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Festival Architettura in Città a Torino. Dialogo tra Sandy Attia di Modus e Vea Vecchi. Ha partecipato Armando Baietto

Dall’edilizia all’architettura scolastica: la scommessa di committenti e progettisti

di Paola Pierotti | pubblicato: 16/07/2015
Tutta la nostra filosofia educativa si fonda sull’intreccio dei linguaggi compreso quello dei bambini che sono i nostri principali interlocutori. Loro non hanno confini e quando pensano corrono rapidamente da un tema ad un altro: ecco allora che quando si progettano spazi per loro non ha senso dividere, tagliare a fette, separare
Vea Vecchi
Dall’edilizia all’architettura scolastica: la scommessa di committenti e progettisti
Tutta la nostra filosofia educativa si fonda sull’intreccio dei linguaggi compreso quello dei bambini che sono i nostri principali interlocutori. Loro non hanno confini e quando pensano corrono rapidamente da un tema ad un altro: ecco allora che quando si progettano spazi per loro non ha senso dividere, tagliare a fette, separare
Vea Vecchi

Sandy Attia è architetto, socia dello studio Modus Architects, e in Alto Adige ha progettato e costruito numerose scuole dai nidi, alle scuole primarie, alle secondarie di secondo grado. Vea Vecchi dopo anni di insegnamento a Reggio Emilia, ha lavorato in stretta collaborazione con Loris Malaguzzi ed è una delle anime di Reggio Children, contribuendo a costruire le teorie pedagogiche dell’esperienza educativa ormai note a scala internazionale. Nella progettazione delle nuove strutture e nella riqualificazione di quelle esistenti, il dialogo e lo sconfinamento tra architettura e pedagogia è un elemento di forza: progettare una scuola è un atto originale nel quale la cifra pedagogico-didattica non può mancare per portare a pieno compimento un’architettura per l’educazione.

“I dibattiti accesi con architetti e insegnanti, dirigenti e tecnici, politici ed esperti sulle ragioni della scuola, sulle sue qualità e i limiti, sugli orizzonti e le sfide che si trova a dover affrontare ci hanno convinto che la grande scommessa in gioco oggi sta nelle capacità di governare i processi della trasformazione di spazi, volumi, didattiche e pedagogie. La dichiarazione del Governo Renzi ‘ripartire dalla scuola’ nell’aprile 2014 (e il più recente manifesto dedicato a “la buona scuola” ndr) – si legge nel libro “Progettare Scuole, Tra Pedagogia e Architettura” edito da Guerini Scientifica” e curato da Attia con Beate Weyland – suonava come campanello d’avvio di un nuovo ciclo ma subito dopo l’impressione è stata quella di riferirsi sempre agli stessi argomenti: emergenza scuola, sicurezza, precarietà”. Ma sono in tanti a lavorare su più fronti per passare da un approccio prescrittivo ad un modello prestazionale e culturale, per provare a difendere una linea che fa prevalere il metodo alle regole.

Attia come architetto e Vecchi come responsabile delle mostre, dell’editoria e dell’atelier di Reggio Children sono due professioniste attive nei propri ambiti intrecciando dialoghi continui tra design e benessere, tra libertà di movimento e funzionalità.

A Bolzano Modus Architects sta ultimando il complesso scolastico Firmian che riunisce due edifici per l’educazione in un’area che affaccia su una piazza pubblica: il Polo per l’Infanzia composto da asilo nido, scuola per l’infanzia e centro bambino e poi la scuola primaria e la biblioteca di quartiere. Un’architettura che si caratterizza per un andamento libero con una sequenza di parti concave e convesse che si relazionano direttamente con il parco e garantiscono un’ampia flessibilità degli spazi. “Sono due edifici realizzati in un nuovo quartiere di Bolzano – spiega Attia – dove c’è dall’asilo al centro famiglia, comprese palestra e mensa aperte alla comunità. In questo progetto abbiamo realizzato la scuola multifunzionale, usata come centro civico; una scuola inclusiva, per tutte le stagioni e per tutte le età”.

Senza dialogo e senza ascolto non si progettano scuole belle e confortevoli. “Tutta la nostra filosofia educativa si fonda sull’intreccio dei linguaggi – racconta Vea Vecchi – compreso quello dei bambini che sono i nostri principali interlocutori. Loro non hanno confini e quando pensano corrono rapidamente da un tema ad un altro: ecco allora che quando si progettano spazi per loro non ha senso dividere, tagliare a fette, separare”. Per Reggio Children il confronto creativo è un obiettivo.

“E’ una fortuna poter contare sui bambini come utilizzatori – commenta Vecchi – loro trasformano tutto in un gioco, a prescindere: basta guardarli quando camminano su un marciapiede con un piede su e uno giù, o quanto nella ghiaia disegnano con un bastoncino o ancora quando giocano con le ombre. Ma noi adulti abbiamo la responsabilità di realizzare anche i luoghi pubblici adatti a loro”.

Le scuole innovative allargano gli spazi con pareti trasparenti e permeabili, sfondano le barriere, invitano gli insegnanti a costruire piccole comunità magari lavorando su soluzioni acustiche che consentono di tenere aperte le porte o proprio di non averle.

La scuola che funziona è quella che sconfina oltre la comunità dei ragazzi e degli insegnanti, è lo spazio della comunità. “Nelle scuole più innovative ci sono punti di socializzazione informali – spiega Attia -, ci sono biblioteche diffuse allestite su carrelli in ogni piano e non c’è più la biblioteca ufficiale, ci sono spazi cablati in tutta la scuola e non ha più senso di esistere la sala informatica. Anche questi sono sconfinamenti”.
 

Sandy Attia. Scuole senza confini. (il video del Festival di Torino)

Armando Baietto. Il progetto della Scuola Internazionale a Torino. (il video del Festival di Torino)
 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Tag: città; cultura
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