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Presidente dell’Ance e della Triennale. Il ricordo di De Cesaris, Delle Piane, Abis, Zucchi, Prezioso, Bottelli, Maggioni, Micelli, Calzolari e Dondi

De Albertis imprenditore e uomo di cultura. L’ultimo saluto al Presidente

di Paola Pierotti e Andrea Nonni | pubblicato: 03/12/2016
"Un grande amico con cui discutevamo, ci divertivamo, litigavamo perché ci accumunava il senso della libertà e della generosità"
Mario Abis
De Albertis imprenditore e uomo di cultura. L’ultimo saluto al Presidente
"Un grande amico con cui discutevamo, ci divertivamo, litigavamo perché ci accumunava il senso della libertà e della generosità"
Mario Abis

Si è spento a Milano l’ingegner Claudio De Albertis, 66 anni, Presidente dell’Associazione nazionale dei costruttori e Presidente della Triennale. “È con profondo rammarico che l’Ance comunica che il suo Presidente è venuto a mancare”. Questo è stato il testo del comunicato inviato la notte del 2 dicembre dall’associazione che poco più di un anno fa lo aveva scelto alla guida di una categoria alla ricerca di un necessario e urgente rinnovamento. "Non c'è luogo più fantastico del cantiere". "Esaltiamo il brand del nostro mestiere". "Investiamo nelle sfide e nelle opportunità della rigenerazione urbana". Questi erano alcuni dei temi cari a De Albertis.

"Ciao Presidente. Andiamo avanti! Continueremo a costruire mondi come tu ci hai insegnato". Così si legge sul sito della Triennale.

Amici e colleghi hanno condiviso rapidamente il dolore e il ricordo anche attraverso i social, un passaparola veloce che è riuscito a descrivere il carisma dell’imprenditore milanese. Uomo di cultura che ha lasciato un segno tangibile nella sua città e nel Paese, con il riconoscimento di molti.

Chi è stato Claudio De Albertis? “Un uomo, un imprenditore che ha capito il cambiamento, lo ha costruito, lo ha guidato in un percorso di dialogo con le istituzioni, di intreccio rispettoso tra pubblico e privato” ha commentato Ada Lucia De Cesaris, ex vicesindaco di Milano e da poco nel cda di Arexpo. “Un imprenditore che ha sempre amato l'architettura è si è sempre speso con generosità per la sua promozione” ha scritto Francesco Orofino, vice presidente dell’Inarch sulla sua bacheca facebook. Sempre sui social anche il ricordo di Vincenzo Latina, premiato da De Albertis, architetto dell’anno nel 2015: “Ho avuto il privilegio e l'onore di conoscerlo in più occasioni, mi ha sempre affascinato per il suo acume, la straordinaria intelligenza, la capacità di leggere e interpretare l'architettura di qualità, la sua gentilezza, la pacatezza, tutte doti che caratterizzano le persone straordinarie”.

Claudio De Albertis è stato uno dei protagonisti della vita imprenditoriale e associativa milanese e nazionale. “Punto di riferimento del mondo dei costruttori, ha sempre partecipato attivamente al dibattito sulla città. Questa partecipazione - si legge nel comunicato del Comune di Milano, con la dichiarazione del sindaco Giuseppe Sala - ha trovato il suo compimento nella Presidenza della Triennale che, sotto la sua guida, ha consolidato il rilievo internazionale che le spetta”.

De Albertis era ammalato da tempo. Si era laureato al Politecnico di Milano nel 1976 e da allora era entrato nell'impresa di costruzioni di famiglia, la Borio Mangiarotti, fondata dal nonno, Carlo Mangiarotti. “È difficile sintetizzare in poche parole una figura complessa e particolare come quella di Claudio De Albertis. Lo conosco da molti anni - racconta Filippo Delle Piane, vice presidente Ance Nazionale e penultimo presidente Ance Giovani - ben prima che lui e mio papà fossero insieme nell'esecutivo dell'Ance. Anche quella volta, come per me ora, fu lui a combattere per averci in squadra anche se venivamo da una territoriale piccola (Genova, ndr), portatrice di pochi voti. A lui interessava la nostra libertà di pensiero e i contenuti che sperava lo avremmo aiutato a portare avanti. Non era facile lavorare con lui perché la sua velocità di pensiero e di azione pretendeva che fosse di tutti, ma era maledettamente stimolante! Ti sentivi sempre messo alla prova da parte di un giudice esigente e preparato che ti costringeva a continuare a studiare ed approfondire sempre in un percorso di crescita professionale e personale che, giustamente, non deve avere mai fine. La cosa però che mi ha sempre affascinato di più - ha concluso il costruttore genovese - è stata la visione strategica del futuro! Le persone che ne possiedono una chiara e la seguono con convinzione sono una sparuta minoranza”.

Il sociologo Mario Abis lo definisce “un uomo del presente”. “Sapeva cogliere le connessioni di sistemi e contesti. Un intenditore della costruzione che capiva il ruolo, per esempio nel mio caso, della ricerca e dell'industria creativa. Un ottimo politico nell'Ance - continua - che vedeva il ruolo delle alleanze e delle culture diverse combinate. E soprattutto un uomo di grande sensibilità e intelligenza politica e un grande manager: il suo essere sempre concreto e problem solver l'ha reso un personaggio unico nel sistema dei poteri italiani”. Pensare e fare. “E la Triennale, per come è stata pensata e fatta in questi anni, ne è la sintesi: riportando al centro l'architettura e l'internazionalità e direi la Modernità. Il cda precedente, di cui ho fatto parte insieme a Claudio con delega alle strategie - spiega Abis - è stato orientato proprio da Claudio per essere l'espressione (unica nelle istituzioni culturali in Italia) di un ruolo appunto non solo di governo amministrativo, ma di idee, di lavoro concreto e di progettazione. E poi per me era soprattutto un grande amico con cui discutevamo, ci divertivamo, litigavamo perché ci accumunava il senso della libertà e della generosità".

