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Cohousing, sharing economy e riciclo al Fuorisalone della Milano Design Week

Verso la smart city, il design al servizio della comunità

di Francesco Fantera | pubblicato: 20/04/2018
Nelle strade di Milano, durante la Milano Design Week, si respira un fermento culturale particolare e palese anche agli occhi di chi la visita per la prima volta
Verso la smart city, il design al servizio della comunità
Nelle strade di Milano, durante la Milano Design Week, si respira un fermento culturale particolare e palese anche agli occhi di chi la visita per la prima volta

Una settimana scandita da 1370 eventi divisi in 17 percorsi tematici con un’affluenza che “secondo quanto ci ha riferito l’azienda del trasporto pubblico milanese (ATM), nei primi giorni è cresciuta del 15% rispetto allo scorso anno” ha dichiarato Cristina Tajani, Assessore con delega alla smart city del Comune meneghino. Ma la settimana in cui si svolgono contemporaneamente la Milano Design Week, il Salone internazionale del Mobile e il Fuorisalone (16 – 22 aprile), non può essere descritta solo attraverso i numeri. “In questo periodo la città vive un vero e proprio Rinascimento” per dirla con le parole di Luigi Borrè, presidente di Euromilano Spa, intervenuto ad un dibattito sulla smart city. Nelle strade di Milano infatti, si respira un fermento culturale particolare e palese anche agli occhi di chi la visita per la prima volta. Si percepisce nell’aria, nei fiumi di persone che si spostano da un quartiere all’altro, dalle cosiddette 5 Vie, a Brera, al Duomo o alla Statale, in cerca di un qualcosa che possa stupire e affascinare.

E non è certo una ricerca faticosa, visto anche il processo di trasformazione che, negli ultimi anni, ha portato il design ad allontanarsi dall’immaginario collettivo di strumento fine a sé stesso e dalla scarsa utilità pratica. L’edizione 2018, infatti, ha messo in luce la sensibilità dei progettisti verso temi come il cohousing, la sharing economy e soprattutto la riduzione degli sprechi e l’attenzione al riciclo. Tantissime le installazioni e i progetti realizzati pensando alla diminuzione dell’impatto ambientale delle attività umane: dalla casa costruita con materiali riciclabili al 100% grazie alla tecnologia della stampa 3D, ideata da Massimiliano Locatelli e CLS Architects, per arrivare alle lanterne fluttuanti di Piuarch, ricavate dalla lavorazione di una pellicola riciclabile molto sottile. Non si può non citare Living Nature, l’opera dello studio Carlo Ratti e Associati situata accanto al Duomo che sta attirando decine di persone dando vita, in questo modo, a code che a molti hanno ricordato quelle dell’ultimo periodo di apertura dell’EXPO del 2015. E ancora la SmarTown ideata da Mario Cucinella Architects e School of Sustainability all’interno dell’orto botanico di Milano, dove trovano spazio oltre 700 mini unità abitative smart che mettono in luce la necessità di una gestione consapevole dell’energia attraverso soluzioni ingegnose e innovative.

Altro luogo emblematico per la quantità e la qualità delle proposte è il Material Village (allestito all’interno degli spazi del Superstudio Più), hub di Material ConneXion Italia dedicato quasi esclusivamente a oggetti di design ecosostenibili e propri di un modello di economia circolare. Fra le tante novità di questa edizione del “villaggio espositivo”, giunto alla quinta, aziende e centri di ricerca di livello internazionale come la PUMA, il Design Lab del Massachusetts Institute of Technology (MIT) e la Tesla. Fin dall’ingresso, l’installazione dell’artista Yona Friedman dal titolo “Meubles Plus” accoglie i visitatori proponendo un ambiente urbano realizzato attraverso il riutilizzo di imballaggi a loro volta riciclabili. Il resto del percorso, incentrato sul tema del colore, si snoda fra diversi stand di aziende che propongono elementi che vanno dalle vernici, alle tinture ad acqua per la ceramica, fino a stoffe e vetri uniti da un minimo comune denominatore: un impatto ambientale molto ridotto. Ampio spazio anche al design made in Japan, altra terra dove la progettazione ha raggiunto livelli molto alti per varietà e complessità, facendosi conoscere in tutto il mondo.

Di tutt’altro tipo, molto più concettuale, è l’installazione realizzata da Erez Nevi Pana, giovane artista israeliano fortemente legato al mondo vegano. Il suo scopo, attraverso il percorso espositivo Vegan Design – Or the Art of Reduction, è quello di dimostrare come sia possibile produrre opere artistiche senza l’utilizzo di materiali nocivi per l’uomo e gli animali. Un esempio? “Il processo produttivo della seta – sottolinea l’artista – fa sì che i bachi vengano uccisi mentre si trovano ancora all’interno dei loro bozzoli. Per questo, nelle mie opere, il tessuto che utilizzo è ricavato dagli involucri lasciati vuoti dalla trasformazione della larva in farfalla. La seta viene quindi lavorata in modo che nessun animale ne paghi le conseguenze e in maniera totalmente naturale”.

Focus sul riuso anche alla mostra “Stanze Sospese”, un progetto di design sociale denominato FurnitureforAll!, nato dal dialogo fra la Fondazione Allianz UMANA MENTE e un gruppo di architetti e progettisti milanesi. Obiettivo del team è quello di ripensare le condizioni abitative nelle carceri e di fornire possibili soluzioni innovative trasformando i rifiuti in una risorsa. Per questo si è deciso di utilizzare come materia prima la plastica riciclata offerta dalla Revet Recycling e ingegnerizzata da Idea Plast. I prototipi sono stati realizzati dal Polo formativo Legno Arredo, scuola brianzola fondata da FederlegnoArredo, associazione che promuove la politica industriale per il settore legno arredo italiano. “Questo progetto – ha evidenziato Emanuele Orsini, presidente di Federlegno – ci rende orgogliosi perché aggiunge un tassello all’attività sociale che portiamo avanti da tempo. Un processo di sistema che ha messo a confronto le linee teoriche dei giovani designer con i processi produttivi, in una contaminazione fra saperi, creatività e volontà di inclusione sociale”.

Chi invece ha scelto di curare piuttosto che prevenire, intervenendo direttamente sul processo di riciclo, è la MINIWIZ con il suo impianto per il riciclo di plastica e tessuti chiamato Trashpresso. Totalmente automatizzato e autosufficiente, in quanto alimentato da grandi pannelli solari, il macchinario è stato pensato per essere collocato in zone isolate e nelle quali la lavorazione dei rifiuti risulta complessa e dispendiosa, se non impossibile. Posizionata su una piattaforma trasportabile, l’apparecchiatura è in grado di riciclare i materiali inseriti manualmente ad un ritmo considerevole: 10 mq di piastrelle ogni 40 minuti (una mattonella equivale a otto bottiglie di plastica). “Al momento stiamo lavorando per riuscire a ridurre la grandezza dell’impianto – spiega Vladimir, un ragazzo dello staff di MINIWIZ -, in modo da aumentare la sua trasportabilità e far sì che possa essere utilizzato in ogni situazione. Uno dei nostri target principali infatti, è quello delle ONG interessate ad aiutare le piccole comunità che non riescono a smaltire i rifiuti in maniera efficace”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Tag: città; cultura; energia; housing sociale; spazi pubblici; tecnologia
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