambientale.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Tag: città; commerciale; cultura; formazione
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