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Dal Corriere e dalla Repubblica: decine di articoli su arte, architettura e spazi urbani. Sguardi sulla relazione reale-virtuale

Dalle metropoli che non dormono alle "smelly map". Così si parla di città sui quotidiani

di Paola Pierotti | pubblicato: 08/08/2015
A Londra i due scioperi in piena estate (al di là di un contenzioso con i sindacati) vengono letti in stretta connessione con il maxi-piano che intende trasformare Londra in una città a ciclo continuo, 24 ore su 24
Fabio Cavalera
Dalle metropoli che non dormono alle
A Londra i due scioperi in piena estate (al di là di un contenzioso con i sindacati) vengono letti in stretta connessione con il maxi-piano che intende trasformare Londra in una città a ciclo continuo, 24 ore su 24
Fabio Cavalera

“Ottomila scuole fuori uso in Italia: pubblicata l’anagrafe dell’edilizia con il record di costruzioni non attive in Sicilia, Lazio e Sardegna”. “Londra è una città giovane e i giovani chiedono una città che non si ferma, che produca e che si diverta h24”. Sono due dei titoli del Corriere della Sera di sabato 8 agosto. E il secondo tema ritorna su Repubblica: “Voglio svegliarmi nella città che non dorme mai, cantava Frank Sinatra. Ma d’estate New York dorme ancora meno perché le lunghe giornate e il clima caldo aprono nuove opportunità, ad esempio quella di vivere a stretto contatto con l’acqua”: è nella sezione RClub che si trova un percorso inconsueto per l’estate nella Grande Mela tra isole, traghetti, parchi marini e aperitivi con vista.

Ancora #lamiapiazza è l’hastagh che accompagna l’iniziativa promossa da La Lettura in edicola con il Corriere il 9 agosto. E Repubblica pubblica oggi un dossier allegato con D Donna dedicato all’Arte. Sullo stesso femminile si legge un ampio servizio su “Che odore ha la tua città. Come i gitanti del web, i ricercatori di Cambridge e gli urbanisti stiano mappando olfattivamente i posti in cui viviamo”.

Qualcuno pensa ancora che di città e di architettura non si scriva e non si legga sui quotidiani?

Sullo stesso numero del Corriere Ricardo Franco Levi firma un articolo su “Pensare al futuro. Un impegno comune per Expo e Olimpiadi”. Su IoDonna invece, tra le idee sostenibili scritte da Ravizza, c’è il progetto One Heart One Tree dell’artista belga-tunisino Naziha Mestaoui che in occasione della conferenza di Parigi sul clima (30 novembre – 11 settembre) farà germogliare (virtualmente grazie a proiettori 3D) con 10 euro una pianta con il proprio nome sull’Arc de Triomphe o sulla facciata della Gare du Nord. L’iniziativa promossa da Pur Projet (ong che salva le foreste e aiuta gli agricoltori) prevede che il messaggio virtuale sia legato ad un albero reale che sarà piantato per combattere concretamente la deforestazione (per approfondimenti).

Anagrafe dell’edilizia scolastica: su 43mila edifici, uno su 5 non è attivo “che può voler dire abbandonato, diroccato o altro”. Questo censimento è previsto da una legge del 1996 “e finalmente ci siamo arrivati - ha detto ieri il ministro Stefania Giannini, presentando i dati che saranno accessibili sul portale del Miur nell’area “La scuola in chiaro” e poi in “Edilizia” –. Partiremo da qui per la programmazione degli interventi. Abbiamo stanziato risorse per oltre 3 miliardi e mezzo, di questi 40 milioni vengono stanziati oggi per avviare diagnostiche sui solai di 7mila scuole”. Sul Corriere della Sera dell’8 agosto Alessandra Arachi fa il punto sul documento che conta 430 strutture realizzate prima del 1800 e il 55% con oltre 40 anni. Qualche dato confortante? Tre scuole su 4 sono prive di barriere architettoniche e “proprio ieri il ministro ha firmato un decreto che stanzia 300milioni per costruire 30 scuole innovative, una per regione. Innovative per la tecnologia dell’efficienza energetica e per l’impiantistica, con nuovi ambienti per l’apprendimento” si legge nell’articolo.

