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I dati della ricerca Confindustria Alberghi con Cdp e EY. Lettera aperta al governo

Cos’è l’hospitality made in Italy e perché il Paese se ne deve prendere cura

di Chiara Castellani | pubblicato: 30/04/2020
L’obiettivo del paper è quello di approcciare a monte lo studio dell’industria del turismo e delle strutture alberghiere in Italia.
Cos’è l’hospitality made in Italy e perché il Paese se ne deve prendere cura
L’obiettivo del paper è quello di approcciare a monte lo studio dell’industria del turismo e delle strutture alberghiere in Italia.

È stata scelta l’immagine di un cigno nero per descrivere sinteticamente lo stato dell’industria dell’hospitality. “Un gigante chiamato industria turistico-alberghiera” è il titolo dell’analisi realizzata da Confindustria alberghi con CDP Think Tank, EY Hospitality e CDP Investimenti SGR e presentata a MEF, MISE, MIBACT e Ministero del lavoro e delle politiche sociali.

Una fotografia sintetica per raccontare l’industria turistico-alberghiera che copre il 13% del Pil italiano ed è indubbio che in questi mesi di emergenza Covid19 si stiano riscontrando forti ripercussioni.

Il report, nel contesto dell’analisi presentata dal presidente Enit e past president di Confindustria alberghi Giorgio Palmucci, prende le mosse da due domande fondamentali: quanto sono importanti gli alberghi nell’economia italiana e quali conseguenze deriveranno dalle chiusure delle strutture ricettive di queste settimane sugli altri settori dell’economia?

L’obiettivo del paper è quello di approcciare a monte lo studio dell’industria del turismo e delle strutture alberghiere in Italia, con una particolare attenzione alle filiere produttive ad esse connesse. Le aree più coinvolte sono quelle dell’edilizia, della moda e dell’arredo fino ad arrivare all’alimentare e ai servizi.

Oltretutto non si può non notare come negli ultimi anni il concetto di ospitalità e turismo sia profondamente cambiato, ed è un mutamento ancora in itinere. Basti pensare che a metà anni ‘70 il 70% dei flussi turistici provenivano dall’Europa, mentre oggi è l’Asia che rappresenta un quarto dei turisti mondiali.

L’analisi di Confindustria alberghi applica dunque un approccio nuovo e testimonia la completa globalizzazione del settore, strettamente collegato alla mobilità fra Paesi.

I risultati mostrano come il 50% dei flussi in uscita dal ramo alberghiero vada ad alimentare il fatturato di altri settori; stimati circa 6 miliardi di euro tra l’acquisto di servizi e di beni e materiali. La fetta più grossa spetta sicuramente all’edilizia e agli investimenti, che si avvale dei servizi di professionisti per la progettazione, l’acquisizione e per gli aspetti finanziari, per opere anche di recupero del patrimonio esistente. Il report stima che dal 2018 ad oggi sono stati fatti investimenti per 1,5 miliardi di euro in ristrutturazioni e conversioni – 2,5 milioni di euro di interventi ogni 10 di capitali investiti in transazioni – mentre tra il 2015 e il 2019 il volume degli investimenti alberghieri è stato di 9 miliardi di euro, 4,7 solo nel biennio 2018/2019.

La recente crisi dovuta alla pandemia, oltre ad aver bruscamente interrotto il flusso turistico in Italia e nel resto del mondo, ha tirato il freno anche a un processo di crescita che riguardava già 15mila aziende alberghiere italiane. Di queste molte impegnate in processi di rinnovamento e riposizionamento sul mercato turistico mondiale.

Ancora, stime preliminari tratte dall’analisi Cerved per il 2020 parlano di perdite variabili fra il -38% e il -73% rispetto al 2019.

La filiera alberghiera, con circa 33mila imprese per oltre un milione di camere - il numero più alto in Europa - è un patrimonio che va tutelato. Ecco perché saranno fondamentali le decisioni delle prossime settimane, soprattutto adesso che la Fase 2 si avvicina.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Tag: città; industria
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