“È difficile ragionare in un momento di dolore improvviso come quello che mi ha pervaso alla notizia della scomparsa di Claudio De Albertis ieri sera. In questi mesi - ha raccontato l’architetto milanese Cino Zucchi - non ho potuto che ammirare l’incredibile forza - un tempo si sarebbe detto ‘la dignità’ - con la quale Claudio è riuscito ad assolvere a tutti i doveri materiali e spirituali del suo ruolo pubblico di presidente della Triennale. Nel grande ciclo di romanzi di Jules Romains “Les Hommes de bonne volonté”, il termine biblico è interpretato in chiave laica per descrivere un impegno nel mondo che non aspetta un premio ultramondano, ma si contenta del ‘fare bene’ ogni giorno, dote quasi implicita nei migliori falegnami e costruttori. Esiste poi in alcuni di essi una vocazione ulteriore, quella di indirizzare questa azione verso il raggiungimento di un bene più ampio, che si trasmette alla comunità; essa implica la capacità di avere un pensiero, di ascoltare gli altri, di aiutare a comporre insieme cento vettori individuali - talvolta smussandone i lati più eccentrici, conflittuali e privati - verso un obiettivo alto. Questa è il ruolo più fecondo di una persona impegnata nell’associazionismo e nelle istituzioni come Claudio, che - continua Zucchi - ha saputo usare tutta la sua caparbietà, il suo humor, la sua pazienza, la sua educazione, la sua intelligenza e cultura per migliorare le cose, nella forma di azione individuale e di esempio e sprone all’azione collettiva. Lavorare con lui alla Triennale è stato un vero piacere; ma è stata anche una piccola lezione di etica e stile - cose oggi sempre più nascoste dal rumore mediatico - che mi porterò dentro per molto tempo”.

“Io Terrone di nome Ambrogio mi imbatto in Claudio. Ed è stato un gran bell'incontro”. Ambrogio Prezioso, presidente dell’Unione Industriali di Napoli e per molti anni impegnato nell’Ance con ruoli istituzionali, commenta con affetto la perdita di un amico. “Lo ricordo così creativo e rigoroso, contemporaneo e con i valori del passato, colto, raffinato e concreto. Un presidente deve essere trenta anni avanti sui tempi: questo mi diceva, nasce così "la città dei creativi". Se ne è andato troppo presto un grande uomo, un innovatore, un protagonista dell'impresa che ha saputo contaminarsi con varie forme di espressioni culturali fino a diventare presidente della triennale. Ciao Claudio ti ricorderò sempre con affetto ed ammirazione... sicuramente come esempio e guida. Tvb”.

Claudio De Albertis è stato un imprenditore e un super-Presidente, ma non solo. “Un amico. Un uomo lungimirante, lucido, dall'energia inesauribile, anche quando capitava di trovarsi in disaccordo era sempre in una dialettica istituzionale volta al superamento degli ostacoli e al futuro. Molta tristezza” queste le parole cariche di affetto di Valeria Bottelli, presidente dell’Ordine degli Architetti di Milano. Sulla stessa linea anche per Alessandro Maggioni, presidente di Federabitazione Confcooperative: “Claudio per me è stato un amico, con cui - anche quando avevamo posizioni differenti - c'è sempre stata una tacita intesa che poggiava su una intensa umanità. Era un vero imprenditore: determinato, astuto, intelligente, colto e - quando necessario - cinico al punto giusto. Tre cose mi restano impresse di lui (oltre alle parole, che tengo per me, che mi ha detto l'ultima volta che ci siamo visti): il suo sorriso aperto, la sua curiosità e i suoi occhi che guizzavano sempre a cercare quelli del suo o dei suoi interlocutori, pronto a cogliere i lampi di innovazione. Claudio mancherà molto anche a me”.

Un imprenditore attento come pochi alla cultura, all’architettura e al dialogo con gli intellettuali. “Ho avuto la possibilità di lavorarci insieme durante la XXI Triennale. Mi colpiva sempre la determinazione con cui costruiva ponti fra le nostre proposte e la sua originale lettura dei problemi della società. Non amava semplicemente la cultura per la cultura: era convinto che la cultura ci avrebbe fatto vivere meglio” così dice Stefano Micelli, curatore della mostra New Craft promossa nei mesi scorsi alla Fabbrica del Vapore. 

“Ricorderemo Claudio De Albertis come una persona competente, che ha sempre lavorato con passione per la città di Milano, con tante proposte innovative e molta energia, sapendo ben rappresentare e coniugare le idee della cosiddetta società civile” ha commentato Stefano Calzolari Presidente Ordine degli Ingegneri di Milano. "Sicuramente perdiamo un uomo lungimirante, serio e non conformista. Claudio ha saputo comprendere prima e meglio di altri in questi anni drammatici per l'industria immobiliare e delle costruzioni l'importanza dell'innovazione e del superamento di logiche corporative. Ha tracciato un solco – ha detto Luca Dondi, managing director di Nomisma - e indicato un senso di marcia; non possiamo permetterci di tornare indietro”.

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