Il futuro delle metropoli: Londra è già una città che non dorme mai. “E la tube notturna è essenziale per consacrare il restyling di una città dove il 30% dei suoi abitanti ha tra i 15 e i 29 anni, e se si somma la fascia dai 30 ai 44 si arriva al 60% della popolazione londinese”. A Roma il caos del trasporto pubblico con i conseguenti scioperi è legato ad una carenza di servizi di base, a Londra i due scioperi in piena estate (al di là di un contenzioso con i sindacati) vengono letti in stretta connessione con il maxi-piano dell’amministrazione e del governo che intendono trasformare Londra in una città a ciclo continuo, 24 ore su 24. “Saremo la più grande città delle terra” ovvero la più giovane e la più dinamica, ripete il sindaco Boris Johnson. Fabio Cavalera, corrispondente del Corriere della Sera racconta sul quotidiano dell’8 agosto come Londra abbia già iniziato la sua profonda mutazione: Neil Cornelius ha il suo The Salon in Bond Street e basta prenotare per avere taglio, colore e piega in qualsiasi momento; la biblioteca Wills del King’s College non chiude mai, ancora vicino a Liverpool Street al ristorante Duck e Waffle si contano anche 350 coperti tra mezzanotte e le 5, il venerdì e sabato. La Londra sempre sveglia, per lavoro e divertimento, è ormai la normalità e non poteva essere uno scherzo “il piano annunciato dal sindaco con l’apertura notturna di cinque linee su 11 a partire dal 12 settembre per poi estendere dal 2017 l’esperimento all’intera rete sotterranea con oltre 402 chilometri e un miliardo e 200 milioni di passeggeri all’anno”.

L’inedita New York in riva al fiume. Repubblica propone un tour inedito per chi è in vacanza nella Grande Mela: guardare la vista strepitosa dal nuovo Whitney Museum verso il Hudson River, dalla terrazza della High-Line che pochi mesi fa ha aperto la sua estensione fino alle 34sima Street o ancora dall’Osservatorio a Ground Zero aperto in giugno in cima a 1WTC, al 102esimo piano. “E’ stato il sindaco De Blasi a farsi promotore di una rete di trasporti pubblici sui fiumi – scrive Andrea Visconti su Repubblica dell’8 agosto – i vaporetti sono autobus galleggianti, è diffuso l’uso di water-taxi e il servizio per il ferry di Staten Island. È grazie a Bloomberg invece che ora si percorre a piedi o in bici l’intero anello di Manhattan con l’acqua sempre in vista", ma si stanno nella Grande Mela si stanno via ia aggiungendo nuovi parchi integrati con attività di intrattenimento all’aperto.

#lamiapiazza “La piazza è un luogo del cuore e così abbiamo chiesto a sei architetti di raccontarci la loro e da stamattina lo chiediamo anche ai lettori via Facebook, Twitter e Instagram”. Nell’articolo di Roberta Scorranese Mario Bellini recupera la piazza Rossa di Mosca, Stefano Boeri la Piazza Duomo di Badalucco a Imperia, “semplice fa comprendere le basi della piazza italiana”, Carlo Ratti sceglie la Federation Square di Melbourne, “uno spazio pubblico può affermarsi con successo nonostante l’architettura”, Vittorio Gregotti cita la Duke of York Square a Chelsea, “giovane, nata 10 anni fa, semplice e funzionale, con tavolini all’aperto e spazi per i bambini, Mario Botta sceglie Piazza San Marco a Venezia e Cino Zucchi Santa Maria della Pace a Roma.

Dalla piazza virtuale “dove non si generano contenuti ma contatti” come scrive Jeff Jarvis, esperto di new media, alle piazze reali dove le nuove architetture sono oggetto di commenti e critiche che rimbalzano in modo virale, dalle piazze reali a quelle virtuali.  Sta accadendo questo a Venezia con l’ampliamento dell’hotel Santa Chiara, finito sui quotidiani nazionali e rimbalzato sui social anche con un gruppo dedicato chiamato “Atlante dei possibili Santa Chiara” che in poche ore ha collezionato centinaia di amici.

Smelly map. Itinerari olfattivi da mariapiede. Laura Piccinini su D Donna propone un viaggio urbano tra pane, smog e tiglio citando i Sidewalk Labs proposti da Google per migliorare la vita delle persone nelle città e “il lavoro di tre ricercatori italiani (i due cervelli in fuga Daniele Quercia e Luca Aiello e il torinese Rossano Schifanella) che hanno tirato fuori la cosa più vicina a una Google Map degli odori e delle puzze nel nome della Urban Informatics” (per approfondimenti). La tesi? “Siamo in grado di percepire più di un trilione di odori – dicono i ricercatori – allora perché gli urbanisti ne considerano meno di dieci e solo per eliminarli? Non si tratta di puntare alla cancellazione di quelli cattivi ma di considerarne il valore informativo magari per piazzare una schiera di panchine nei posti giusti. Ci sono studi che provano come diffondere menta pipperita o arancio nei luoghi di lavoro e palestre – scrive Piccinini – per stimolare e accelerare le prestazioni”. Se i big player del web si sono tuffati su questi temi significa che il business c’è, anche per la medicina. E nel frattempo il Giappone si è portato avanti con una politica degli odori individuando “cento siti del good smell”.

