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Dopo il Ponte Morandi. Delle Piane: Politiche di fiscalità agevolata per chi vuole investire

di Paola Pierotti | pubblicato: 21/08/2018
"Priorità? Infrastrutture, lavoro, crescita demografica e quindi nuove case"
Filippo Delle Piane
Dopo il Ponte Morandi. Delle Piane: Politiche di fiscalità agevolata per chi vuole investire
"Priorità? Infrastrutture, lavoro, crescita demografica e quindi nuove case"
Filippo Delle Piane

Una settimana dopo il crollo del Pone Morandi, dopo fiumi di parole, scatta l’emergenza-fare, fare presto con passi decisi. “Il primo segnale positivo per la ricostruzione di Genova è che tra meno di un mese prenderà il via il Salone Nautico e non ci sarebbe alcuna avvisaglia di ridimensionamento, anzi”. Filippo Delle Piane, imprenditore genovese e presidente dell’Associazione dei costruttori della provincia, parte da questa constatazione per traguardare il futuro della sua città.

Se dovesse stilare un elenco di priorità, di cosa ha bisogno Genova, oggi?
Prima di tutto di collegamenti. E' urgente e necessario affrontare il tema delle connessioni Genova-Milano: due ore per fare 130 km sono troppe; si farà il terzo valico e il quadruplicamento della linea oltre gli Appennini e questo servirà sia per i passeggeri che per le merci; non va dimenticato che Genova è tra i primi porti del Mediterraneo, alle spalle della Pianura Padana. Bisogna quindi rifare in fretta il ponte e partire rapidamente con la Gronda, chiarendo che la seconda non è alternativa della prima, ma complementare.

Genova negli anni passati ha fatto scuola per il suo investimento sulle infrastrutture e recentemente è diventata l’emblema di una fragilità che va analizzata e affrontata. Cosa è accaduto?
Le infrastrutture si programmano proiettandosi in un orizzonte di 30 anni, per il futuro delle persone: con il Ponte Morandi si era risolto il problema del traffico negli anni ’60, nel 2018 è almeno triplicato. Negli ultimi anni ci sono state due importanti alluvioni, è crollata la torre dei piloti, forse mal posizionata, ora il ponte. Oggi Genova è fragile e scollegata dal resto del mondo produttivo. Le infrastrutture vanno fatte e mantenute, non si può stare a guardare.

Dopo il potenziamento delle connessioni, cosa dovrà fare Genova?
Con nuovi collegamenti, si auspica che la città possa avere nuovi abitanti. Oggi siamo a 600mila persone e dobbiamo crescere. Rimane che non è pensabile confidare in una crescita demografica, se non con il lavoro. Sintetizzando: infrastrutture, lavoro, persone e quindi nuove case.

Come accade con un post-sisma, il crollo del Ponte Morandi potrebbe essere una ragione per far ripartire la crescita e lo sviluppo della città?
Sicuramente. Ma servono manovre straordinarie, immagino ad esempio delle politiche di fiscalità agevolata per chi vuole investire in una situazione disagiata. Il 14 agosto, per coincidenza, era il termine per la prequalifica delle manifestazioni di interesse sul waterfront genovese; la gara dovrebbe concludersi entro l’anno; è difficile ora immaginare se gli investitori faranno un passo in dietro, in ogni caso dovranno essere sostenuti e incentivati.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Tag: città; trasporti
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