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Intervista a Maurizio De Caro, team leader dei tecnici coinvolti nell’appalto integrato vinto da Maltauro, Cefla e Stratex (post concorso di idee del 2013)

Alleanze progettisti-aziende a Expo2015. Ecco come sono nate le Architetture di servizio

di Paola Pierotti | pubblicato: 25/01/2015
"Ero consigliere dell’Ordine degli Architetti di Milano quando è partita l’operazione Expo e il primo direttore generale ci aveva promesso almeno 12 concorsi, non ci sono stati. Per il progetto delle Architetture di servizi si è scelta la via dell’appalto integrato. Anch’io, da progettista, avrei preferito fare un progetto da zero, piuttosto che aggiustare il concept di altri"
Maurizio De Caro
Alleanze progettisti-aziende a Expo2015. Ecco come sono nate le Architetture di servizio
"Ero consigliere dell’Ordine degli Architetti di Milano quando è partita l’operazione Expo e il primo direttore generale ci aveva promesso almeno 12 concorsi, non ci sono stati. Per il progetto delle Architetture di servizi si è scelta la via dell’appalto integrato. Anch’io, da progettista, avrei preferito fare un progetto da zero, piuttosto che aggiustare il concept di altri"
Maurizio De Caro

Maurizio De Caro Architects & Planners con Aegis, Cantarelli & Partner, DLC e Beta Progetti sono i progettisti delle architetture per i servizi generali dell’Esposizione Universale di Milano 2015: attrezzature di completamento per una città che ogni giorno avrà 150mila “abitatori temporanei”. Sono loro i tecnici che hanno affiancato le imprese Maltauro, Cefla e Stratex e hanno vinto la gara indetta da Metropolitane Milanesi (MM) sulla base del concept nato da un concorso di idee vinto da Onsitestudio e Liverani-Molteni. “Ho coordinato un team di professionisti provenienti da diversi studi e sulla base del progetto definitivo sviluppato da MM, già modificato rispetto a quello frutto del concorso – spiega l’architetto De Caro – abbiamo proposto 19 migliorie come richiesto dal bando. La nostra cordata si è aggiudicata l’appalto integrato da oltre 55 milioni”.

Architetto De Caro, le dimensioni e le funzioni dell’area servizi?
Parliamo di 57mila mq di spazi con ristoranti, bar e infopoint. Undici strutture che variano da 100 a 180 metri di lunghezza, tutte larghe 20 metri e alte 10. Undici chioschi per snack veloci e altrettanti infopoint. Sono previsti 1800 servizi igienici.

I tempi del cantiere?
Abbiamo iniziato i lavori a gennaio 2013 e a fine marzo 2015 consegneremo l’opera: l’operazione è entusiasmante.

Quale rapporto tra progettisti e aziende?
Abbiamo lavorato a stretto contatto con l’azienda friulana Stratex che ha messo a punto una serie di soluzioni per riuscire ad utilizzare il legno e realizzare le strutture a partire dal pilastro portante previsto dal concept del progetto: scelta che ha richiesto un notevole investimento di natura tecnologica.

Che relazione c’è tra il progetto che è arrivato in cantiere e quel concept nato dal concorso di idee promosso inizialmente da Expo?
Di fatto è un progetto ex novo, non siamo intervenuti “sulla scocca” ma abbiamo profondamente cambiato la struttura come indicato da MM.

Nell’affrontare la lettura del bando di gara ci siamo posti il problema deontologico prima che tecnico-economico di come far convivere le nostre convinzioni architettoniche e progettuali con il progetto elaborato sulla base di un concorso di idee del 2013. Il nostro approfondimento concettuale partiva da un sostanziale mantenimento dell’involucro, vincolante, ma non ha rinunciato ad una generale rilettura degli elementi che lo compongono.

Partendo da uno studio profondo e dettagliato della documentazione abbiamo selezionato tutti gli elementi da sottoporre a modificazione evolutiva in sinergia con quanti si sono occupati degli aspetti pratici dei costi, dei risparmi energetici, dell’eliminazione dell’inquinamento luminoso e di altra natura. Fondamentale è stata la scelta di utilizzare materiali “made in Italy” e a Km0.

Non è il primo caso di un progetto che viene ‘snaturato’ in fase di appalto integrato, perché si richiedono migliorie ma anche perché subentra un nuovo team di progettisti. Da architetto, qual è la sua riflessione sulla questione delle procedure?
Ero consigliere dell’Ordine degli Architetti di Milano quando è partita l’operazione Expo e il primo direttore generale ci aveva promesso almeno 12 concorsi, non ci sono stati. L’Italia non è un paese per i concorsi. Detto questo, per il progetto delle Architetture di servizi si è scelta la via dell’appalto integrato e noi siamo stati coinvolti dalle imprese per assolvere un ruolo previsto da questo strumento. Oggi la paternità del progetto è chiara e diversa da chi ha vinto il primo concorso di idee. Anch’io, da progettista, avrei preferito mille volte fare un progetto da zero, piuttosto che aggiustare quello di altri.

Su quali temi siete intervenuti?
Il pilastro proposto in fase di concorso sembrava un giunco, era una struttura esile, ma con sbalzi di 5 metri era impossibile renderlo leggero. Strutture in legno di queste dimensioni non si sono mai viste in Italia. Stratex ci ha aiutato molto e senza il loro know how e la voglia di sperimentare non saremmo riusciti a trovare una soluzione: sono sperimentatori di altissimo livello. I veri progettisti sono stati gli ingegneri dell’azienda friulana, noi ci siamo adeguati dal punto di vista formale alle loro scelte.

Queste strutture dopo il grande evento saranno riusate, come?
Potranno diventare scuole o piccoli luoghi d’incontro, gallerie temporanee, bar, ristoranti, luoghi espositivi polifunzionali. Almeno 30-40mila mq si potranno recuperare e resteranno memoria di Expo: si potranno realizzare piccoli contenitori di 2-3mila mq. Oggi oggetto si potrà installare in tre mesi.

Gli edifici principali che compongono la costellazione dell’intervento vorremmo vederli ricollocati all’interno di altrettanti parchi milanesi (e/o lombardi) come a definire una connessione tra passato(al parco Sempione è ancora presente l’Acquario, padiglione residuo dell’expo del 1906) e futuro di una manifestazione che ha l’interesse a lanciare una propria idea di futuro.

Cos’è l’area Expo per l’architetto De Caro?
Un museo a cielo aperto dell’architettura internazionale. Un laboratorio dove i progetti crescono in cantiere grazie alla partnership tra progettisti, imprese e aziende iper-specializzate.

Il progetto dell’Expo può essere considerato un vero piano urbanistico dotato di emergenze architettoniche di pregio che costituiscono la produzione più alta di tutti i paesi partecipanti. Una fantasmagorica sintesi dei caratteri nazionali sviluppata in una sequenza di modelli ambientali, percorsi gastronomici, produzioni nazionali aperti all’incontro tra diversità infinite di usi e costumi popolari.

Expo è stata un’opportunità?
Sicuramente ottima per quelli che sono riusciti ad entrarci. Ma in generale non posso accettare il piagnisteo di chi ribadisce che Expo non sia stata un’occasione per il Paese. Personalmente giocando questa partita ho consolidato il mio network e conto di avere ricadute positive per il lavoro svolto. Va capitalizzata la presenza internazionale che ci sarà a Milano nei prossimi mesi.

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