Post-evento. La progettazione del dopo-Expo avrebbe dovuto costituire parte integrante della candidatura di Milano. Questo criterio deve diventare norma, anche per i Giochi di Roma del 2024. Franco Levi riprende sul Corriere il tema del post-evento scrivendo che “troppe volte sono rimaste accanto a montagne di debiti, siti e impianti abbandonati. Il comitato olimpico internazionale – scrive – ha ridisegnato le procedure e i criteri per la scelta delle città e ha posto particolare enfasi sulle necessità di porre l’eredità in testa a tutto il processo decisionale”. Un appello a Roma, una raccomandazione per Roma “Olimpiadi o non Olimpiadi”, vista la situazione critica e l’immagine degradata tratteggiata in queste settimane anche dai quotidiani internazionali, in primis il New York Times.

Zoom RClub dedica spazio al nuovo Mandarin Oriental aperto a Milano, con 73 camere e 31 suite, architettura firmata da Antonio Citterio Patricia Viel Interiors e ispirata al design delle dimore dell’alta borghesia milanese degli anni ’30. Nella sezione Tempi liberi del Corriere invece c’è la rubrica “Cabine&Baite” con un racconto sulla Rotonda sul mare di Ostia e ancora c’è un articolo di Melisa Garzonio sulla villa umbra voluta dal regista Antonioni.

Arte e capolavori. Scienziati, capitani d’azienda, architetti, atleti, startupper, politici, chef .. 60 interlocutori eccellenti (che non hanno mai fatto dell’arte il proprio mestiere) hanno raccontato a Repubblica quale sia “il capolavoro” dell’arte. Sessanta modi di interpretare l’arte raccontati in una pubblicazione speciale in edicola con Repubblica dell’8 agosto. C’è chi è andato “fuori tema” come l’attore Claudio Santamaria che lega il suo ideale di bellezza ai ghiacciai della Patagonia arrivando dopo le emozioni di una passeggiata in vespa tra il Colosseo e le Terme di Caracalla a citare la Pietà Rondanini. Quest’opera è però anche quella scelta da Fuksas “la amo perché è l’ultima opera di Michelangelo, tra le più palpitanti e commoventi. Personalmente penso che il non finito michelangiolesco sia un tentativo disperato di rispondere alle domande più profonde dell’uomo”. E poi, continua l’architetto romano “un fenomeno della natura che mi ha sempre affascinato tanto quanto un’opera d’arte è il vento, che trasforma realtà, crea e distrugge”. La sociologa Chiara Saraceno sceglie “Sulla città” (1914-18) di Mar Chagall, emblema della parità d’amore e invito a “prendersi del tempo per respirare, pensare, fare voli pindarici”. La top model Marpessa sceglie un luogo: il cinema Pathé Tuschinski ad Amsterdam “da li viene la mia passione per la decorazione e la moda”. Joe Gebbia, co-fondatore di Aribnb, sceglie il lavoro di Bansky. L’arte è anche architettura e la giurista Eva Cantarella sceglie il centro culturale Nouméa di Renzo Piano in Nuova Caledonia mentre l’attrice Cala Signoris segnala come capolavoro la Sidney Opera House.

La Lettura 193 Sull’inserto della cultura di domenica 9 agosto Amedeo Feniello scrive su “La fiera. È qui che il Medioevo inventa l’Europa. La piazza del mercato è il polmone dei commerci e la culla dell’innovazione”. Franco Battiato commenta l’infografica curata dallo studio veneziano bruno dedicata alle 73 isole italiane abitate: un solo residente a San Clemente nella laguna veneta, 572 a Stromboli, 14.117 a Capri, 62.860 a Ischia, “ma mi sono sentito più isolano a Milano che in Sicilia” commenta il cantautore. Ancora, Cino Zucchi racconta il suo cantiere per Lavazza, “un giardino aperto a tutta Torino”, Stefano Bucci descrive il progetto di Zaha Hadid per Plan de Corones a Bolzano che conclude il progetto diffuso di Reinhold Messner: mille metri quadrati su tre livelli in massima parte ipogei e Alessandra Iadicco scrive della nuova casa di vetro per Edvard Munch a Oslo che sarà pronto per il 2020.

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Tag: città
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