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Oltre 45 le proposte di rigenerazione dell’ex scalo ferroviario milanese

Condivisione e sostenibilità a Rogoredo, l’identikit del progetto AAA architetticercasi

di Francesco Fantera | pubblicato: 16/06/2020
«L’aver scoperto giovani progettisti così maturi e capaci è un’iniezione di fiducia e di energia per il futuro della professione, per lo sviluppo del movimento cooperativo e per il dibattito sulla casa e sull’abitare»
Alessandro Maggioni
Condivisione e sostenibilità a Rogoredo, l’identikit del progetto AAA architetticercasi
«L’aver scoperto giovani progettisti così maturi e capaci è un’iniezione di fiducia e di energia per il futuro della professione, per lo sviluppo del movimento cooperativo e per il dibattito sulla casa e sull’abitare»
Alessandro Maggioni

A otto mesi dal suo lancio, si avvia alla conclusione la quinta edizione di AAA architetticercasi, con la tabella di marcia che ha subito qualche ritardo a causa della crisi sanitaria causata dal Covid19. Fra le novità la scelta della commissione di portare a sei il numero dei vincitori, rispetto ai cinque inizialmente previsti, con il montepremi che è stato ritoccato al rialzo e portato a 31mila euro. Sono stati 170 i partecipanti, autori di 47 progetti. Tema: l’ex scalo ferroviario di Rogoredo, nel quadrante sud-est del capoluogo lombardo. Sul gradino più alto del podio la proposta “Abitare il Bordo”, che ha permesso al gruppo composto da Gregorio Pecorelli, Tobia Davanzo e Chiara Dorbolò di aggiudicarsi il primo premio da 15mila euro.  

Il concorso, promosso da Confocoopertive Habitat insieme con Fondosviluppo Spa e FS Sistemi Urbani (Gruppo FS Italiane), aveva l’obiettivo di raccogliere proposte per ripensare in termini residenziali e cooperativi il lotto, puntando in particolare su verde, servizi e housing sociale. Prossima tappa per l’avvio della rigenerazione dell’ambito sarà la gara per la vendita dello scalo, con i progetti vincitori che fungeranno da benchmark per mostrare le potenzialità dell’area ai potenziali investitori. Un’attività di scounting, contando in questo caso sulle energie più giovani, che si è andata quindi ad affiancare alle varie iniziative del progetto Scali Milano.

«L’aver scoperto giovani progettisti così maturi e capaci è un’iniezione di fiducia e di energia per il futuro della professione, per lo sviluppo del movimento cooperativo e per il dibattito sulla casa e sull’abitare». A sottolinearlo Alessandro Maggioni, presidente nazionale di Confcooperative Habitat e anima dell’iniziativa. «Questi giovani sono una risorsa per il nostro Paese, con la speranza che riescano a diventare soggetti che incidono nel dibattito e nella professione». Un ottimismo condiviso dal presidente della giuria, il professore del Politecnico di Milano Giancarlo Consonni: «Il giusto equilibrio dei vincitori fra realismo e utopia sottolinea la traiettoria in cui si inserisce il movimento cooperativo e rilancia a tutti gli interlocutori che hanno in mano le sorti della città la sfida a superare modelli consolidati, esplorando il nuovo». 

I vincitori saranno presentati nel corso di un evento online che si svolgerà il prossimo giovedì 18 giugno a partire dalle ore 18 (diretta twitter via @PPANthebrief). Come detto, oltre ad “Abitare il Bordo” sono state individuate altre cinque proposte meritevoli di vedersi riconosciuto un premio. Nell’ordine, dal secondo al sesto posto, troviamo “Uno tra molti”, progetto di Stefano Maria Ivaldi e Manuel Clasadonte; “Urbano domestico” di Matteo Bassi, Michele Antinori, Pietro Nobili Vitelleschi e Joseph Rigo; “Rogoredo opera aperta”, prodotto del lavoro di Andrea Danelli, Stefano Casula, Massimo Falconi; “ECOL – Easy Conscious Living” di Elisa Perego e Caterina Spadoni; “Cascina urbana” di Antonio La Marca e Andrea Govi

Abitare il bordo. «Il tratto caratterizzante è l’equilibrio conquistato su più fronti: tra edificato e spazi aperti, ambiti privati, collettivi e pubblici, fra spazi minerali e spazi verdi, tra ordine e complessità». Queste le parole con cui la giuria ha motivato l’assegnazione del primo premio, per una proposta che vede come parole chiave condivisione, riqualificazione e sostenibilità. Sotto il profilo urbano, ad esempio, l’identità del costruito si concretizza nella porosità del complesso, aperto e capace di attrarre le comunità vicine. Il progetto, infatti, ha l’obiettivo di fungere da catalizzatore per lo sviluppo dell’area. Di conseguenza, in previsione dell’intensificarsi del tessuto urbano circostante, parte della superficie è stata riservata ad aree verdi attrezzate al fine di soddisfare il fabbisogno del quartiere. Funzioni pubbliche e private si intersecano con l’effetto di generare spazi mixed use attraverso scale d’interazione articolate secondo tattiche compositive diverse. Dal salto di quota, all’assenza di pavimentazione, fino al posizionamento delle quinte architettoniche degli edifici. Tre le tipologie residenziali previste: appartamento per single, coppie e famiglie. Scelta significativa e, in parte, controcorrente, quella di dotare tutti i volumi degli ambienti necessari allo svolgimento delle attività quotidiane. In questo modo i servizi condivisi non costringeranno alla cogestione, ma la renderanno un valore aggiunto. 

Sostenibilità. Tre gli elementi principali che testimoniano l’attenzione dei progettisti al tema del contenimento dell’impatto ambientale dell’operazione. Prima di tutto la scelta di puntare su materiali di qualità, in grado di tenere bassi i costi di gestione del complesso. Segue la soluzione di puntare su fotovoltaico, energia geotermica e recupero delle acque pluviali per l’irrigazione degli spazi verdi. In ultimo una foresta o “permaforesta”, come è stata definita dai progettisti. Utilizzabile da residenti e cittadini milanesi secondo un principio cooperativo, l’area sarà visitabile ed aperta al pubblico a scopi educativi e ludici.

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Tag: città; housing sociale
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